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23:51 martedì 19 maggio 2026
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.

Netanyahu, un leader fuori dal tempo

24 Giugno 2011

Benjamin Netanyahu, l’attuale primo ministro israeliano, non è un leader vecchio. Non lo è anagraficamente, né si può dire che abbia uno stile particolarmente ingessato. Eppure, sotto alcuni aspetti, è un uomo che appartiene a una generazione passata, lontana anni luce (diciamo un decennio, che in Israele equivale ad anni luce), dall’attuale realtà israeliana.

Con i suoi 61 anni, se paragonato agli altri leader conservatori delle democrazie occidentali, si trova più o meno nella media d’età: Nicolas Sarkozy ne ha 56, Angela Merkel va per i 57, Berlusconi ne ha la bellezza di 74. In più, si diceva, Netanyahu è un tipo spigliato: basta vedere come ha mandato in visibilio l’audience del Congresso americano, uno dei suoi tipici discorsi super-witty, che gli ha prodotto la bellezza di 29 standing ovation, durante la visita a Washington lo scorso maggio. Netanyahu, “Bibi” per la stampa israeliana, è uno che sì gira, dà per un secondo le spalle al Congresso e lancia un’occhiata complice a Joe Biden: “Mr vicepresident, do you remember the time that we were the new kids in town?” (minuto 01:18, per chi si fosse perso lo spettacolo).

Il riferimento era al suo precedente discorso al Congresso ai tempi del suo primo mandato, ormai più di dieci anni or sono, quando Netanyahu era la faccia nuova della politica mediorientale e Joe Biden un veterano di Washington (è dal 1973 che fa il senatore, nel senso che tecnicamente ci sta ancora, visto che nel sistema Usa il vicepresidente è anche il presidente del Senato).

Netanyahu, eletto nel 1996 in una battaglia combattuta fino all’ultimo con il laburista Shimon Peres, è stato il più giovane primo ministro della storia di Israele. Ora, a oltre dieci anni e un mandato di distanza, non lo è più. La vocazione dell’enfant prodige, del resto, ce l’ha sempre avuta. Figlio di uno degli ideologi del sionismo conservatore-revisionista, Benzion Netanyahu (uno che è stato consigliere personale di Zeev Jabotinsky), fratello minore di un eroe di guerra, Yoni Netanyahu (a lui è dedicato il film La Lunga Notte di Entebbe, con Anthony Hopkins e Liz Taylor,) e fratello maggiore di un semplice medico radiologo, Iddo Netanyahu, Bibi, cresciuto a pane, azione e nazionalismo, è diventato ambasciatore alle Nazioni Unite alla tenera età di 35 anni.

Netanyahu, si diceva, non è un leader anziano. Non lo è affatto nello stile e non lo è, particolarmente, all’anagrafe. Eppure è un leader vecchio, nel senso che proviene da e rappresenta un’Israele superata, che non esiste più o si trova comunque in via d’estinzione.

Prendiamo quello che ha scritto Daniel Levy, direttore del centro per il Medio Oriente della New American Foundation, in un articolo intitolato “Same Natanyahu, Different Israel” pubblicato su Foreign Affairs alla vigilia del discorso al Congresso:

As much as Netanyahu himself remains constant, Israel has undergone some dramatic changes over the last 15 years. In some respects, these changes have made Netanyahu more representative of the country he leads; in others, less so.

Da quando Bibi è stato eletto in politica per la prima volta, nel lontano 1996, sono cambiate molte, troppe cose. Certo, il Paese si è progressivamente spostato verso destra, il che farebbe pensare a un Netanyahu particolarmente in linea con lo Zeitgeist. Ma molte altre cose fanno pensare al contrario. Tanto per iniziare, come nota lo stesso Levy, Netanyahu “è un discendente del gregge ashkenazita (ovvero gli ebrei provenienti dall’Europa centrale e orientale, NdR), occidentalizzato e laico.” In altre parole: “il pozzo da cui usava pescare la vecchia élite israeliana, non la nuova.”

In secondo luogo, aggiungeremmo noi, Netanyahu proviene da un mondo politico in cui il compito principale della destra (cioè il suo partito, il Likud) era affrontare la sinistra. Adesso se la deve vedere principalmente con due forze di destra pure loro: Kadima, il partito di centro-destra che al momento costituisce la principale forza di opposizione, e Yisrael Beitenu (il nome è tutto un programma: “Israele è casa nostra”), scomodi alleati di governo che hanno saputo mettere in insieme un mix senza precedenti ti ultra-ortodossia religiosa, nazionalismo (già un tempo le due cose non andavano per niente di pari grado) e un appeal pseudo-tribale per gli immigrati di lingua russa.

Netanyahu è ancora un leader, ed è probabile che lo rimanga a lungo. Ma è un leader fuori dal tempo.

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