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Una biblioteca di Chicago cerca persone che sappiano leggere il corsivo per trascrivere dei testi antichi ma fatica a trovarle perché sempre meno persone sanno leggere il corsivo La Newberry Library sta trascrivendo tutti i documenti in corsivo conservati nel suo archivio, ma il progetto prosegue a rilento perché la lettura del corsivo è una competenza rara, ormai.
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai È la gitarella in giornata portata all'estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Asghar Farhadi ha scritto una lettera in cui chiede a tutto il mondo del cinema di protestare contro Stati Uniti e Israele per quello che stanno facendo in Iran «Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.
La partecipazione di Kanye West al Wireless Festival di Londra ha causato un disastro commerciale e una crisi politica Gli sponsor hanno abbandonato il festival, il governo ha negato il visto a Ye, il festival è stato cancellato. Tutto in 48 ore.
Dopo la tregua con l’Iran si è tornati a parlare della “teoria del TACO”, cioè del fatto che Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Le foto che gli astronauti dell’Artemis II stanno scattando alla Terra e alla Luna sono fatte con l’iPhone Degli iPhone 17 Pro Max, per la precisione. Se siete amanti della fotografia, queste le impostazioni usate dagli astronauti: obbiettivo 2,715mm, apertura f/1.9 e flash disattivato.
Gli Strokes hanno pubblicato il loro nuovo singolo, “Going Shopping”, spedendolo a 100 fan in una musicassetta E assieme alla cassetta, uno slogan che dice tutto: «In the Flesh, it’s Even Sexier». Adesso c'è solo da aspettare l'uscita del nuovo disco, Reality Awaits.
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.

Massimo Pericolo e il ritorno dell’odio

C'è un nuovo immaginario per un rap duro e poco incline alla melodia, che nasce in provincia ma cresce a Milano.

11 Marzo 2019

Ritorna dalle nostre parti il rap politico “a sua insaputa”: un nuovo rap duro e poco incline alla melodia, ma benedetto dall’hype, propone un immaginario inedito che dà un vocabolario contemporaneo allo scontento sociale. Rafilù, Speranza e soprattutto Massimo Pericolo ricollocano il disagio facendone un territorio di scontro.

Pericolo arriva dalla provincia di Varese, Brebbia sta davanti a quel lago Maggiore che nel video appena uscito di “Sabbie d’Oro” pare una piccola Twin Peaks coi personaggi di Donnie Darko e lo stile registico di Harmony Korine. Ci sono Alessandro, vero nome del rapper, e i suoi amici che in mutande con i mitra nell’acqua citano Gomorra di Matteo Garrone, sminuzzano pasticche di neurolettici tranquillanti in polo Fila e passamontagna bianco cantando un nichilismo CCCP fuori tempo massimo: “Meglio vendere la droga che comprare views/meglio credere di più che credere a Gesù/meglio guidare l’autobus che l’auto blu/meglio avere la mia vita che la tua tv”.

Nessuno degli ingredienti della ricetta musicale di Massimo Pericolo è nuovo, né la droga, né la galera metaforica e reale che ha vissuto, né il malessere della provincia, tantomeno l’odio per le istituzioni, a partire dalla tessera elettorale bruciata all’inizio del video di “7 miliardi” fino agli anatemi contro la polizia o alle citazioni dei morti di Stato Stefano Cucchi e Giuseppe Uva sparse ovunque. È dai tempi de L’odio di Kassovitz e delle foto con le auto in fiamme che abbiamo preso confidenza, normalizzandola, con questo tipo di narrazione. Ma se, come racconta il filosofo Alain Finkielkraut in un’intervista a La Repubblica del 19 febbraio, «l’ideologia dominante mette tutto sullo stesso piano, e la grande letteratura vale quanto il rap», allora non possiamo non considerare rilevante questo spostamento di significato di una piccola cultura di massa, com’è oggi la musica rap, messo in atto da Massimo Pericolo. Da quando la trap è diventata musica per ragazzini e “spaccare” – ovvero diventare famosi e sponsorizzati dai brand riempiendo palazzetti e scalando classifiche di streaming – è un obiettivo complementare al reddito di cittadinanza, le rime del musicista di Varese sembrano dare ossigeno e slogan situazionisti (“Fotte un cazzo di niente/non so neanche chi è il Presidente/non voto tanto non serve”) a un malessere sempre meglio definito che ha Milano, e nel “modello” che oggi si trova  a rappresentare, il suo habitat: è nella capitale delle manifestazioni per i diritti e delle affollate code notturne per le release dei nuovi modelli di sneaker che l’élite fashion culturale fa montare, alzandolo dall’underground, l’hype di Speranza e di Pericolo. Non è la Roma “de sinistra” – in quota gruppo L’Espresso – delle tre zeta – Zingaretti, Zoro, Zero Calcare – né la già premiata ma ormai prevedibile Napoli-Netflix col suo racconto epico.

Un frame del video di Massimo Pericolo “SABBIE D’ORO”

Sarà che Milano va veloce, i mezzi funzionano bene e ci si mette solo dieci minuti con la metropolitana gialla dal parchetto dell’eroina a cinque euro di Rogoredo per raggiungere lo spettacolo di Bernard Henry Levy al Franco Parenti; o sarà perché all’ombra del Bosco Verticale crescono sempre più rider di Deliveroo che start-up, ma è proprio qui che idiosincrasie e contraddizioni si mettono meglio in rima, come se fosse più semplice raccontarle o assorbirle – grazie anche a un attento lavoro di ricerca e cool hunting delle crew dei media – dalla provincia. Massimo Pericolo ha messo Gomorra dentro a un lago del nord, anestetizzando un decennio di retorica criminale. Quello che rimane è un ragazzino con le Nike incazzato col mondo, una sola tessera elettorale che brucia quasi come se potesse salvare dal fuoco tutte le altre, le nostre.

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