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11:35 martedì 8 settembre 2026
Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.
Siccome a Sandra Huller piacciono solo i ruoli difficili, nel suo prossimo film interpreterà un maschio, scrittore, morto di cancro al cervello Il film si chiama Arbeit und Struktur ed è ispirato al diario di Wolfgang Herrndorf, morto prematuramente a causa di un tumore al cervello.
In Polonia c’è stato un certo panico per una violazione dello spazio aereo da parte della Russia, ma poi si è scoperto che la colpa era di uno stormo di uccelli Un grosso stormo di uccelli, come hanno confermato gli stessi militari inviati sul luogo per accertarsi del fatti. Non è escluso che fossero uccelli russi.
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.

Il talento di Franca

La direttrice di Vogue Italia si è spenta ieri a 66 anni. Una figura leggendaria che ci lascia un’eredità unica e difficile.

23 Dicembre 2016

Nel giorno in cui Franca Sozzani è morta, sull’homepage di Vogue.it è comparsa una gallery di quasi duecento, splendide, fotografie, tratte dai più celebri editoriali realizzati per il suo giornale, e intitolata semplicemente Franca <3. In quella gallery ci sono alcune delle copertine più belle cui Sozzani ha lavorato, le stesse che hanno contribuito a costruire e consolidare come mito l’identità del magazine che le fu affidato nel 1988, nello stesso periodo in cui Anna Wintour prendeva il suo posto da direttore nell’ufficio di Vogue America. Sulla copertina di luglio/agosto di quell’anno, il numero con cui il nuovo direttore, classe 1950, esordiva nelle edicole, c’è una fantastica Robin MacKintosh ritratta da Steven Meisel, già collaboratore collaudato della giovane editor di origini mantovane: con lui, infatti, aveva sperimentato sulle pagine di Lei e il suo passaggio alla pubblicazione ammiraglia di Condé Nast non dovette apparirle che naturale. E no, non è stato l’unico: sulle pagine del Vogue italiano sono passati infatti Peter Lindbergh (che ha confessato di aver passato metà della sua vita in preda a una non meglio definibile cotta nei confronti del direttore), Herb Ritts, Bruce Weber e Paolo Roversi fra gli altri, ognuno dei quali ha regalato a Franca Sozzani, e a tutti i suoi lettori, la propria visione della donna. Tim Blanks ha scritto su The Business of Fashion che l’unica volta che è riuscito a strappare una mezza confessione alla notoriamente ermetica Sozzani riguardo la sua eredità, lei ha ammesso di voler esser ricordata come «colei che ha scoperto i più grandi fotografi della nostra era».

A sfogliare oggi quella gallery non sembra un epitaffio esagerato e, seppur velato di una certa riluttanza borghese da signora perbene laureata in Filologia, racconta bene lo stile e il pensiero Sozzani. Trovandosi a capo di un giornale con una tiratura decisamente modesta rispetto a molte delle sue controparti straniere, e per di più in italiano, le sembrò sin da subito che fossero le immagini (e la grafica, come gli appassionati sanno) lo strumento migliore per rendere Vogue Italia storicamente rilevante e non è un caso che, in queste ore in cui tutto il mondo della moda e della cultura la ricorda, ognuno condivida una foto di questo o quel servizio fotografico apparso sul voluminoso giornale da lei diretto «con il pugno di ferro inguantato nel velluto» per ventotto lunghi anni. Possono essere Christy Turlington e le altre top model, la cui iconografia lei stessa aveva contribuito a creare, sulla copertina di Vogue Italia del maggio 1993, oppure l’adorata Naomi Campbell in una delle quattro cover speciali del Black Issue, uscito nel luglio del 2008 e lanciato come una celebrazione della bellezza delle donne di colore, sempre a cura di Steven Meisel. È uno dei numeri più citati in queste ore, perché può essere considerato a buon diritto un manifesto: come scrisse Dodai Stewart su Jezebel, l’esperimento fu allo stesso tempo «un successo e un fallimento». Nelle edicole americane andò a ruba nelle prime settantadue ore e fu ristampato tre volte anche in Italia e nel Regno Unito, diventando così un oggetto da collezione rivenduto su eBay. Era davvero così rivoluzionario? L’idea senza dubbio sì, tanto più perché straordinariamente calata nel momento storico visto che di lì a qualche mese gli Stati Uniti avrebbero eletto il loro primo presidente nero, lo svolgimento, forse, un po’ meno. È facile, oggi come allora, criticarne la visione troppo poco inclusiva da giornale patinato, la stessa secondo la quale erano affrontati annualmente tutti gli argomenti di più impellente attualità, come la schiavitù di molte donne nei confronti della chirurgia estetica, la violenza maschile o l’inquinamento. Ma l’intuizione c’era, e questo è non poco. Allo stesso modo, anche le sezioni Curvy o Black, per lungo tempo presenti sul sito, hanno causato non poche controversie, a dimostrazione ulteriore di come su questi giornali si siano sempre giocate delle battaglie culturali di grande rilievo.

71st Venice Film Festival - Alternative Views

Franca Sozzani appartiene a quella sempre più esigua schiera di figure che non ci si sente ridicoli a definire leggendarie – in inglese c’è una parola bellissima per descriverle che è “maverick”, letteralmente cane sciolto, anticonformista – sulla cui fisionomia si sono costruiti interi stereotipi più o meno realistici, ma comunque dall’innegabile impatto popolare, come quello del direttore del giornale di moda. In quanto tale, molto del suo personaggio è affidato alle cronache di palazzo e sono in pochi quelli che possono dire di averla conosciuta per davvero: sì, era esile ed elegante e sì, era famosa per non essere proprio malleabile. Guardando Enrico Mentana citarla nel monologo di apertura del suo tg – «in chiusura del giornale ricorderemo Franca Sozzani, un personaggio che non si può non conoscere» – ho sorriso per la sorprendente riverenza di un direttore (lo stesso che ha scelto di non includere la moda nel suo telegiornale) verso un altro direttore, definito nel servizio come una pioniera, promotrice delle arti e della fotografia, instancabile scopritrice di talenti e nuovi volti (Who Is On Next, il progetto di scouting per giovani stilisti lanciato nel 2004 ad Alta Roma è stato una sua idea). Era però un tributo necessario, perché “la Sozzani”, i cui biondi ricci preraffaelliti e la grazia filiforme hanno consacrato all’eterna e difficilmente scalfibile immagine della signora di classe, resterà un mito. La signora della moda italiana, appunto, come i titoli su Google News ci ricordano oggi.

Al contrario di Anna Wintour, che si è schermata dietro i suoi occhiali neri per trent’anni e solo recentemente ha studiato il graduale “scongelamento” del suo personaggio pubblico – vedi il video con Amy Schumer – Franca Sozzani ha voluto un blog dove confrontarsi quotidianamente con i suoi lettori, che (così si racconta) ha scritto sempre da sola e con ostinata dedizione. Anche il documentario presentato alla scorsa edizione della Mostra del cinema di Venezia, Franca. Chaos and Creation, e diretto dal suo unico figlio Francesco Carrozzini, ci restituisce l’immagine di infaticabile, raccontata da chi – fotografi, registi, artisti – con lei e per lei hanno lavorato. Della sua vita privata sappiamo poco e nulla ed è difficile immaginarla al di fuori del suo ruolo di direttore di Vogue Italia, così perfettamente cristallizzata nell’immaginario collettivo da risultare immutabile, proprio come lei avrebbe voluto.

Fotografie di Vittorio Zunino Celotto per Getty Images.
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