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05:24 sabato 3 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

Bentornata Milano

La settimana della moda si è svolta quasi totalmente in presenza: molti i nuovi nomi da segnalare, mentre i grandi marchi continuano a fare sé stessi e le polemiche succedono solo su Instagram.

27 Settembre 2021

A voler trovare dei segnali che Milano, e la sua settimana della moda, sono ritornati a essere almeno in parte quello che erano prima della pandemia, forse basterebbe segnalare che i taxi negli ultimi giorni non erano più facilmente reperibili e che le macchine e i van neri messi a disposizione della Camera della moda per influencer e addetti ai lavori hanno ripreso a popolare gli angoli più disparati della città. È tornato anche il circo dei curiosamente vestiti che, di questi tempi, diminuiti drasticamente i fotografi di street style, perlopiù si autoimmortalano mentre sono in streaming perenne nelle Stories o impegnati in un vlog di TikTok. È questo, probabilmente, il lascito più grande dell’esperienza dei lockdown: il discorso sulla moda si è spostato nei pallini di Instagram e più che il look del giorno o l’ostentazione dell’invito, oggi tutti cercano di offrire punti di vista e opinioni, cavalcando le polemiche o, nel caso il numero di follower lo permetta, creandole. È uno spettacolo quasi surreale, ma che dimostra quanto rapidamente stiano avvenendo, e in maniera del tutto diversa da come ce li aspettavamo, i cambiamenti in un’industria che per decenni è stata sempre uguale a se stessa.

La nuova generazione che prova a ridisegnare Milano

Rappresentazione, diversità, inclusione, l’emergere di nuovi talenti: Milano negli ultimi anni ha provato a costruire un racconto sulla moda che tenesse insieme la sua storia, quella stagione meravigliosa che l’ha resa punto di riferimento nel mondo ma che spesso si è trasformata in zavorra insuperabile per le nuove generazioni di designer, e allo stesso tempo offrisse visioni alternative, anche inaspettate, almeno rispetto allo “stile” prodotto storicamente dalla città, e dal nostro Paese. Così, riguardando alla fashion week che si è svolta dal 21 al 27 settembre per la quasi totalità in presenza, fa piacere scoprire e ritrovarci un gruppo di nomi che stanno portando energie differenti nel calendario. Da Marco Rambaldi, che è probabilmente l’unico che lavora per davvero sul casting delle sue sfilate allargando di volta in volta il suo concetto di comunità, scegliendo volti e corpi di taglie, età e background differenti che possano vestire i suoi abiti con naturalezza, passando per ATXV, il marchio lanciato da Antonio Tarantini, che invece gioca con un minimalismo fatto di asimmetrie che il corpo lo scoprono in maniera inattesa e che è una delle novità più interessanti di queste sfilate, fino al #TackyHangover di Adriana Hot Couture, dietro alla quale c’è il collettivo Mindstream composto da Elisa Zaccanti, Bianca Luini e Greta Gerardi, un progetto che della Settimana della moda in sé e per sé ha poco bisogno, perché ha saputo trasformare un’estetica social in un marchio. Ci sono Loris Messina e Simone Rizzo di Sunnei, che hanno mandato in passerella probabilmente il loro show più riuscito e continuano a dimostrare cosa significa essere un brand che con il digitale ci sa fare, e c’è Act N°1, il duo formato da Galib Gassanoff e Luca Lin, il cui lavoro sulla femminilità è interessante perché riesce a rendere contemporanei cose come il tulle, i fiocchi e i drappeggi, misurandosi con i corpi in tutte le loro forme (bellissima l’uscita di Giulia Alleonato). C’è anche Vitelli, collettivo guidato da Mauro Simionato, che avendo scelto la maglieria come mezzo principale d’espressione, affare notoriamente difficile, il corpo se lo dimentica e lo ricostruisce secondo forme fluide e volutamente confusionarie. Insomma, niente male per una città senza talenti (mi si perdoni la semi citazione trash).

Un look della collezione Primavera Estate 2022 di Marni. Foto courtesy of Marni

Una globalizzazione del gusto

Che il corpo femminile fosse al centro delle collezioni e del rumore intorno a esse era piuttosto scontato, eppure a fronte di una Selvaggia Lucarelli che denuncia le modelle troppo magre di Blumarine dimenticandosi che ci sono ancora donne che magre vogliono esserlo, e non basterà il marketing dell’inclusività a far cambiare loro idea, è curioso osservare le reazioni al ritorno del “sexy” in passerella. A un certo punto dovremo decidere se questa libertà di essere come si vuole l’abbiamo conquistata o meno, ma anziché alimentare polemiche che si cancellano ogni ventiquattr’ore, è forse più utile concentrarsi sulle sfide che il sistema-moda oggi affronta. La globalizzazione del gusto è qui, ora, tra noi, nella forma di un Pantheon dove tutti gli dei esistono contemporaneamente, e che cerca in tutti i modi di rispecchiare le imprevedibili abitudini dei nuovi consumatori. Lo hanno dimostrato bene Miuccia Prada e Raf Simons, con una sfilata che è avvenuta in contemporanea a Milano e a Shanghai, perché le frontiere per i viaggiatori del lusso saranno ancora chiuse, ma non lo sono per gli accessori made in Italy, come dimostrano i dati, diffusi a luglio dalla Dogana generale cinese, sull’interscambio commerciale tra Cina e Italia, che nel primo semestre del 2021 ha raggiunto la cifra di 34,93 miliardi di dollari (+46,5 per cento su base annua, ne parliamo anche sul numero in edicola di Rivista Studio). Per la prima volta, vale la pena di notare, l’Italia ha superato la Francia come primo esportatore di moda in Cina.

I prodotti più richiesti? Quelli agroalimentari e le borse da donna. Ha molto senso allora, soprattutto per Prada che su quel mercato ha di recente sperimentato collezioni ad hoc che hanno avuto ottimi riscontri, la re-edition della borsa Carolyn del 1995, dedicata a Carolyn Bessette e ora riproposta in rosso, che completava una collezione dove la femminilità veniva decostruita attraverso maglioni-corsetto, chiodi in pelle e pantaloncini incorporati nelle mini cortissime. Pantaloncini perfetti per chi va in bici ma anche, visto che di applicazione del reale stiamo parlando, per Paesi dove indossarli sotto le gonne è già pratica comunissima, per ragioni tutt’altro che piacevoli (mai sentito parlare delle molka?). Mentre su Instagram e TikTok c’è chi si è divertito a ricreare il fiocco e la coda degli abiti – che portano il segno inequivocabile di Raf Simons – con la carta igienica, una cosa è certa: per scavalcare le differenze, il linguaggio dei marchi dev’essere quanto più largo possibile e, sì, semplificato. La femminilità è una materia complessa, ma la distinzione tra chi compra e chi commenta sui social, amplificando o distruggendo l’hype di un marchio, rimane oggi il vero rompicapo di quest’industria.

I grandi marchi

E a proposito di grandi marchi e nuove strategie, pur avendo scelto di sfilare solo due volte l’anno in location che vengono decise di volta in volta, Gucci ha voluto presentare in città il suo progetto Vault, che ridisegna il negozio online. Sugli scaffali virtuali di Vault si trovano infatti pezzi vintage di seconda mano o provenienti da archivi, scelti da Alessandro Michele e dagli esperti archivisti del brand, e «riportati al primitivo splendore» grazie a speciali interventi di restauro. Molti sono pezzi unici, su cui Michele ha aggiunto la sua firma. Ovviamente, saranno quelli più ambiti. Accanto a questa selezione ci sono poi le creazioni di giovani designer, in alcuni casi in esclusiva per Vault, che erano già stati invitati dal direttore creativo a prendere parte al GucciFest dello scorso novembre. Tra di loro c’è Cormio di Jezebelle Cormio [l’avevamo intervistata qui, ndr], ma anche Collina Strada, Ahluwalia, Yueqi Qi, Rave Review e Rui Zhou tra gli altri.

Giorgio Armani ha invece celebrato i quarant’anni di Emporio Armani con una sfilata che si aggiungeva alla mostra The Way We Are in corso all’Armani/Silos e con un numero da collezione dell’Emporio Armani Magazine, che negli anni ha raccontato la comunità di persone che si è raccolta attorno al marchio e lo stile che ha saputo esprimere. Se, infine, il clash tra Versace e Fendi ha lasciato tutti un po’ di stucco – dopo Balengucci dovremo aspettarci molte di queste operazioni – ma farà felici i feticisti del logo, è stato lo show orchestrato di Francesco Risso da Marni a riportare un po’ di quella magia della moda che tanto manca agli addetti ai lavori. Il direttore creativo ha vestito sia ospiti che modelli per una performance, accompagnata dalla musica di Dev Hynes, dove tutti i corpi erano uniti, nascosti o scoperti, tra maglioni extralarge, felpe, pigiami e T-shirt oversize su cui campeggiavano le righe e i fiori, segni semplici ma non banali. Era una sorta di rito, di ritrovo, di celebrazione del ritorno a un’umanità condivisa: chi lo dice che la moda non emoziona più?

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