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Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa dell previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

Massimo Pericolo e il ritorno dell’odio

C'è un nuovo immaginario per un rap duro e poco incline alla melodia, che nasce in provincia ma cresce a Milano.

11 Marzo 2019

Ritorna dalle nostre parti il rap politico “a sua insaputa”: un nuovo rap duro e poco incline alla melodia, ma benedetto dall’hype, propone un immaginario inedito che dà un vocabolario contemporaneo allo scontento sociale. Rafilù, Speranza e soprattutto Massimo Pericolo ricollocano il disagio facendone un territorio di scontro.

Pericolo arriva dalla provincia di Varese, Brebbia sta davanti a quel lago Maggiore che nel video appena uscito di “Sabbie d’Oro” pare una piccola Twin Peaks coi personaggi di Donnie Darko e lo stile registico di Harmony Korine. Ci sono Alessandro, vero nome del rapper, e i suoi amici che in mutande con i mitra nell’acqua citano Gomorra di Matteo Garrone, sminuzzano pasticche di neurolettici tranquillanti in polo Fila e passamontagna bianco cantando un nichilismo CCCP fuori tempo massimo: “Meglio vendere la droga che comprare views/meglio credere di più che credere a Gesù/meglio guidare l’autobus che l’auto blu/meglio avere la mia vita che la tua tv”.

Nessuno degli ingredienti della ricetta musicale di Massimo Pericolo è nuovo, né la droga, né la galera metaforica e reale che ha vissuto, né il malessere della provincia, tantomeno l’odio per le istituzioni, a partire dalla tessera elettorale bruciata all’inizio del video di “7 miliardi” fino agli anatemi contro la polizia o alle citazioni dei morti di Stato Stefano Cucchi e Giuseppe Uva sparse ovunque. È dai tempi de L’odio di Kassovitz e delle foto con le auto in fiamme che abbiamo preso confidenza, normalizzandola, con questo tipo di narrazione. Ma se, come racconta il filosofo Alain Finkielkraut in un’intervista a La Repubblica del 19 febbraio, «l’ideologia dominante mette tutto sullo stesso piano, e la grande letteratura vale quanto il rap», allora non possiamo non considerare rilevante questo spostamento di significato di una piccola cultura di massa, com’è oggi la musica rap, messo in atto da Massimo Pericolo. Da quando la trap è diventata musica per ragazzini e “spaccare” – ovvero diventare famosi e sponsorizzati dai brand riempiendo palazzetti e scalando classifiche di streaming – è un obiettivo complementare al reddito di cittadinanza, le rime del musicista di Varese sembrano dare ossigeno e slogan situazionisti (“Fotte un cazzo di niente/non so neanche chi è il Presidente/non voto tanto non serve”) a un malessere sempre meglio definito che ha Milano, e nel “modello” che oggi si trova  a rappresentare, il suo habitat: è nella capitale delle manifestazioni per i diritti e delle affollate code notturne per le release dei nuovi modelli di sneaker che l’élite fashion culturale fa montare, alzandolo dall’underground, l’hype di Speranza e di Pericolo. Non è la Roma “de sinistra” – in quota gruppo L’Espresso – delle tre zeta – Zingaretti, Zoro, Zero Calcare – né la già premiata ma ormai prevedibile Napoli-Netflix col suo racconto epico.

Un frame del video di Massimo Pericolo “SABBIE D’ORO”

Sarà che Milano va veloce, i mezzi funzionano bene e ci si mette solo dieci minuti con la metropolitana gialla dal parchetto dell’eroina a cinque euro di Rogoredo per raggiungere lo spettacolo di Bernard Henry Levy al Franco Parenti; o sarà perché all’ombra del Bosco Verticale crescono sempre più rider di Deliveroo che start-up, ma è proprio qui che idiosincrasie e contraddizioni si mettono meglio in rima, come se fosse più semplice raccontarle o assorbirle – grazie anche a un attento lavoro di ricerca e cool hunting delle crew dei media – dalla provincia. Massimo Pericolo ha messo Gomorra dentro a un lago del nord, anestetizzando un decennio di retorica criminale. Quello che rimane è un ragazzino con le Nike incazzato col mondo, una sola tessera elettorale che brucia quasi come se potesse salvare dal fuoco tutte le altre, le nostre.

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