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00:54 martedì 17 febbraio 2026
Per catturare Maduro l’esercito americano avrebbe usato anche l’intelligenza artificiale Claude Lo ha svelato un'inchiesta del Wall Street Journal, che ha citato fonti anonime «vicine al Pentagono».
Yuko Yamaguchi, la donna che ha “disegnato” Hello Kitty negli ultimi 46 anni, ha lasciato il suo ruolo Ringraziandola per il suo lavoro, Sanrio ha dichiarato che Yamaguchi ha «passato il testimone alla prossima generazione».
I protagonisti della nuova campagna di Zegna sono Mads Mikkelsen ma soprattutto i Giardini d’inverno di Pietro Porcinai Né serra né veranda, ma ponte ideale tra i luoghi dell'abitare e il paesaggio. Furono realizzati negli anni '60 e da allora sono rimasti invariati.
Il capo di Instagram ha detto che passare 16 ore al giorno sui social non significa avere una dipendenza dai social Secondo Adam Mosseri, passare tutto questo tempo su Instagram costituisce, nel peggiore dei casi, un «uso problematico» della piattaforma.
Il giorno di San Valentino più di un milione di iraniani della diaspora sono scesi in piazza in tutto il mondo per protestare contro il regime Era dal 1979 che non si vedevano manifestazioni così partecipate di iraniani che vivono lontano dall'Iran.
Il prossimo film di Sean Baker sarà ambientato in Italia e avrà per protagonista Vera Gemma Il regista di Anora ha detto che sarà una «lettera d'amore alle commedie sexy italiane degli anni '60 e '70».
L’Irlanda è il primo Paese al mondo a introdurre il reddito di base per artisti Il BIA (Basic Income for Arts) consiste in un compenso di 325 euro alla settimana che arriverà a 2 mila artisti scelti a estrazione tra 8 mila richiedenti.
Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.

Il “Mandela effect” è il padre di tutti i complotti

Vi ricordate dei funerali del leader nero, negli anni Ottanta? No? Storia della cospirazione perfetta, che adesso diventerà un film.

26 Luglio 2017

Ve li ricordate, vero, i funerali di Nelson Mandela? Sono passati anni, eppure è un evento impresso nella memoria collettiva mondiale: il mitico leader nero, morto in prigione per le torture, o forse solo per lo sfinimento; il regime sudafricano costretto a esequie pubbliche, il commovente discorso della vedova, i disordini di piazza, il crollo dell’apartheid iniziato proprio da lì; fu il primo grande evento non sportivo in mondovisione, quasi dieci anni prima dei funerali della principessa Diana, la prima volta in cui abbiamo avuto l’impressione che la storia si muovesse in diretta sotto i nostri occhi, anticipando quel che sarebbe successo poco dopo con la caduta del muro di Berlino e della cortina di ferro. Ve lo ricordate, no? No.

Nelson Mandela & Artists Promote "46664 Arctic"

E per forza: non è mai successo. Invece una signora americana, tale Fiona Broome, se lo ricorda benissimo. E parlandone, scopre che anche qualche altra persona ha lo stesso tipo di impressione. Invece di rubricare la cosa alla voce curiosità, o nella nota categoria psicologica della falsa memoria, Broome ne scrive online (siamo all’inizio degli anni Dieci) e scopre che molte altre persone se lo ricordano. Allora fa un sito, mandelaeffect.com, e scopre che moltissime altre persone in tutto il mondo sono convinte di aver visto i funerali di Mandela negli anni Ottanta. Non solo: scopre che ci sono tantissime altre memorie condivise riguardanti cose che, beh, non sono proprio così, ma un po’ diverse. Nomi di cartoni animati o di merendine, loghi di automobili, battute di film, addirittura la collocazione geografica di varie grandi isole. A questo punto, arriva il colpo di genio: Broome passa all’astrazione. Ne inferisce una teoria: ci dev’essere un altro universo – quello dove Mandela è morto in carcere, guardavamo i Looney Toons, mangiavamo Kit-kat col trattino, le isole Svalbard non esistono, Hitler aveva gli occhi azzurri – e a un certo punto qualcosa è andato storto, per cui siamo saltati in questo. Cosa è successo non si sa (un esperimento di qualche acceleratore di particelle? Il famoso tunnel della Gelmini?), e non si sa neanche se il mondo alternativo in cui siamo stati trasferiti esisteva già prima o è stato creato dall’esperimento, non si sa neanche se gli universi paralleli sono due o infiniti: ci si ripromette di scoprirlo, ma ovviamente è proprio quello che vogliono tenerci nascosto. Perché, questo, se non si era capito, è un complotto. Anzi il complotto.

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Tutto molto interessante, almeno per chi come me e Fiona Broome è un appassionato di fantascienza, o meglio di speculative fiction. Roba buona per farci un film, insomma. E infatti ce lo faranno: proprio in questi giorni è stato annunciato il cast: Charlie Hofheimer (24: Legacy, Black Hawk Down), Aleksa Palladino (Boardwalk Empire, Halt and Catch Fire), Robin Lord Taylor (Gotham, The Walking Dead) e Clarke Peters (The Wire, John Wick), per la regia di David Guy Levy.

Il genere, nobilissimo anche se è facile farsi prendere la mano, è quello dell’ucronia, o storia controfattuale. Si prende il what if, la domanda fondamentale che sta alla base di quasi tutta la fiction (anche non science) e lo si colloca nel passato: cosa sarebbe successo se? Poi si va avanti di qualche anno, e l’universo parallelo è bell’e fatto. Ci ha giocato Philip Roth (Il complotto contro l’America), ma l’ipotesi più frequente è stata: e se Hitler non avesse perso? Un vero e proprio sottogenere. In cui si trovano declinazioni varie: per esempio Fatherland di Robert Harris disegna un mondo in cui la guerra è stata pareggiata, e il precario equilibrio geopolitico si regge anche sul fatto che sia stata cancellata quasi ogni traccia della soluzione finale. Norman Spinrad invece (Il signore della svastica) unisce ucronia e metanarrativa, supponendo che Adolf non abbia fatto carriera in politica ma nella letteratura: il libro che leggiamo è quello scritto da Hitler, un fantascientifico steampunk che è la proiezione del suo delirio di onnipotenza. E poi ovviamente c’è Philip Dick, La svastica sul sole, il cui il Führer ha vinto e domina mezzo mondo, ma uno scrittore ha immaginato un universo parallelo in cui è l’America che ha trionfato, il che si rivela più che una fantasia… e ha delle implicazioni anche sul nostro universo, almeno a seguire l’interpretazione paranoica che Emmanuelle Carrére ha dato nella sua fanta-biografia dello scrittore americano, Io sono vivo, voi siete morti.

Quella del multiverso, degli infiniti universi paralleli, è una teoria di astrofisica serissima; anzi più precisamente dovremmo dire che è un’ipotesi di astrofisica, su cui alcuni scienziati sono al lavoro e che ogni tanto sembra trovare degli appigli. Ma come tutte le cose riguardanti le scienze dure, appena si passa dal livello delle enunciazioni generali a quello del linguaggio formale, l’entusiasmo cede il passo a difficoltà insormontabili, e a una noia mortale. Però, l’effetto Mandela è un’altra cosa. Che sta prendendo sempre più piede in tutto il mondo, e meno male: così le “prove”, che si aggiungono sempre più numerose, man mano perdono quel carattere fastidiosamente americano-centrico. Possiamo provare a far delle proposte a misura nostra, vedete un po’ se ricordate anche voi che:

– Il graffitaro anonimo si chiama Bansky.

– Il muro di Berlino è stato eretto nel 1945.

– Si dice “rindondante”

– Virgilio dice a Dante: “Non ti curar di lor ma guarda e passa”.

Non pretendiamo certo qui di confutare il Mandela effect. Non per tirare in mezzo Popper, ma un qualcosa di vagamente scientifico deve essere falsificabile, si deve poter smontare, in ipotesi, e invece qui manca ogni appiglio, siamo al di là del vero e del falso. Al contrario, quello che ci proponiamo qui è proprio dimostrare lo status superiore dell’effetto Mandela, la sua natura di padre di tutti i complotti, di ur-teoria. Le conspiracy theories in genere sono tutte verificabili (e falsificate): la Terra è piatta, si è detto; anzi no, la Terra è cava, noi ne abitiamo l’interno e il Sole sta al centro (un visione magica abbastanza curiosa, e curiosamente adottata da vari gerarchi nazisti, il che potrebbe aver influito non poco sulle tragiche sorti della campagna di Russia). Le torri gemelle sono cadute per effetto di varie cariche esplosive piazzate nei giorni precedenti, ed erano vuote. Lo sbarco sulla Luna è stato filmato da Kubrick (che però, da quel precisino che era, ha preteso di girare non in una scenografia ricostruita ma in loco). Gli Illuminati… no gli Illuminati lasciamoli stare, se no ci vengono a prendere. Il Mandela effect? Impossibile. E di più: inutile. Perché, mentre gli altri complotti ci vogliono nascondere delle realtà terribili, degli avvenimenti insopportabili, questo cosa occulta? Nulla, sé stesso: il segreto perfetto è il segreto vuoto, come diceva quel gran complottista di Umberto Eco. E allora? Allora niente, mettiamoci comodi in poltrona, e aspettiamo l’uscita del film.

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