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Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.
Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica» Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.
È scoppiato un grosso scandalo attorno al più famoso e lussuoso ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.
Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.
James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
Gisele Pelicot ha scritto un memoir in cui racconta tutto quello che ha passato dal giorno in cui ha scoperto le violenze del suo ex marito Il libro uscirà in contemporanea in 22 Paesi il 19 febbraio. In Italia sarà edito da Rizzoli e tradotto da Bérénice Capatti.
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.

Netanyahu, un leader fuori dal tempo

24 Giugno 2011

Benjamin Netanyahu, l’attuale primo ministro israeliano, non è un leader vecchio. Non lo è anagraficamente, né si può dire che abbia uno stile particolarmente ingessato. Eppure, sotto alcuni aspetti, è un uomo che appartiene a una generazione passata, lontana anni luce (diciamo un decennio, che in Israele equivale ad anni luce), dall’attuale realtà israeliana.

Con i suoi 61 anni, se paragonato agli altri leader conservatori delle democrazie occidentali, si trova più o meno nella media d’età: Nicolas Sarkozy ne ha 56, Angela Merkel va per i 57, Berlusconi ne ha la bellezza di 74. In più, si diceva, Netanyahu è un tipo spigliato: basta vedere come ha mandato in visibilio l’audience del Congresso americano, uno dei suoi tipici discorsi super-witty, che gli ha prodotto la bellezza di 29 standing ovation, durante la visita a Washington lo scorso maggio. Netanyahu, “Bibi” per la stampa israeliana, è uno che sì gira, dà per un secondo le spalle al Congresso e lancia un’occhiata complice a Joe Biden: “Mr vicepresident, do you remember the time that we were the new kids in town?” (minuto 01:18, per chi si fosse perso lo spettacolo).

Il riferimento era al suo precedente discorso al Congresso ai tempi del suo primo mandato, ormai più di dieci anni or sono, quando Netanyahu era la faccia nuova della politica mediorientale e Joe Biden un veterano di Washington (è dal 1973 che fa il senatore, nel senso che tecnicamente ci sta ancora, visto che nel sistema Usa il vicepresidente è anche il presidente del Senato).

Netanyahu, eletto nel 1996 in una battaglia combattuta fino all’ultimo con il laburista Shimon Peres, è stato il più giovane primo ministro della storia di Israele. Ora, a oltre dieci anni e un mandato di distanza, non lo è più. La vocazione dell’enfant prodige, del resto, ce l’ha sempre avuta. Figlio di uno degli ideologi del sionismo conservatore-revisionista, Benzion Netanyahu (uno che è stato consigliere personale di Zeev Jabotinsky), fratello minore di un eroe di guerra, Yoni Netanyahu (a lui è dedicato il film La Lunga Notte di Entebbe, con Anthony Hopkins e Liz Taylor,) e fratello maggiore di un semplice medico radiologo, Iddo Netanyahu, Bibi, cresciuto a pane, azione e nazionalismo, è diventato ambasciatore alle Nazioni Unite alla tenera età di 35 anni.

Netanyahu, si diceva, non è un leader anziano. Non lo è affatto nello stile e non lo è, particolarmente, all’anagrafe. Eppure è un leader vecchio, nel senso che proviene da e rappresenta un’Israele superata, che non esiste più o si trova comunque in via d’estinzione.

Prendiamo quello che ha scritto Daniel Levy, direttore del centro per il Medio Oriente della New American Foundation, in un articolo intitolato “Same Natanyahu, Different Israel” pubblicato su Foreign Affairs alla vigilia del discorso al Congresso:

As much as Netanyahu himself remains constant, Israel has undergone some dramatic changes over the last 15 years. In some respects, these changes have made Netanyahu more representative of the country he leads; in others, less so.

Da quando Bibi è stato eletto in politica per la prima volta, nel lontano 1996, sono cambiate molte, troppe cose. Certo, il Paese si è progressivamente spostato verso destra, il che farebbe pensare a un Netanyahu particolarmente in linea con lo Zeitgeist. Ma molte altre cose fanno pensare al contrario. Tanto per iniziare, come nota lo stesso Levy, Netanyahu “è un discendente del gregge ashkenazita (ovvero gli ebrei provenienti dall’Europa centrale e orientale, NdR), occidentalizzato e laico.” In altre parole: “il pozzo da cui usava pescare la vecchia élite israeliana, non la nuova.”

In secondo luogo, aggiungeremmo noi, Netanyahu proviene da un mondo politico in cui il compito principale della destra (cioè il suo partito, il Likud) era affrontare la sinistra. Adesso se la deve vedere principalmente con due forze di destra pure loro: Kadima, il partito di centro-destra che al momento costituisce la principale forza di opposizione, e Yisrael Beitenu (il nome è tutto un programma: “Israele è casa nostra”), scomodi alleati di governo che hanno saputo mettere in insieme un mix senza precedenti ti ultra-ortodossia religiosa, nazionalismo (già un tempo le due cose non andavano per niente di pari grado) e un appeal pseudo-tribale per gli immigrati di lingua russa.

Netanyahu è ancora un leader, ed è probabile che lo rimanga a lungo. Ma è un leader fuori dal tempo.

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