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L’agenzia meteorologica giapponese fa dell previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.
L’Ucraina aiuterà gli Stati Uniti ad abbattere i droni iraniani perché sa già come si fa visto che sono gli stessi droni che usa la Russia Non c'è un esercito in Europa, e forse nel mondo, che conosca i famigerati droni Shahed come li conosce l'esercito ucraino.

In Doppio Naomi Klein ci mostra il mondo allo specchio dei complottisti

Nel suo nuovo libro la giornalista insegue una quasi omonima con la quale continua a essere scambiata e che rischia di distruggerle la reputazione. E scopre così l'immenso universo del complottismo.

02 Ottobre 2023

Nulla ci è più noto e familiare di noi stessi, soprattutto nell’epoca di internet e dei social media. L’autoproiezione è continua, l’autopromozione è costante. Parole, pensieri, opere, missioni, corpi, nostri e altrui, non ci sono mai stati così noti né familiari. È ancora troppo presto per misurare le conseguenze dell’economia dell’attenzione sulla psiche umana, ma nella consapevolezza collettiva si è insinuata ormai da tempo la sensazione che qualcosa non va: non siamo fatti per essere così sovraesposti a noi stessi (è uno dei sensi in cui si può interpretare questo pezzo di Clara Mazzoleni). Ce ne stiamo rendendo conto anche grazie alle paure ancestrali ma aggiornate che ci tormentano: non abbiamo mai avuto così tanta paura di essere sostituiti, sovrascritti, cancellati, privati della nicchia che ci siamo scavati con fatica, derubati dell’identità che ci siamo costruiti con maniacale self branding. Online e quindi offline, perché alla fine il doppio del nostro mondo creato dalla digitalizzazione ha fatto quello che fanno sempre i doppelgänger in tutta la storia della letteratura: ha preso il posto dell’originale.

È per questo che Doppio. Il mio viaggio nel mondo specchio (La Nave di Teseo, traduzione di Andrea Silvestri e Andrea Terranova) di Naomi Klein è anche e soprattutto una storia dell’orrore. Klein ha passato anni a coltivare l’ossessione per un’altra Naomi con la quale pubblico e piattaforme, persone e macchine continuavano a confonderla: Naomi Wolf, ex intellettuale femminista caduta in disgrazia e riciclatasi come maître à penser reazionario-complottista grazie al contributo fondamentale dell’Ernst Stavro Blofeld della Spectre populista, Steve Bannon. Doppio è un memoir di una Naomi e dell’altra, doppio di nome e di fatto: per forza di cose, mentre racconta la degenerazione – è tutto troppo razionale e pianificato e utilitaristico per parlare di impazzimento – di Wolf, Klein non può fare a meno di riprendersi il suo posto nel mondo scrivendo anche di sé: io sono quella di No Logo e di Shock Economy, non l’altra. Io sono una delle giornaliste-saggiste-attivista di sinistra più note, rispettate e apprezzate del mondo, non l’altra. Nelle parti più ispirate, Doppio è come una biografia di mr. Hyde scritta da un terrorizzato dottor Jekyll, una descrizione del ritratto fatta da Dorian Gray. Il tutto aggravato dalla consapevolezza di Klein di essere vittima anche dell’ironia della sorte: la donna che deve la sua fortuna a un memorabile saggio contro il self branding costretta a difendere il proprio marchio – la sua reputazione, la sua esistenza: Klein racconta con orrore il momento in cui ha scoperto che i correttori automatici del suo smartphone avevano cominciato a suggerire da soli il cognome Wolf come correzione a quelli che invece continuavano ad affiancare Klein al nome Naomi – da un’usurpatrice.

L’approccio simil marxista che ha sempre caratterizzato i saggi di Klein, però, la porta presto a spostare l’indagine dal personale al collettivo, dal privato al pubblico, dall’intimo al politico. Wolf diventa così il portale attraverso il quale Klein, come l’Alice dei romanzi di Carroll, accede al “mondo specchio”, come lo chiama lei. Il mondo nel quale Wolf si è rifatta status e reddito, il mondo al contrario – questo sì, davvero – dove ogni evento contemporaneo si spiega con le oscure trame ordite da una spietata internazionale complottista. È il mondo che ha iniziato a farsi molto ingombrante, incredibilmente vicino durante la pandemia, ma la cui esistenza parallela inquieta da almeno due decenni: da quando il primo svitato ebbe l’ardire di spiegare gli attentati dell’11 settembre come un inside job, inizio di quella pretesa di ognuno alla propria versione dei fatti che avrebbe poi portato Trump (quindi Bannon) a sancire l’inizio dell’era della post-verità, di un mondo per chi sceglie la pillola blu e di un altro per chi prende quella rossa (immagini onnipresenti nella cultura complottista, non a caso).

La parte più interessante di Doppio è quella in cui Klein si fa esploratrice intenta a tracciare la prima mappa di questo neonato mondo specchio, in cui il Covid – cos’è rimasto della pandemia, si chiedeva Davide Coppo in questo pezzo: il complottismo come dottrina politica istituzionalizzata, è una risposta – è una “piandemia” organizzata a tavolino dalla nomenklatura del Partito comunista cinese e dall’élite del Nuovo ordine mondiale per portare a compimento il Grande Reset, allo stesso tempo riduzione delle masse popolari a numeri controllabili e innalzamento di circoli elitari a una condizione di transumanesimo. Gli strumenti di entrambi i piani sono gli stessi: il virus – ovviamente liberato nel mondo dagli scienziati del laboratorio di Wuhan – che condanna alcuni e risparmia altri e il vaccino che indebolisce alcuni e potenzia altri. L’intuizione di Klein sta nel non trattare quanto sopra come farneticazione di massa ma come la cosmogonia di un mondo che nasce, la mitologia di una comunità che cresce, l’ideologia di un nuovo partito di massa. Naomi Wolf, Steve Bannon, Roberto Vannacci e il suo Mondo al contrario, Sound of Freedom che romanza la vita di Tim Ballard, la ballata populista “Rich Men North of Richmond” di Oliver Anthony, sono tutti manifestazioni dello stesso fenomeno: un’avvenuta singolarità, il Big Bang di un universo parallelo che adesso si espande alla velocità di internet e che minaccia di sostituire, sovrascrivere, cancellare l’universo originale, come tutti i doppi fanno sempre.

Klein “vede” chiaramente questo doppio del mondo grazie ai sensi acuiti dalla caccia al suo doppio personale, all’inseguimento della quale si è addentrata in questa selva oscura in cui ogni questione contemporanea è coperta dallo stesso buio complottista. Si chiede giustamente, Klein, come tutto questo sia stato possibile, come sia successo che milioni di persone diversissime – dagli health influencer di oggi alle intellettuali femministe degli anni Ottanta come Naomi Wolf, dalla white trash proletaria alle waspissime soccer mom – abbiano deciso (e stiano decidendo) di trasferirsi nel mondo specchio, attratte dal fascino di questo “diagonalismo”, così lo chiama Klein, che supera ogni differenza di razza, sesso, classe, credo politico, fede religiosa. Le sue risposte, purtroppo, non sono diverse da quelle che stiamo cercando e non stiano trovando tutti noi. Forse è il crepuscolo del capitalismo. Forse è il trionfo dell’economia dell’attenzione. Forse è il dominio di Big Tech. Forse è la sconfitta della sinistra, così appassionata alla guerra giusta contro la post verità da ridursi ad addetto stampa della versione ufficiale e avvocato difensore dello status quo (è così e lo è da un pezzo, ma chi a sinistra ha voglia di ammetterlo): i dubbi e le paure restano, la risposta agli uni e alle altre l’ha data l’esoterismo di destra e ormai potrebbe essere troppo tardi per rimediare. Forse è la definitiva separazione tra significato e significante: in un mondo in cui le icone delle rivoluzioni vengono usate per vendere prodotti, dice Klein, ci sta che i nuovi fascisti si lamentino dell’incombente dittatura e ci sta che gli oppressi li salutino come prossimi liberatori.

Da Doppio non arrivano risposte né certezze: non ce ne sono da dare. Se non quelle delle leggi inviolabili dell’universo: questi due corpi, questi due mondi, l’uno e l’altro, l’originale e il doppio, non possono violare la legge dell’impenetrabilità a cui deve sottostare tutta la materia, non possono occupare lo stesso spazio nello stesso momento. Prima o poi, uno dei due dovrà cedere.

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