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12:53 lunedì 17 agosto 2026
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

Michiko Kakutani, la più feroce critica letteraria americana, si è dimessa dal New York Times

28 Luglio 2017

Vanity Fair la definisce «la donna più temuta dell’editoria», e a ragione: Michiko Kakutani, sessantadue anni – di cui quasi quaranta passati al New York Times, che fino ad oggi l’ha avuta come responsabile delle recensioni letterarie – ha avuto un potere e un ascendente senza paragoni nel mondo letterario in lingua inglese, tanto che il suo addio al grande quotidiano americano, scrive sempre Vanity Fair, «cambierà istantaneamente il mondo dell’editoria». Kakutani ha contribuito  all’affermazione di astri della letteratura come David Foster Wallace, Ian McEwan, Martin Amis, Jonathan Franzen e George Saunders.

Michiko Kakutani ha ammantato per anni il suo potere di un temperamento imprevedibile, capace di sorprendere e di renderla, appunto, una figura oggetto di timori ossequiosi. Poco mondana, la donna ha firmato anche diversi interventi più politici che letterari, su temi come la guerra in Iraq o, più recentemente, l’ascesa di Donald Trump, che sostiene VF, è il vero motivo per cui avrebbe asciato il suo prestigioso incarico: per scrivere saggi sulla situazione politica americana. Il Times non ha ancora indicato un nuovo chief book critic.

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La Kakutani era soprattutto le sue stroncature: The Cut ne ha messe insieme un po’, partendo da quella che ha affibbiato a The Spooky ArtSome Thoughts on Writing, libro di Norman Mailer sulla scrittura che lei ha commentato così: «Leggere questo libro è come dover fare un lungo viaggio in autobus su una strada dissestata, seduti a fianco di un loquace aneddotista che non fa mai un pisolino e non si ferma mai per respirare, e che non sembra avere alcun censore nella sua testa». Una sorte simile è toccata a Franzen nel 2006; a Kakutani non era affatto piaciuto il suo memoir Zona disagio: «Nelle sue nuove memorie, il sig. Franzen volge il suo sguardo spietato su se stesso e riesce a darci un odioso ritratto dell’artista da somaro: petulante, pomposo, ossessivo, egoista e incredibilmente egocentrico». E sull’Animale morente, romanzo di Philip Roth del 2001: «I suoi personaggi sono collezioni di tratti generici, i loro destini maldestramente inscenati dall’autore per evidenziare assunti filosofici che ha proposto molte altre volte in passato».

Immagini via Slate e Vanity Fair
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