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11:50 martedì 3 novembre 2026
Tra gli studenti di Harvard stanno facendo a gara per iscriversi a un difficilissimo corso di letteratura in cui si legge un “mattone” a settimana Omero, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin, Adam Smith: questi sono solo alcuni dei classici che bisogna leggere (e in fretta) per passare il corso Humanities 10 a Harvard.
I diplomatici europei si sono convinti che uno dei principali ostacoli alla pace in Ucraina sia il fatto che a Trump sta proprio antipatico Zelensky Trump dice che la Russia «si è comportata bene» e attacca Zelensky, mentre Kallas accusa gli Usa di spingere Kyiv alla resa. Diplomatici ed esperti europei spiegano cosa c’è dietro: affinità con gli autocrati, affari e un’antipatia che risale al 2019.
David Cronenberg ha tutto pronto per il suo prossimo film, ma non può iniziare a girarlo perché non trova nessuno che lo finanzi Il regista ha già scritto il film tratto dal suo romanzo Consumed, ma non trova i soldi per girarlo. «È molto difficile fare cinema indipendente», dice.
OpenAI ha trovato la soluzione per la pessima reputazione di cui godono i data center: smettere di chiamarli data center L'azienda propone di chiamarli compute campus, rebranding che dovrebbe servire a far passare tutte le ansie e le paure attorno a queste infrastrutture.
C’è una mappa che segnala tutte le band punk, post-punk, shoegaze, screamo, alt-rock, emo attive in Italia, regione per regione, città per città Si chiama Noise Map e l'ha "disegnata" la rivista atonalmgzn: raccoglie 924 band e artisti italiani, è in perenne aggiornamento, chiunque può segnalare la sua band locale preferita e aggiungerla all'elenco.
Un cinema olandese vuole ipnotizzare gli spettatori per fargli rivedere film che hanno già visto come se non li avessero mai visti Il 9 novembre, all’Aia, trenta spettatori verranno ipnotizzati per dimenticare la trama di Matrix, Se7en, La La Land o Interstellar e rivederlo come fosse prima volta.
Fare il giudice del Booker Prize è un sport estremo, un mestiere usurante, una missione impossibile Per scegliere i 6 finalisti i giurati devono leggere 163 libri in 7 mesi, praticamente uno al giorno. Per riuscirci ognuno s'inventa un metodo suo, tra diete liquide, notti insonni e gare di velocità.
Né la censura né gli omicidi, Novaya Gazeta l’ha uccisa uno sfratto Dopo quasi 30 anni il giornale di Muratov e Politkovskaja è costretto a lasciare la redazione di vicolo Potapovskij entro il 9 novembre. Senza sede e senza donazioni, l’ultimo grande quotidiano indipendente rimasto in Russia annuncia la chiusura.

Montaigne

06 Maggio 2011

“Dell’esercizio” di Montaigne, libro II capitolo VI dei Saggi.

@Humblebrag è un account di Twitter che riposta frasi di persone più o meno famose colte nell’atto di tirarsela facendo finta di denigrarsi: già due volte ci ho visto menzionato il finto umile Steve Martin, eccone una: “Degli stupidi bagarini di Lexington, Kentucky mettono i biglietti per il mio concerto di banjo a $635. Un consiglio: ficcate una mia foto in cima a un manico di scopa e accendete il disco”. Altra: Ho scoperto che la band di James Taylor, quando proviamo, apprezza se suono lo stesso pezzo loro”. Eric Stonestreet (della serie Modern Family): “Appena stato nella stanza ovale. Menomale che non sono inciampato su un divano e non ho versato succo di fragola sul tappeto”.

Una persona famosa – o a contatto con le persone famose – scrive la cosa di cui vuole vantarsi, ma poi dice che non è all’altezza della cosa e si denigra. Humble vuol dire umile e brag è il brag di cui si parlava tre mesi fa nella prima puntata, l’autoincensamento.
In un tempo in cui abbiamo a disposizione molti strumenti per farci conoscere e, qualora il nostro mestiere lo richieda o ci tenti a credere di richiederlo, promuoverci, bisogna tornare in aiuto dei maestri per affrontare la questione della conoscenza di sé. Il saggio “Dell’esercizio”, di Montaigne, libro II e capitoli VI dei Saggi, ci dà la testimonianza di un uomo che ha inventato il saggio di tipo moderno ed è quindi uno dei classici dell’espressione dei propri sentimenti e stati d’animo, il maestro cinquecentesco degli status updates.

“Sono molti anni che ho solo me stesso per mira dei miei pensieri, e osservo e studio solo me stesso; e se studio qualche altra cosa, è per riportarla subito a me, o appropiarmela, per meglio dire. (…) L’uso ha fatto un vizio del parlar di se stessi, e lo proibisce ostinatamente per odio della vanteria che sembra sempre esser congiunta alle testimonianze personali. (…) Ma quand’anche fosse vero che sia di necessità una presunzione intrattenere la gente su se stessi, io non devo, secondo il mio proposito generale, rifiutare un’azione che rivela questa qualità malsana, poiché essa è in me; e non devo nascondere questo difetto che non solo ho in pratica, ma di cui faccio professione. Tuttavia, per dire quelli che penso, questa costumanza ha torto di condannare il vino perché molti si ubriacano. Non si può abusare che delle cose che sono buone”.

Quindi parlare di sé sarebbe buono, di base, e se ne abusa solo perché è una cosa buona.

Queste considerazioni non nascono dalla lettura di US People o del tweet di @Humblebrag, o da una riflessione sui brag di Lil Wayne e Kanye: la struttura del saggio in cui è contenuto, “Dell’esercizio”, è molto singolare.

Si comincia con la premessa: le cose non s’imparano solo con l’insegnamento ma anche con l’esercizio. Tra i tanti esempi di esercizio, Montaigne passa a descrivere il tipo più assurdo di esercizio: esercitarsi all’esperienza di morire. Si citano esempi illustri: un filosofo chiede a un condannato a morte nella Roma di Caligola: “…a che punto è la vostra anima in questo momento? Cosa fa? Che pensieri avete” “Pensavo a tenermi pronto e teso con tutta la mia forza per vedere se, in quell’attimo della morte, così corto e breve, potrò avvertire un certo spostamento dell’anima, e se essa avrà qualche sentimento della sua uscita”. “Se non possiamo raggiungerla”, osserva Montaigne a proposito della morte, “possiamo avvicinarci ad essa, possiamo osservarla; e se non arriviamo fino alla sua rocca, almeno potremo vederne e praticarne gli accessi”. Un altro punto privilegiato d’osservazione è il momento di addormentarsi, la perdita delle forze e del desiderio di essere svegli. Ma l’esercizio più interessante, dice, è un’esperienza di quasi morte che gli capitò un giorno, una caduta da cavallo che gli ha fatto intravedere cosa potrebbe essere l’esperienza di morire.

“… il mio stato era, in verità, molto dolce e tranquillo; non avevo pena né per altri né per me; era un languore e un’estrema debolezza, senza alcun dolore. Vidi la mia casa senza riconoscerla. Quando fui messo a letto, sentii un’infinita dolcezza in quel riposo. […] Mi furono presentati molti medicamenti, ma non ne accettai alcuno, convinto di esser mortalmente ferito alla testa. […] Mi sembrava che la vita mi stesse appena attaccata alle labbra; chiudevo gli occhi per aiutarla, mi sembrava, a uscir fuori, e provavo piacere nel sentirmi languire e nel lasciarmi andare. Era un’idea che galleggiava soltanto alla superficie della mia anima…”

I Saggi sono un’opera fondamentale per la creazione del senso di essere individui. Quando uno scrittore oggi scrive un saggio lo chiama così perché Montaigne aveva chiamato questi suoi freestyle “essays”: prove, tentativi. È bello che la parola sia nata non dall’alto di cattedre e pulpiti ma dai tentativi maldestri e un po’ psichedelici di un nobiluomo ritiratosi dalla vita pubblica a 37 anni di guardare nella propria anima senz’altro aiuto che il tempo libero e l’esempio dei classici latini e greci. Questo esercizio umile di analisi lo porta a non trarre mai conclusioni generali: “Questa non è la mia dottrina, è il mio studio, e non è la lezione d’altri, è la mia. / E pertanto non si deve volermene se la comunico. Quello che mi serve può anche, occasionalmente, servire a un altro”. Guardarsi l’ombelico potrebbe non essere l’attività peggiore del mondo.

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