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La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.
ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.
Phoebe Bridgers ha organizzato un concerto a sorpresa al Madison Square Garden di New York e i biglietti costano un dollaro Il concerto è previsto per questa sera e varrà la solita regola a cui Bridgers tiene molto: niente telefoni.
Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.
A Oxford sta per aprire la prima libreria che vende esclusivamente romantasy Si chiama Bad Girl Books e l'ha aperta Starlin Marot, che prima di diventare libraia faceva la tiktoker. La booktoker, per la precisione. Di romantasy, ovviamente.
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.

Mediterraneo è il film di chi in vacanza si annoia da morire

Il film di Gabriele Salvatores è invecchiato benissimo, soprattutto perché parla di una sensazione che proviamo tutti almeno una volta all'anno: la noia estiva.

05 Agosto 2024

Mediterraneo è un film su un’estate che non vuole finire. La divisa della piccola truppa italiana smette quasi immediatamente la sua serietà militare e diventa in fretta la divisa dei vacanzieri: le maniche si arrotolano, i pantaloni diventano pantaloncini, viene slacciato un bottone in più dalla camicia, poi un’altra ancora, fino a tenerla aperta o tolta del tutto, per abbandonarsi al torso nudo. C’è l’attesa infinita dei nemici come nel Deserto dei Tartari – tra l’altro, né la fortezza Bastiani, né l’isola di Mediterraneo hanno una precisa connotazione geografica – ma non è l’attesa di qualcosa che possa aiutare a dare un significato all’esistenza come nel capolavoro metafisico di Buzzati. E non è neanche l’attesa assurda di Godot, ma è un’attesa estiva, reale, fatta di noia e quotidianità, di partite a pallone sulla spiaggia, di tramonti che «fanno girare i coglioni, perché vuol dire che un altro giorno è passato», di chi aspetta di ricominciare a combinare finalmente qualcosa a settembre. Ma quando poi settembre arriva – fuor di metafora, arriva proprio l’8 settembre – la situazione non cambia e l’estate continua ancora, al punto da trasformarsi da pausa in prigione. Una situazione così insostenibile che perfino la condizione di “imbucato” da ideale diventa molesta. 

C’è tutta la noia pesante dell’estate (quella vera, non quella che certi professori segnati dalla visione dell’Attimo fuggente vorrebbero combattere con consigli assurdi tipo “ascoltate il gracidare della rane”). I soldati sono seccati immediatamente dalla situazione. Il sergente Lorusso (Diego Abatantuono) propone di scavare delle trincee per tenere impegnati gli uomini e tenere alto il loro morale, ma la sua iniziativa viene bocciata dal tenente, suo superiore. È difficile non vedere nello scavo di quella trincea inutile un richiamo all’inutilità delle buche scavate sulla spiaggia d’estate per tenere occupati i bambini. Dopotutto i soldati sono ragazzini con giusto pochi anni in più e devono rispondere a ordini insensati – fare la guerra su quell’isola dimenticata da tutti – proprio come loro. 

La destinazione della piccola truppa italiana è una sperduta isola greca, quindi una destinazione estiva tuttora tra le più ambite e, per rimarcare più chiaramente il parallelo tra le due esperienze, nell’ultima scena del film, il flash forward cinquant’anni dopo le vicende, vedremo proprio un traghetto di turisti attraccare sull’isola, proprio così come nella prima scena avevamo visto fare alla nave da guerra italiana. Un ex militare italiano scende dal traghetto e ritrova l’isola più viva, ma non tanto diversa (scendesse oggi a Castellorizo, dove venne girato il film, purtroppo troverebbe anche una serie di condomini agghiaccianti). 

Si ricorda troppo poco quanto in quegli anni Gabriele Salvatores fosse dotato di grazia. Mediterraneo è uno di quei film corali così riusciti che ogni personaggio, anche i minori, riesce ad aggiungere qualcosa. Anche la sola, minuscola, caratteristica assegnatagli – Bisio il soldato innamorato, Alberti innamorato dell’asina, i due montanari abbandonati in un altro luogo dell’isola – concorrono a definire tipi riconoscibili in una compagnia. Come d’estate, infatti, vediamo all’opera una compagnia di persone che sanno di vivere quella stagione come fossero amici per la pelle, ma sanno anche che appena quella stagione terminerà, smetteranno di vedersi e ognuno andrà avanti con la propria vita. La truppa, insomma, laddove una vera guerra non c’è, ripete o anticipa le dinamiche della compagnia estiva. (Una parte degli uomini finirà anche per contendersi l’unica donna). 

E poi l’isola greca non può che rimandare in qualche modo alla scuola e quindi alla letteratura, alla storia, alla filosofia e all’epica greche. Solo il tenente del gruppo è appassionato di classicità – cita Omero, legge poesie, dipinge prima per sé e poi anche la cappella ortodossa del paese – e vorrebbe che anche gli altri sentissero maggiormente il piacere di calpestare quel suolo «perché questo sembra un posto da pecorai, ma qui, 2500 anni fa, prima di Roma, c’era una civiltà bellissima, fatta di poeti, filosofi, guerrieri, divinità. Tutti noi discendiamo da qui». Solo il “piccolo” Farina appare vagamente interessato. Gli altri soldati sono più simili ai vacanzieri che d’estate affollano i vari scavi archeologici in giro per il mondo, spesso non facendo altro che transumare – nella migliore delle ipotesi con delle audioguide – senza provare minimamente quel trasporto. 

Eppure quando alla fine scopriamo che Farina è sempre rimasto lì, pure dopo che la moglie è morta, quando scopriamo che il tenente ha sentito il richiamo dell’isola come se ci avesse ripensato per tutta la vita, e quando scopriamo che perfino il sergente Lorusso è tornato presto a viverci («non ci hanno lasciato cambiare niente… e allora gli ho detto: avete vinto voi, ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice… così gli ho detto, e sono venuto qui») capiamo anche che il giallo dell’erba bruciata, la macchia mediterranea, le cicale, il suono del mare, le viti e gli ulivi, hanno un richiamo atavico che prescinde dalla conoscenza dei lirici greci, che si può vivere da filosofi greci senza conoscere la filosofia greca, e che, nonostante tutta la noia, ci sarà ancora voglia di un’altra estate mediterranea.

Ognuno di noi ha un libro, una canzone, un film che associa all’estate. “Cose d’agosto” è una raccolta di articoli in cui le autrici e gli autori di Rivista Studio raccontano questo loro feticcio estivo, che sia intellettuale o smaccatamente pop.

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