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La NATO è preoccupata che se la guerra in Iran dovesse continuare si ritroverà senza armi e munizioni perché gli Stati Uniti ne stanno usando troppe Finora gli Usa hanno speso 29 miliardi di dollari per una guerra di cui non si vede la fine e ancora non è chiaro lo scopo.
C’è una gran polemica nel mondo letterario perché la Premio Nobel Olga Tokarczuk ha detto di aver usato l’AI durante la stesura del suo nuovo libro Cosa che in realtà non ha mai detto, come si è affretta a spiegare lei stessa in un comunicato stampa in cui precisa che l'AI non scriverà mai al posto suo.
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.

I fumetti di Michele Mari

Abbiamo parlato con lo scrittore del suo nuovo libro, La morte attende vittime, in vendita da ora fino al 29 agosto.

23 Luglio 2019

Michele Mari scrive in una lingua magnetica. Tutti suoi testi, dall’avventuroso romanzo Roderick Duddle, alle poesie struggenti di Cento poesie d’amore a Ladyhawke, al suo libro testamento Leggenda Privata, sono caratterizzati da un linguaggio che Mari ha praticamente inventato. A questa carrellata di capolavori si aggiungono i suoi fumetti La morte attende vittime. Tutti i fumetti di Michele Mari (ed. Nero) – in vendita da ora fino al 29 agosto, e poi mai più – che dalla preview sembrano ricalcare esattamente quel tratto unico che Mari è solito esprimere con le parole. Quando qualche anno fa gli chiesi di raccontarsi attraverso dieci oggetti– per rendere materico un mondo fino ad allora per me inafferrabile – lui mi portò: una fiche da poker, per le poesie sul poker; due anelli, per la poesia Il nostro fidanzamento extramondano; un cristallo di verderame, per Verderame; un pezzo di ferro, per Tutto il ferro della torre Eiffel; un dente di capodoglio, per il racconto Otto scrittori; un suo disegno, per Di bestia in bestia; un cd dei Pink Floyd, per Rosso Floyd; una targhetta militare, per il diario militare Filologia dell’anfibio; due stilografiche con cui ha scritto i suoi libri fino a oltre il 2000; un cubetto di vetro verde, che rimane un mistero.

ⓢ I fumetti li aggiungeresti alla lista oggi?
Sicuramente sì: parlano di un liceale che vivendo di rendita sulla sua vocazione letteraria studiava poco, e passava i pomeriggi a disegnare fumetti.

ⓢ Possiamo dire che i fumetti sono come un diario?
No: al contrario erano un modo, uno dei tanti, per sfuggire alla realtà, alle persone, alle giornate. Se non disegnavo leggevo.

ⓢ I tuoi genitori si sono espressi più attraverso le immagini che attraverso le parole. Credi di aver ereditato questa ispirazione da loro?
Indubbiamente. Sono nato e cresciuto vedendoli lavorare, e fin da piccolo ho imparato a maneggiare i loro strumenti. Osservandoli ho imparato tante cose senza che me le dovessero dire: come si tiene una penna, come si fa un segno continuo, come non si deve appoggiare il polso sul foglio, come si fa una campitura o un retino, quali tipi di pennini adoperare, eccetera.

ⓢ Con quali giornali, testi, libri, fumetti .. sei cresciuto?
Un po’ con tutti: Cocco Bill (nel Giorno ragazzi che usciva il giovedì), l’Uomo Mascherato, Mandrake, Nembo Kid, Braccio di Ferro, Tin Tin; poi con Linus, quindi Dick Tracy, Fearless Fosdyk, Li’l Abner; poi c’è stata una fase Diabolik-Satanik…

ⓢ Perché hai sentito l’esigenza di trasformare dei classici in fumetti?
L’Orlando furioso (episodio di Cloridano e Medoro) per la sua spettacolarità: leggendolo me lo vedevo davanti come un film, scena per scena, dettaglio per dettaglio, prospettiva per prospettiva; I Sepolcri di Foscolo per affetto (una vera foscolomania) e per la quantità di oggetti simbolici (e dunque disegnabili) che vi sono contenuti. Il Visconte dimezzato per la possibilità di tradurre in termini grafici (contrasto bianco/nero) la scissione del personaggio, tema che mi ha sempre affascinato.

ⓢ Che tipo di reazioni hai raccolto allora (da Calvino in poi) e quali oggi?
Non saprei: Calvino si congratulò con me nel 1973 dopo che una conoscente di mia madre gli fece vedere (a mia insaputa) il fumetto. Poi più che altro curiosità da parte di chi mi aveva sentito parlare dei miei fumetti ma non li aveva mai visti. Da questa curiosità sono nati I sepolcri illustrati, un volumetto pubblicato da Alberto Gozzi nel 2000 (Portofranco), dove si trovano il mio Ariosto e il mio Foscolo, e la pubblicazione a puntate del Visconte su Il caffè illustrato, una rivista diretta da Walter Pedullà nei primi anni 2000.

ⓢ I fumetti, le poesie, sono linguaggi più vicini ai giovani lettori di oggi. Stai provando a raggiungere un pubblico più pop?
Assolutamente no. Ho “già dato”, involontariamente, con Cento poesie d’amore a Ladyhawke e direi che può bastare così.

ⓢ Credi che l’avvento del web e delle vite raccontate per immagini abbiano modificato la modalità stessa di raccontarsi?
Penso che possa essere così per chi è più giovane. Nel mio caso lo escludo, un po’ per motivi caratteriali ma soprattutto perché tutta la mia formazione si è svolta e si è perfezionata in un’epoca pre-web, nella quale i modelli narrativi sono venuti solo dai libri e dal cinema.

ⓢ Perché fare un libro “temporaneo”? È forse il modo migliore di farsi notare (e soprattutto di restare) nella nuova economia dell’attenzione?
È una domanda che dovresti girare a Ratigher, inventore della formula. Commercialmente questa formula consente all’editore di non ritrovarsi con troppe copie invendute: affettivamente spinge i potenziali acquirenti a non aspettare, perché dopo sarebbe troppo tardi: come per qualsiasi tiratura limitata, si tratti di un libro, di una serigrafia, di un multiplo d’artista, di un’automobile. In un mondo dove tutto è replicato, l’irripetibilità diventa un valore affettivo ed estetico insieme.

ⓢ Cosa disegneresti per raccontare questa intervista?
Non lo so; forse cercherei di fare il ritratto di noi due che parliamo seduti di fronte ad un tavolo, con in mezzo un po’ di fumetti sparsi.

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