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03:46 giovedì 9 luglio 2026
Uno dei più rilevanti indicatori di salute dei mercati indica molto chiaramente che i mercati stanno per crollare È il rapporto CAPE, che in sostanza dice questo: il mercato azionario oggi è messo otto volte peggio che prima del Martedì Nero del '29.
Fred Again ha fatto uscire tre nuove canzoni, però ha potuto sentirle solo chi era alla sfilata di Dior alla fashion week di Parigi Ha anche creato nuove versioni di “Summer Never Dies” e “y como te digo que” dei Latin Mafia, più alcune collaborazioni inedite e ancora senza titolo.
Finalmente uscirà anche in Italia l’autobiografia di Hayao Miyazaki Due volumi per ripercorrere la storia del maestro del cinema d'animazione contemporaneo: arrivano in libreria con La nave di Teseo, il primo sarà disponibile dal 28 agosto.
A Bologna ha aperto la Biblioteca Eco, dove verranno conservati gli oltre 32 mila libri appartenuti a Umberto Eco Migliaia di volumi disposti secondo il principio del "buon vicino" usato da Eco: libri messi l'uno vicino all'altro in base alla loro affinità tematica.
Nel sequel di Heat Leonardo DiCaprio e Christian Bale erediteranno i ruoli che furono di Al Pacino e di Val Kilmer Adesso resta solo da scoprire chi interpreterà il giovane Neil McCauley, il personaggio che nel film del 1995 fu di Robert De Niro.
La tregua tra Stati Uniti e Iran è saltata perché in un mese di trattative sullo Stretto di Hormuz non si è fatto praticamente nessun passo avanti A ufficializzare la fine della tregua, le solite parole di Trump, che ha definito i vertici iraniani «gente malata».
Ci sono diversi indizi di un grande tour europeo degli Oasis nel 2027, con due date molto probabili a Roma Una risposta data da Liam Gallagher su X ad una fangirl che si lamentava ha dato speranza su due nuovi concerti allo Stadio Olimpico.
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.

Cosa scegliere della moda maschile a Milano

Cos’è successo durante le sfilate delle collezioni Primavera Estate 2023 della moda uomo.

21 Giugno 2022

L’ultima volta che la settimana della moda uomo si è tenuta a Milano, lo scorso gennaio, eravamo alle prese con la variante Omicron e l’aumento vertiginoso dei contagi, che avevano portato alla cancellazione di molti show. Solo qualche mese più tardi, siamo ancora alle prese con il Covid, che sembra ormai impossibile da sradicare, mentre incombono altre amenità distopiche, come la devastante ondata di calore che sta attraversando l’Europa. Dopo un Salone del Mobile affollatissimo e dopo un Pitti Uomo che è tornato in presenza a Firenze – con ottimi ospiti fuori dalla fiera, da Grace Wales Bonner ad Ann Demeulemeester, ma ancora imbrigliato in uno “street style” che non interessa più a nessuno – è quasi fisiologico chiedersi come i grandi eventi si siano ricalibrati alla luce delle esperienze collettive degli ultimi due anni e mezzo. A guardarli dal di fuori, sembrerebbe tutto tornato alla normalità, la stessa che avevamo giurato di non volere più: lo strabordare di prodotti immessi sul mercato è lo stesso se non aumentato, ma osservando da vicino si vedono bene i segni lasciati dalla crisi. L’edizione dedicata alle collezioni Primavera Estate 2023 è stata infatti quantomai striminzita: di fatto due giorni e mezzo di sfilate, sopravvissute alle strategie dei grandi marchi (che ormai sfilano fuori calendario a cadenza settimanale) e alla stanchezza del formato fashion week.

Nonostante tutto, però, questi giorni di sfilate un senso ce l’hanno, soprattutto quando si guarda a un marchio come quello di Luca Magliano, che di fatto sta riportando, stagione dopo stagione, un entusiasmo vero per un certo tipo di moda fatta in Italia di cui si sentiva la disperata mancanza. Questa volta la location era un’ex cabina dell’Enel in disuso, situata in una delle tante periferie della città, non troppo lontana ma mai abbastanza vicina alla Milano scintillante che è ripartita per andare chissà dove. Al suo interno, Magliano ha messo in scena una performance per pochi ospiti, che raccontava di un risveglio dopo una lunga notte per mezzo di una collezione che, come sua abitudine, era modellata alla perfezione sui corpi dei suoi modelli-attori. Le giacche sono «composte e ricomposte con foulard di riciclo annodati liberamente», i pigiami scendono morbidi e quella morbidezza la mantengono anche le uniformi destrutturate, dove giacche, gilet e T-Shirt si incrociano seguendo logiche tutte loro e sembrano annunciare, come ogni pezzo di Magliano, un film che vorremmo vedere.

Magliano SS 2023, photo courtesy of Magliano

Era invece animata da una chirurgica precisione la collezione di Prada, intitolata “Choices”. Il set allestito da Rem Koolhaas negli spazi della Fondazione è una gigantesca casa di carta (che verrà poi riciclata) illuminata a giorno come non succedeva da tempo in uno show di Prada. Tutta quella luce permette di concentrarsi sulle linee assolute che dominano gli abiti che sfilano, a cominciare dai completi sartoriali – che abbracciano il corpo e ne mettono in evidenza la silhouette invece di crearne un’altra come la scorsa stagione – fino ai soprabiti, alle camicie, ai maglioni, ai pantaloni e ai pantaloncini, a cui Miuccia Prada e Raf Simons hanno tolto tutto quello che si poteva togliere ma ci hanno aggiunto la bramosia sfacciata che tutte quelle cose riescono a raggiungere nelle loro mani. «Perché scegliere proprio quel cappotto invece di un altro?», ha chiesto Miuccia Prada ai giornalisti nel backstage e la domanda è quella che spesso ci facciamo di fronte alla moltitudine di prodotti, stimoli, esperienze a cui siamo quotidianamente esposti. Cosa scegliere, infine? Gli shorts e i soprabiti in pelle nera, lavorata per ottenere uno speciale effetto invecchiato, oppure quelli a quadretti, leziosi, i Chelsea boot con la punta all’insù, oggetto di facilissima ossessione, oppure le sneaker, o meglio ancora i soprabiti in beige delle uscite finali, dello stesso colore della casa di carta? Quello di Prada è un guardaroba di capisaldi che riesce oggi a mantenere un’attrattiva non scontata: è un marchio sempre più desiderabile per generazioni diverse, e va bene così.

JW Anderson SS 2023, photo courtesy of JW Anderson

Per rispondere alla stessa domanda, forse, Jonathan Anderson è arrivato alle sue conclusioni per l’atteso debutto a Milano. Come spesso sta facendo nelle ultime stagioni, sia nel suo marchio che da Loewe, il designer inglese ha infatti voluto portare in passerella il contrasto tra ciò che si può indossare e ciò che invece no: così la sfilata si apre con maglioni  e giacche su cui campeggiano manubri, skate spezzati a metà, il cardine di una porta e un paio di guanti da lavoro. Anche qui il guardaroba si rifà alle forme essenziali, dalla felpa al blazer doppiopetto, dalla canotta al parka, mentre su tutto campeggia lo sguardo allucinato di un proto-selfie: quello dell’autoritratto con berretto, occhi e bocca aperta del pittore Rembrandt, risalente al 1630. «Una collezione che chiede di essere guardata con prospettiva: dalla cima del bastone per selfie», si legge nella nota ufficiale e così Anderson sembra prendersi gioco del suo stesso culto.

Nel calendario scarno di questo weekend intenso, ci sono stati altri show degni di nota, a cominciare da MSGM di Massimo Giorgetti, tornato finalmente alla freschezza originaria che ne aveva decretato il successo, passando per Jordanluca, che sta rapidamente diventando uno degli appuntamenti più interessanti della manifestazione, fino allo show fuori città di Alessandro Sartori per Zegna, che ha voluto omaggiare l’heritage del marchio nel più classico verde piemontese. Fuori calendario, invece, hanno presentato le loro collezioni Adriana Hot Couture e Garbagecore, che dal sistema stanno felicemente fuori ma delle quali il sistema avrebbe molto bisogno. Gucci, infine, ha scelto la formula di una presentazione intima da Cavalli & Nastri, il negozio vintage più conosciuto della città, per lanciare la collezione che Alessandro Michele e Harry Styles, proprio lui, hanno disegnato insieme: venticinque look che sono la somma perfetta delle loro visioni, tant’è che in molti si sono sorpresi di come quest’incontro non si fosse consumato prima. Un’operazione che annuncia, in qualche modo, una nuova fase di Gucci, che è là da venire: si tratta di scelte, ancora una volta.

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