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In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.

Il mockumentary sul 2020 è più brutto del 2020

Nonostante qualche momento brillante, Death to 2020 di Charlie Brooker per Netflix è una satira riciclata senza un focus preciso.

30 Dicembre 2020

Death to 2020, il mockumentary dell’autore di Black Mirror Charlie Brooker sull’anno peggiore di sempre, è iniziato nell’unico modo in cui sarebbe mai potuto iniziare un mockumentary sul 2020: doveva arrivare su Netflix per tutto il mondo dalla mattina del 27 dicembre, io non ce l’avevo. Da alcuni tweet (c’è chi ha pensato facesse parte di una “divertente” strategia della piattaforma) è emerso che non tutti riuscivano a riprodurlo. Alcuni lo vedevano in lingua originale, altri visualizzavano solo il trailer, a un certo punto è scomparso pure quello. Sempre su Twitter, Netflix ha avvertito che i tempi per la traduzione dei sottotitoli in italiano si sono allungati – è possibile vederlo solo cambiando le impostazioni e mettendo la lingua di default in inglese – assicurando che il finto documentario arriverà sicuramente per tutti entro la fine del mese. Poco male. Considerando che Death to 2020, la peregrinazione sui fatti di quest’anno raccontata dal solo che avrebbe mai potuto farlo, è forse più brutto dell’anno stesso. Con una satira politica stanca, che è riciclata, già digerita, che ti può sembrare una cosa fresca solo se ti sei auto-imposto un rigoroso blackout da ogni forma di media almeno per i precedenti otto mesi.

Per i 70 minuti di mockumentary, quel misto di cose vere e ricostruite come nel film di Borat-Sacha Baron Cohen (che però, al contrario, è perfettamente riuscito), Brooker e Annabel Jones hanno scritto e riscritto una storia continuamente aggiornata ogni volta che accadeva qualcosa di importante, in cui alcune super star come Hugh Grant e Samuel L. Jackson si fingono una squadra di esperti chiamata a commentare i fatti più rilevanti dell’anno, dall’omicidio di Suleimani al Coronavirus fino alla vittoria di Biden, con un progetto di cui siamo stati avvertiti praticamente all’ultimo com’è nello stile di Brooker. Durante un’intervista a Vulture per la promozione di The Undoing Hugh Grant l’aveva appena accennato: «domani farò una cosa».

Eppure per tutti i 70 minuti non fai altro che chiederti perché Brooker abbia ideato qualcosa in cui la battuta media è «Trump è stato il secondo presidente di colore della storia americana», o «Suleimani era la Beyoncé della guardia rivoluzionaria islamica». Perché abbia consegnato un prodotto che nonostante qualche momento è comunque meno divertente e catartico di quanto fatto in Borat 2, e di quell’insieme di idiozia reale e meme – Trump e la candeggina, la cronaca di chi era isolato in un bilocale con i bambini, chi ha twittato di essersi fatto crescere i baffi in lockdown e adesso è ancora Alberto Castagna – a cui la home di Twitter, Instagram e Facebook ha contribuito in questo periodo.

Secondo i media britannici che hanno definito Death to 2020 “deludente” (li ha raccolti tutti l’Indipendent), il fatto frustrante non è tanto che Brooker sia unanimemente riconosciuto come un genio della satira politica – se a noi è noto principalmente come l’autore di Black Mirror, nel Regno Unito è famoso soprattutto per il programma Wipe, in cui commenta i fatti contemporanei con grande cinismo – quanto la totale assenza del tema reale-virtuale. Una cosa che in un anno come questo, da un autore premiato agli Emmy Awards per il modo con cui ha trattato l’alienazione tecnologica, che in un Wipe speciale a tema Covid-19 aveva detto «le notizie sui media sono come la frutta, fanno bene ma consumate in eccesso fanno venire il cagotto», comunque te la aspetti, ci speri.

E invece a Death to 2020 manca proprio un’angolatura nuova per trattare la stessa storia. Ci sono momenti brillanti, dovuti alla bravura di Hugh Grant nel ruolo di uno storico misogino che cita i tempi in cui i cattivi arrivavano a Westeros, «guardi che si confonde, quello è Il Trono di spade», e lui si indispone, «qui lo storico sono io!», e soprattutto alla creazione del personaggio dell’influencer millenial (a interpretarlo è Joe Keery, lo Steve Harrison di Stranger Things) che come gli influencer millenial è sempre “due cose”, prima bartender e mixologist, ora si è reinventato digital content creator e motivatore. Per George Floyd aveva postato un quadratino nero, non sapeva bene perché ma voleva che tutti sapessero che stava dalla parte giusta. Qualunque fosse.

Ma ogni cosa è già vista e sentita perché quanto abbiamo vissuto è stato così assurdo che l’abbiamo già fatto a pezzi almeno nelle nostre chat, in Italia siamo stati temprati dal «Governo che non lavora col favore delle tenebre» di aprile. Ci siamo abituati a ridicolizzare il 2020 al modo in cui si ridicolizza qualcosa di doloroso come fosse una terapia, quando invece Death to 2020 sembra solo un’emulazione, arriva tardi, non ci libera da niente. Verso il minuto 47 volevo soltanto finisse. In questo senso è piuttosto appropriato al soggetto che tratta.

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