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09:53 giovedì 8 ottobre 2026
Lardini presenta The Knitted Jacket, il secondo capitolo di The Code of Making Dopo il film dedicato all'abito sartoriale, il brand marchigiano racconta la produzione della sua giacca maglia, dal filato al capo finito.
Due creator hanno lanciato una app per scoprire tutti i posti strani e inquietanti del mondo prima che spariscano per sempre «Siamo gemelli e vi aiutiamo a trovare destinazioni strane e sconosciute», così i creator Bodhi e Kai hanno presentato Deep Spot, «la mappa più figa del pianeta».
Un rarissimo uccello che vive solo sull’Himalaya è stato costretto a cambiare cinguettio perché non riusciva più a farsi sentire dai suoi simili per colpa del rumore causato dai turisti L'uccello si chiama monal, detto anche fagiano himalayano, e i turisti gli stanno rovinando la vita: per colpa loro si è dovuto pure trasferire in alta quota.
La Svezia ha fatto uno spot per invitare tutti gli introversi del mondo a fare le vacanze in Svezia, promettendo che lì nessuno li disturberà mai per nessuna ragione Tanto che l'Agenzia Nazionale del Turismo svedese ha fatto uno spot rivolto esclusivamente a loro.
L’associazione delle biblioteche americane ha stilato una lista dei libri più censurati di questo millennio e dentro ci sono dei titoli piuttosto sorprendenti Accanto alle prevedibili Harper Lee e Maya Angelou ci sono anche graphic novel, libri per bambini, Sarah J. Maas e Gossip Girl.
Il sindaco di Saint-Denis Bally Bagayoko è sceso in piazza con gli studenti francesi e li ha protetti dalle cariche della polizia Ma non è un caso isolato, il suo: vista la violenta repressione, sono tanti gli adulti che stanno proteggendo, con il loro corpo, i manifestanti.
Una ricerca internazionale ha dimostrato che c’è un sensibile aumento dei tumori in età giovanile In questo aumento c'entrano obesità, alimentazione scorretta, poca attività fisica, alcol, fumo e inquinamento, ma anche l'aumento di prevenzione ed esami specialistici.
C’è una base della RAF in Inghilterra che potrebbe come non potrebbe essere sotto attacco dell’Iran Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.

Milano da bere

Martini, Moscow Mule, Negroni sbagliato, atmosfere d'epoca o contemporanee: quattro bar fondamentali della città che ha fatto del drink uno stile di vita.

18 Dicembre 2015

Pasticceria Massimo 1970 (zona circonvallazione del 9, passaggio di sciure e bocconiani)

I migliori martini di Milano li fa un caffè di quartiere. E cioè la Pasticceria Massimo 1970, l’anno a indicare i quarantacinque anni di onorata conduzione famigliare. Sta all’inizio di via Ripamonti, nel tratto che va da Sabotino a Beatrice d’Este, quello in cui vai sempre spedito e invece conviene fermarsi. Dentro, fino a un attimo fa, ci trovavi il compiantissimo Morando Morandini a bere il caffè con l’iPad sintonizzato sulla partita, sperso tra una massa di habitué incrollabili che pattugliano il bancone con costanza giornaliera: un caffè, un bignè (i più buoni della città), un calice di bollicine. Il figlio più piccolo, come in un film di Pupi Avati, si chiama Luca e si è specializzato in cocktail, con predilezione per i gin che battono bandiera di Sua Maestà.

Better Drink Martini
Pubblicità del Martini, 1953 (Picture Post/Hulton Archive/Getty Images)

Perciò si finisce sempre sul martini, pescando tra le bottiglie di pregio sistemate accanto alla macchina del caffè, lo vuoi più secco o più botanic? Altrimenti gli lasci fare e lui inventa, tra London Mule (col gin al posto della vodka), Negroni invecchiati, drink homemade dai nomi fieramente anni Ottanta come Tentazione. Quest’anno ha lanciato la prima etichetta di casa: Crinò Numero 7, dal cognome di famiglia d’origine siciliana, infatti in questo vermouth ci sono pure profumi isolani. Non ha nulla del “locale”, e forse è la ragione per cui sta sorgendo attorno a questo indirizzo una solida comunità di bevitori giusti, i fedelissimi insieme a nuovi stranieri con lettera di referenze, il milanese doc e il tipo venuto da Hong Kong, la coppia di vecchietti di Up (passate attorno alle sette e mezza di sera, sono i più teneri tra gli avventori) e qualche residuo di cumenda vanziniano che non dà mai fastidio, anzi. La sera chiude non più tardi delle otto e un quarto, e anche questa è una bella controtendenza: un cocktail fatto come dio comanda, le sfogline di pasticceria, e poi tutti a cena, contro lo strapotere duro a morire dei buffet di cous cous e pasta riscaldata fino a notte fonda.

Santeria Social Club (zona molto fuoricerchia sponsored by Prada)

Ora che il Santeria originale (quello all’Ortica) è ufficialmente diventato fighetto (non che prima fosse un posto da squatter, ma di recente è stata avvistata Barbara Berlusconi a fare l’acclamato brunch domenicale), il solito giro giusto dietro a uno dei marchi più riusciti degli ultimi anni ha rilevato – via bando comunale – l’ex concessionario sfitto da anni su viale Toscana. Dalla “perifa” vera alla semiperiferia che guarda da un lato allo Scalo Romana (dunque alla torre d’oro di Miuccia Prada), dall’altro alla fu centrale del latte che sarà riqualificata nel nuovo campus bocconiano. Dentro, sedie di finta formica più chic di quella da mercatino, soffitti che riprendono le vecchie piastrelle a esagono milanesi, librerie stile cassette di frutta da bookcrossing e un bellissimo bancone con buone bottiglie. Hanno strappato un barista al Rita, il più storico e celebrato locale di cocktail sui Navigli, e preparano drink ritrovati con nomi che piacciono agli hipster da barber shop, che è come si chiamano oggi i parrucchieri in Isola: il più bello è Suffering Bastard, che è pure uno dei migliori. C’è anche una serata Gatsby, con – così recita la réclame – «Music & Bar from the Roaring Twenties»: orchestrina jazz e alcolici psuedoclandestini; oggi in città lo speakeasy da finto Proibizionismo si porta moltissimo.

Eppol (zona Venezia Gay Village)

Edward Of The Ritz
Edward, il barman del Ritz Hotel, prepara un cocktail, 1973 (Evening Standard/Getty Images)

La titolare frizzantissima (non riesco a trovare aggettivo più indicato) viene di corsa al tavolo a chiedere cosa vi piace come vi piace, il bartender poi ve lo personalizza a dovere. (Attenzione: c’è chi dice di averne ultimamente trovato uno più scarso, con conseguenti cocktail non all’altezza dei primi, quando inaugurò Saturnino.) Prima stavano sui Navigli, poi son venuti qui perché «fa più casa», dicono, a un passo dal palazzo déco del Panino Giusto, meno turisti e più aspiranti socialite da Castro milanese. Pure da queste parti impazza la riscoperta degli standard di una volta, mescolati o agitati, pestati o no, in coppa o in bicchiere, e ovviamente Moscow Mule come se piovesse, ormai da queste parti si beve solo quello, su sfondo di modernariato appunto casalingo (ma col tavolo di marmo di Carrara) e tutt’una parete di bosco verticale che fa molto padiglione dell’Expo. Giro modaiolo-musicale da divano di X-Factor che mangia quinoa e erbe dell’orto, forse per questo nei drink finiscono rosmarino, lavanda e aromi vari come oggi piace alla gente che piace, però sono buoni.

Bar Basso (zona Upper East Side)

«In questo momento avrei proprio voglia di uno sbagliato del Bar Basso», mi disse un’amica qualche tempo fa, che farà pure troppo snob, si capisce, ma è l’aria con cui si entra nel più polveroso e sempre moderno bar della Milano da bere, quella vera. Michele Placido ci ha girato il brutto Vallanzasca: pure un pugliese – seppur consigliato da qualche bravo scenografo – sa che deve andare lì, per ritrovare quella Milano lì. Qui appunto hanno inventato il Negroni sbagliato, a Milano solo sbagliato: del resto è la città in cui non si specifica se un luogo è una via o un viale o una piazza, si omette sempre la prima parte, ci vediamo «in San Babila» o «in Montenero», con conseguente spaesamento iniziale dei fuori sede. Dentro è tutta una tenda e una boiserie, il Bar Basso sta al drink tradizionale (e ai suoi pochi ammennicoli: noccioline, olive, patatine, l’aperitivo italiano che in alcuni posti è rimasto immutato) come il Bar Quadronno sta al panino d’autore. Ci organizzano eventi piacioni per il Salone del Mobile, ma persiste e resiste la granitica clientela di quartiere da bianchino spruzzato di campari, del resto siamo poco prima di piazza Piola, Città Studi, la Lambrate di Rocco e i suoi fratelli e oggi dei loft e del design. C’è quell’aria vintage da «specialità italiane e internazionali» che dà calore più di un filtro Sierra su Instagram.

Nell’immagine in evidenza: Un barman dell’Embassy Club nel 1933. (Sasha/Getty Images)
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