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19:08 venerdì 15 maggio 2026
Un gruppo di scienziati era vicinissimo a sviluppare un vaccino per l’hantavirus ma si è dovuto fermare all’ultimo momento perché avevano finito i soldi Servivano 7 milioni di dollari per concludere la sperimentazione, ma il Covid ha interrotto tutto. Ci vorranno tra 12 e 24 mesi per tornare al punto in cui lo studio era stato lasciato.
Israele vuole fare causa al New York Times per un’inchiesta che racconta le violenze sessuali dei soldati dell’IDF sui prigionieri palestinesi L'inchiesta l'ha firmata il giornalista premio Pulitzer Nicholas Kristof e il giornale ha definito tutto ciò che racconta come «ampiamente verificato».
Sono bastati i primi tre mesi dell’anno perché quasi tutte le città della Pianura Padana superassero i livelli annui di inquinamento da polveri sottili Praticamente tutti i centri urbani della Val Padana, a marzo, hanno già violato le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.

Milano Moda, il fiuto

Collezioni che allettano con allure inebrianti e profumi, profumi, profumi. E una domanda: ma il vero fiuto è quello dei buyer o delle maison?

22 Febbraio 2013

(Terzo giorno di Fashion Week a Milano. Continuiamo a ospitare il report di Marta Casadei. Qui i resoconti della prima giornata e della seconda)

«Nessuno sa com’è buono in realtà questo profumo, pensava. Nessuno sa come è fatto bene. Gli altri si limitano a subirne l’effetto, anzi non sanno neppure che è un profumo che agisce su di loro e li affascina». Potrebbe essere considerata una citazione fin scontata questo brano tratto dal “Profumo” di Patrick Suskind. Ma traccia alla perfezione i contorni di un legame importante, quello tra una fragranza, chi la crea e chi la assapora.

In questo viaggio nel circo della moda guidato dai cinque sensi (più uno), l’olfatto è il fil rouge tra le esperienze della terza giornata di Milano Moda Donna. Non si tratta dell’olfatto in senso stretto: ogni collezione ha il suo profumo, la sua fragranza ben distinta. Quell’elemento che, unito alla vista, al tatto e all’udito, ammalia chi sta seduto nel parterre di una sfilata: le note dolci dei colori caldi e delle linee morbide, quelle floreali delle stampe variopinte, quelle intense delle nuances più scure e dei tagli sartoriali. C’è chi questi toni li stabilisce, il cosiddetto “ufficio stile”, e chi è in grado di interpretarli, nella fattispecie buyer ed editor.

Ed è in relazione a tutte queste figure coinvolte nel difficile meccanismo della moda, quello che da un’idea abbozzata su un moodboard fa arrivare un vestito in boutique, che assume importanza sempre maggiore una dimensione dell’olfatto diversa, ma decisiva: il fiuto. Chi tira realmente i fili sottili del successo di una collezione? Chi ha davvero fiuto per la moda? Gli stilisti che si fanno interpreti di sogni ed esigenze di un pubblico multi-sfaccettato o i compratori che, dall’altro lato della barricata, hanno il medesimo onore ed onere? La risposta è, come nel caso del profumo: entrambi. Una collezione deve lasciarsi interpretare – da qui la bravura del designer -, ma chi la interpreta, a sua volta, deve essere in grado di percepirne tutte le note. Anche quelle più nascoste.

MOSCHINO

Sono note intense e decise quelle della collezione Moschino, disegnata da Rossella Jardini. Il marchio non lascia da parte le stravaganze giocose che l’hanno reso famoso e manda in passerella mise black&white, ma anche broccato rosso fuoco. Gli elmetti da equitazione con logo dorato, i kilt e i cappottini in tartan rosso fuoco strizzano l’occhio alle tradizioni Brit. Una collezione dal mood sbarazzino e giovane, che conferma l’identità dell’etichetta.

SPORTMAX

Avvolgente, sinuosa. Come solo una collezione che appare concreta, pratica, ma in realtà è frutto di lavorazioni e costruzioni  profondamente ricercate può essere. Sportmax fa leva su un’alternanza di toni: quelli familiari come la pelliccia e quelli inediti come il feltro ricamato su liste di organza, che vanno a dare vita a gonne a pieghe contemporanee e sensuali. Declina la femminilità in note differenti: maglie dal piglio sportivo abbinate morbidi pantaloni melange, abiti ricamati, cappotti deconstrué.

ETRO

Un tripudio di colori, culture, profumi. La collezione Etro è un’esplosione di toni diversi, in continuo divenire, ben rappresentati dalle grafiche caleidoscopiche che si fondono le une con le altre sul videowall che fa da sfondo al defilé. Dominano le sovrapposizioni, i ricami, il patchwork. Trionfano le stampe: il paisley, motivo signature della maison, è reinterpretato in chiave nuova, contemporanea. Il profumo della collezione conquista perché stupisce: simmetrie audaci e bagliori di lurex, guanti da sci e stiletti.

ICEBERG

Per l’AI 2013/14 Iceberg riedita un profumo di successo. E lo fa in modo sapiente, imprimendo alla collezione un twist che la rende ben codificata, ma non già vista. Il primo look si ispira a quello sfoggiato da Giuliana Gerani – e disegnato da Jean Charles de Castelbajac – in una campagna pubblicitaria scattata da Oliviero Toscani nel 1983. Segue un trionfo di maglieria: abiti over con termosaldature e maxi zip, ma anche pull da portare con pantaloni a sigaretta. E guanti di pelliccia lunghi oltre il gomito.

BLUMARINE

Aggraziata, dolce, rassicurante. Anna Molinari firma una main collection che declina la couture in chiave comfort. I volumi sono morbidi e avvolgenti, fatta eccezione per le spalle ben strutturate delle giacche avvitate. Ma è anche dinamica e si evolve via via che gli outfit escono in passerella: i drappeggi danno un effetto tridimensionale alle minigonne in pelle, le bluse morbide scintillano di paillettes, i fiori in plexiglas ornano i microabiti da sera.

GABRIELE COLANGELO

Sperimentale e artigianale. Gabriele Colangelo è noto per le sue ricerche in chiave couture. Traslando la questione sul piano olfattivo, è come se il designer si fosse messo a selezionare e intrecciare note olfattive con perizia e cura estrema, finendo per incappare in un risultato inedito. Che forse il grande pubblico non può capire, ma racchiude in sé una potenza notevole. Il fil rouge della stagione è l’idea del non finito, della scomposizione. Attraverso bicromie, compresenza di materiali e di colori: pennellate di pixel argentei spezzano la monocromia degli abiti bordeaux come fossero lampi di luce. L’ispirazione sono le distorsioni digitali fotografiche di Laurent Segretier.

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