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12:29 martedì 21 luglio 2026
A Londra ci sarà la prima maratona corsa dentro un negozio Ikea Consiste nel fare 17 giri da un kilometro e mezzo. I posti disponibili sono 80 e non è ammesso il pubblico.
Sarà una coincidenza, ma negli USA durante i Mondiali si è registrato un grandissimo aumento delle richieste di giorni di malattia Il giorno dopo il Knockout Tuesday, la sconfitta negli ottavi di finale contro il Belgio, negli uffici c'era il 26 per cento di presenti in meno.
In Giappone hanno inventato i frigoriferi per tenere al fresco gli esseri umani durante le ondate di calore Costano 9 mila euro, all'interno c'è una sedia, la temperatura è a 15 gradi Celsius, quando ti siedi l'aria fresca viene soffiata verso testa, collo, spalle e schiena.
Il trend social del momento si chiama As Nolan Intended, cioè persone che guardano Odissea su dispositivi assurdi per prendere in giro Nolan e la sua fissazione con l’IMAX Sullo schermo di una lavatrice, su un Apple watch, su un Tamagotchi, sulla macchinetta obliteratrice del bus. Tutto pur di indispettire Nolan.
Dopo la cancellazione del concerto di Bad Bunny a causa della grandine, parecchie persone si sono convinte che fare concerti a Milano porti sfortuna È successo a lui, a Rosalia, a Bruce Springsteen, ad A$AP Rocky, ai Flaming Lips... Forse è il caso di iniziare a preoccuparsi?
A Bologna c’è un archivio che conserva tutti gli atti giudiziari, gli articoli di giornale, i materiali audiovisivi per ricordare cosa è successo davvero al G8 di Genova Si trova nello spazio autogestito Vag61 e conta gli atti dei processi processi sul G8 del 2001, una rassegna stampa di 6.275 articoli e moltissime ore di materiale audiovisivo.
Sta per arrivare You Never Did Anything Wrong, Part II (2026), il nuovo film di Nan Goldin Lo presenterà a novembre a Londra, alla Hayward Gallery del Southbank Centre, la sua prima grande mostra inglese in 24 anni.
Lana Del Rey ha rimandato per l’ennesima volta l’uscita del suo nuovo disco, ma per farsi perdonare ha detto che nel frattempo ha quasi finito anche quello successivo Bisogna aspettare ancora un mese, come minimo, per ascoltare Stove e, forse, anche Spyda, i due album che l'artista definisce «tra i più belli che abbia realizzato».

Che c’è di nuovo a Milano

Oltre ai grandi marchi come Valentino, che ha riaperto il Piccolo Teatro, la settimana della moda ha visto emergere nuovi nomi di cui sarà interessante seguire il percorso.

02 Marzo 2021

Un anno di pandemia ci ha insegnato a non fare progetti. Lo ha detto anche Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, dopo lo show che si è tenuto al Piccolo Teatro lunedì 1 marzo, che ha chiuso la settimana della moda di Milano. Per la prima volta un marchio di moda entra nel luogo simbolo di un certo modo di fare cultura progressista in Italia e lo fa con una sfilata, «un atto di moda» come lo chiama Piccioli in conferenza stampa (distanziata), che di teatrale, e del Piccolo stesso, aveva molto. Un palco-set essenziale, dove i modelli sfilano, accompagnati dalla splendida voce di Cosima e dall’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, seguendo un fascio di luce, per poi allinearsi in una formazione finale che si riflette sugli specchi che li sovrastano. La collezione è interamente bianca e nera, con l’eccezione di qualche sprazzo d’oro, frutto di un esercizio di sottrazione con cui Piccioli ha voluto cesellare il suo messaggio per renderlo più «secco, asciutto e radicale». Un guardaroba condiviso che prende ispirazione dai codici del marchio, e da quelli della couture, ma li rielabora attraverso uno sguardo contemporaneo, come Piccioli sta facendo da molte stagioni a questa parte: i volumi si restringono e si avvicinano sempre più al corpo, e lo assecondano, mentre i capi e gli accessori (dalla giacca alla maglieria agli stivali) sono gli stessi per l’uomo e per la donna. «Mi sembrava che riaprire un teatro fosse un gesto quasi punk, in un momento in cui la cosa che ci è mancata di più è stata la condivisione di cultura e valori. E questo teatro in particolare», ha detto Piccioli, la cui progettualità su Valentino, anche in pandemia, è oggi uno dei racconti più coerenti dell’industria. È bello averlo a Milano ed è bello vedere nuovamente il Piccolo aperto, seppur per un giorno, dopo un anno senza spettacoli in cartellone.

Volgendo lo sguardo a quello che è successo durante la settimana, provoca poi una certa ebbrezza la quantità di nomi nuovi di cui si è parlato in questi giorni. Certo, ci sono stati Miuccia Prada e Raf Simons, dal loro salotto virtuale ormai diventato iconic, si perdoni la volgarità internettiana, e c’è stato Kim Jones da Fendi, alla sua seconda prova da direttore creativo che è sembrata un po’ più convincente della prima ma ancora, decisamente, in fase di elaborazione, anche se ripensare all’ultima, perfetta, sfilata di Silvia Venturini Fendi dello scorso settembre qualche dubbio viene. Poi c’è stata la performance di Francesco Risso da Marni, orchestrata da Mikky Blanco che è sempre un piacere rivedere, con un guardaroba che porta agli estremi gli abiti del lockdown e fa diventare i piumoni piumini, le code di sirena abiti, le coperte mantelle. Quella di Risso è una visione davvero interessante che, come ha scritto Angelo Flaccavento su Business of Fashion, gioverebbe di un lavoro di editing per aiutarla a venir fuori in maniera più nitida.

E come non segnalare la seconda prova di Nicola Brognano da Blumarine, ode a Britney Spears con il tocco di Lotta Volkova: la collezione è sexy, divertente e molto focalizzata, sembra la Milano dei primi Duemila e dopo un anno di lockdown ben venga questa studiatissima frivolezza. Ma a proposito di nuovi nomi, una delle critiche che spesso si fa a Milano è l’incapacità sistemica di produrre e sostenere nuovi designer e la difficoltà cronica a far emergere nuove esperienze. Nel numero di Rivista Studio ora in edicola, ho parlato con tre designer – Jezabelle Cormio, Giuditta Testa di Garbagecore e il “collettivo” di Adriana Hot Couture – che stanno costruendo il loro percorso al di fuori del tracciato di quel sistema, che per molti è soffocante, ma c’è anche chi ha deciso di starci dentro, e provare a giocare secondo le regole, magari inventandosene di nuove. Vedi Sunnei (anche loro sono sul numero 46 di Studio) che maneggiano la comunicazione digitale con una naturalezza testimone delle fondamenta con cui è nato il marchio, che digitale lo è per davvero e non per necessità. 

Per una storia di successo ormai avviato, ce ne sono altre che meritano di essere monitorate con attenzione e supportate a dovere per quella solita storia che se fossero in un’altra città sarebbero celebrati ecc ecc. E allora non dimentichiamoci che a Milano c’è Marco Rambaldi, che ha presentato il suo “Manifesto Paradisiaco”, e che lavora sul corpo e sull’inclusione in maniera organica e non stucchevole, e sta riunendo intorno a lui un gruppo di giovani donne che è interessante seguire e scoprire. C’è Act N°1, il duo formato da Galib Gassanoff e Luca Lin, che hanno prodotto il video più intenso e romantico, nel senso migliore del termine, dell’intera settimana: anche a loro gioverebbe un editing mirato, perché di sostanza ce n’è da tirar fuori. Ha debuttato invece con l’unico show in presenza in calendario (regolato dai protocolli anti Covid-19), Daniel Del Core, 31enne che si è fatto le ossa da Gucci come designer addetto alle celebrity, e che ha lanciato il marchio che porta il suo nome con una sfilata bombastica che, come ha spiegato lui stesso a Vogue Us, raccontava di couture e funghi mutanti che facevano pensare (almeno a chi scrive) dell’Area X di Jeff VanderMeer. Un inizio che fa ben sperare: i nomi ci sono, non ci resta che seguirli. 

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