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LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Perché si sta parlando della “deriva” di Michel Houellebecq

15 Febbraio 2023

Se avete letto i suoi libri (gli ultimi tre sono Sottomissione, Serotonina e Annientare), sapete che uno dei grandi talenti di Michel Houellebecq è quello di creare una voce narrante odiosa, meschina e perversa. Si tratta sempre di un uomo così patetico e schifoso che, anche se soffre, è quasi impossibile provare pena per lui. Nel corso degli anni, con l’accumularsi dei romanzi e delle interviste (e della raccolta Cahier, il tentativo definitivo di disegnare un ritratto dello scrittore, un tomo di 400 pagine che incrocia testi rari o inediti, saggi e testimonianze di parenti, scrittori, artisti, musicisti, amici e nemici), il dubbio che i pensieri e i valori dei protagonisti dei suoi romanzi coincidessero un po’ con quelli dell’autore è diventato quasi una certezza. Il 13 febbraio Libération ha inflitto il colpo finale, pubblicando un lungo articolo dal titolo “Michel Houellebecq, histoire d’une dérive” dal quale si evince che sì, Houellebecq fa schifo proprio come i suoi personaggi.

Su Twitter Adam Shatz della London Review of Books ha condiviso l’articolo scrivendo che Houellebecq «ha sempre flirtato con le posizioni reazionarie, ma lo faceva brillantemente, nei suoi romanzi», un’espressione che a molti commentatori non è piaciuta: come si può “flirtare brillantemente” con la reazione? Shatz fa notare che, però, l’articolo rivela le posizioni chiaramente islamofobe dello scrittore, che a quanto pare abbraccia pienamente, e seriamente, la teoria della Grande Sostituzione e i conseguenti deliri sul presunto imminente “genocidio dei bianchi”. A questo punto, non stupisce scoprire che lui e lo scrittore Renaud Camus, entusiasta sostenitore di Le Pen che la mena con la Grande Sostituzione già dal 2010, siano grandi amici.

Ma la rivelazione più sorprendente dell’articolo è un’altra: a quanto pare Houellebecq non è soltanto razzista e islamofobo, ma è anche uno scammer. Pare infatti che si sia completamente inventato la storia della conversione di sua madre all’Islam («per odiarla meglio», commenta giustamente qualcuno su Twitter). Era una pied noir di sinistra, nata da genitori corsi in Algeria, una sostenitrice di Messali Hadj, il padre del nazionalismo algerino. È la prima volta che un articolo approfondisce il rapporto della famiglia di Houellebecq con l’Algeria e la posizioni indipendentiste di sua madre, rivelando che la conversione all’Islam era un’invenzione di Michel. «È repellente, ovviamente, ma anche, come Céline, uno scrittore rilevante», ha scritto Shatz rispondendo a tutti quelli che lo stanno accusando di aver scoperto l’acqua calda: secondo loro, era evidente che lo scrittore fosse un personaggio orribile. «La sua cerchia di amici ha sempre incluso Camus. È sempre stato un reazionario islamofobo e un pervertito, i suoi libri lo dicevano chiaramente», scrive la giornalista Mélanie Gouby, «è sconcertante che qualcuno possa essere sorpreso dal fatto che lui sia, in effetti, quello che ci ha sempre detto di essere». Per altri, invece, non era scontato, almeno all’inizio, che la voce narrante dei suoi romanzi e l’uomo Michel Houellebecq coincidessero così perfettamente. Qualcuno è addirittura dispiaciuto: «È molto deprimente», scrive un lettore inglese, «ho amato tanto i suoi primi romanzi… furono una boccata d’aria fresca tra il provincialismo educato, borghese e “benpensante” del romanzo britannico».

A questo punto, viene da pensare con orrore ai suoi rapporti con le donne: saranno simili a quelli descritti nei libri? Sarà un pervertito misantropo come i suoi personaggi? E a proposito di questo, la “deriva” di cui parla il pezzo di Libération non è solo politica, ma anche morale, riferendosi al video in cui ha recentemente recitato. A differenza di come si legge nel sottotitolo dell’articolo di Libération, però, non si tratta di un vero e proprio “video porno”, ma di un video d’arte realizzato dal collettivo artistico olandese Kirac (ne avevamo scritto qui). Si chiama “Kirac 27” e comprende una scena di sesso tra lo scrittore e una ragazza di Amsterdam. Anche nel video finzione e realtà si mescolano in modo abbastanza inquietante: mentre vediamo Houellebecq alla stazione con giacca a vento e zaino in spalla, e poi nudo a letto che fuma, la voce fuori campo ci spiega che il suo viaggio in Marocco è saltato a causa del suo terrore di essere rapito da estremisti islamici, è che era un mese che sua moglie organizzava per lui gli appuntamenti con le prostitute, tutto per niente. Ma il narratore rassicura gli spettatori dicendo che conosce diverse ragazze ad Amsterdam che sono disposte a fare sesso con il famoso scrittore anche gratis, per curiosità, e che organizzerà tutto lui in cambio della possibilità di filmarli. Il trailer finisce con Houellebecq avvinghiato a una bellissima ragazza, e la data dell’uscita del versione integrale: 11 marzo 2023. Una data che ora potrebbe cambiare o sparire, visto che Houellebecq ha dimostrato non solo di essere veramente islamofobo e misantropo, ma anche un po’ babbeo. Una settimana fa, infatti, lui e sua moglie hanno annunciato che hanno cambiato idea e che non vogliono più che il video (a cui, ricordiamo, lui stesso ha accettato di partecipare) venga distribuito. I loro avvocati avrebbero intrapreso «tutte le possibili azioni amichevoli e contenziose, sia civili che penali» per impedire la diffusione del film, ora ritenuto diffamatorio.

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