Nato come colonna sonora del documentario di Francesco Zippel premiato con il Nastro d’Argento, Ellroy vs L.A. è il nuovo disco dei Calibro 35: 12 brani di funk noir ispirati al maestro del crime americano.
Dopo 100 anni è stata ritrovata la “Bibbia” perduta in cui F.W. Murnau mise tutte le foto e i disegni dal set che raccontano le leggendarie (e misteriosissime) riprese del suo Faust
MUBI Editions e la Cinémathèque française pubblicano il diario di scena che per anni si credeva fosse andato perduto, e che oggi mostra come il più riservato dei registi del cinema muto costruiva le sue immagini.
Di Friedrich Wilhelm Murnau si diceva che avesse una macchina da presa al posto della testa e che fosse uno dei registi più gelosi dei propri segreti: teneva i produttori lontani dal set, non lasciava vedere i giornalieri ai dirigenti e, salvo poche eccezioni, non permetteva che si fotografasse il lavoro della troupe. Per questo la storia raccontata dal Guardian ha qualcosa di miracoloso. A cento anni dalla prima di Faust, uscito a Berlino il 14 ottobre 1926, ultimo film tedesco del regista di Nosferatu prima della partenza per Hollywood e all’epoca la produzione più costosa e complessa mai realizzata dall’Ufa, MUBI Editions e la Cinémathèque française hanno pubblicato The Faust Bible: The Making of F.W. Murnau’s Masterpiece, la riproduzione integrale di un oggetto che per decenni si è creduto perduto: una specie di diario visivo della lavorazione, circa quattrocento tra fotografie e disegni raccolti, come ha annunciato l’editore, dentro una Bibbia di scena.
È la Bibbia rilegata in pelle che Faust getta nel fuoco in un momento di disperazione. Secondo il Guardian furono gli scenografi Robert Herlth e Walter Röhrig a recuperarla dalle ceneri e a incollarne sulle pagine bianche bozzetti, fotogrammi e foto di scena, per regalarla al regista a fine riprese. Murnau la lasciò nel suo appartamento di Berlino quando partì per l’America, convinto di tornare a prenderla; morì nel 1931, a 42 anni, e il fratello sistemò le sue cose in alcune cantine del centro, esposte agli allagamenti e poi ai bombardamenti. Negli anni Cinquanta la critica e archivista Lotte Eisner la cercò senza trovarla; nel decennio successivo Engelbert von Mallinckrodt, curatore dell’Akademie der Künste, raccontò a Henri Langlois di aver comprato per pochi soldi alcuni album di Murnau da un ristoratore, Rolf Conscienze, e tra quegli album c’era anche la Bibbia. Poi Mallinckrodt sparì, e il libro rimase per decenni avvolto nella carta da pacchi sopra un armadio, a casa di un suo coinquilino. Eisner, morta nel 1983, non lo vide mai. La Cinémathèque lo ha acquistato nel 2017 e lo ha fatto restaurare dal suo direttore del patrimonio, Laurent Mannoni.
Sfogliandolo si capisce come lavorava davvero Murnau, e quanto i suoi film fossero un’impresa collettiva. I disegni delle singole scene stanno accanto ai fotogrammi corrispondenti, e si vede come le prospettive forzate, i contrasti di luce e le ombre progettate dagli “architetti del film” venissero ricostruiti sul set dal regista e dal direttore della fotografia Carl Hoffmann. Murnau chiedeva agli scenografi di disegnare anche gli attori, più storyboard che bozzetto: «Lo schizzo diventava l’equivalente di un contratto», avrebbe scritto Herlth. Tra le pagine compaiono anche il Weltflug, il volo in cui Mefistofele porta Faust sopra il mondo avvolto nel suo mantello, e i diagrammi che ne spiegano il trucco: un carrello di legno basso che scorreva su una rampa di gesso, idea venuta a Herlth e Röhrig guardando un camion che veniva scaricato per strada. Il facsimile ristampa quegli schemi su pagine apribili, insieme a tutte le immagini dell’album, didascalie, citazioni dalla sceneggiatura e saggi. Per un regista che faceva di tutto per non mostrare come costruiva le sue immagini, è quasi un dispetto.