L'inchiesta l'ha firmata il giornalista premio Pulitzer Nicholas Kristof e il giornale ha definito tutto ciò che racconta come «ampiamente verificato».
Su internet c’è una teoria secondo la quale Orbán ha perso le elezioni perché poco prima aveva incontrato JD Vance e JD Vance porta sfortuna
È stato l'ultimo a incontrare Papa Francesco prima che morisse. Era lì mentre naufragava la trattativa tra Usa e Iran. Ed era stato anche in Ungheria a fare un comizio per Orbán. Sono tre indizi, cioè una prova.
JD Vance porta sfortuna: questa è la sentenza dei social all’indomani della sconfitta (in realtà ampiamente pronosticata dai sondaggi pre elettorali) di Viktor Orbán alle elezioni politiche in Ungheria. La vittoria del leader dell’opposizione, Péter Magyar del partito Tisza, era nell’aria e probabilmente proprio per questo il Vicepresidente degli Stati Uniti si era recato in visita di Stato in Ungheria lo scorso 6 aprile, per provare a risollevare le sorti elettorali del Primo Ministro ungherese, storicamente ben più vicino alla Casa Bianca che a Bruxelles. Anzi, il ruolo di “spina nel fianco” dell’Unione giocato da Orbán negli ultimi 16 anni lo aveva reso un alleato prezioso per Washington, senza contare le posizioni ideologiche ultraconservatrici che accomunano l’ormai ex Presidente ungherese e quello americano. Non a caso la visita di Vance è coincisa con l’ennesimo attacco del Vicepresidente statunitense alla Commissione Europea, accusata di interferire con le elezioni ungheresi e di non prendere abbastanza esempio dell’ineccepibile, inappuntabile, insostituibile amico Viktor.
visits the pope → pope dies
leads Iran negotiations → talks collapse
flies to Hungary to prop up Orbán → Orbán loses in a landslide
Man’s got a streak. pic.twitter.com/Xx9I2HIwtc
— Election Enjoyer 🇺🇸 (@ElxMapping) April 12, 2026
Tuttavia il tempismo assai infelice di Vance non è passato inosservato, anche perché è solo l’ultima delle circostanze che l’hanno visto impegnarsi in missioni politiche che poi hanno ottenuto risultati disastrosi. Pochi giorni dopo la visita in Ungheria, infatti, Vance si è presentato a Islamabad, in Pakista, come capo della delegazione diplomatica statunitense, con l’obiettivo di raggiungere l’accordo per un definitivo cessate il fuoco con la controparte iraniana. Trattative che sono naufragate in pochissime ore, così come le speranze di riaprire in tempi brevi lo Stretto di Hormuz ed evitare al mondo intero una delle peggiori crisi energetiche ed economiche della sua storia. Vance non ha portato fortuna nemmeno ai negoziati tra Ucraina e Russia a cui ha preso parte negli scorsi mesi, negoziati che non hanno fatto praticamente nessun passo avanti dal giorno dell’insediamento della nuova amministrazione Trump.
Le voci sul fatto che avere Vance al proprio fianco in situazioni politiche porti una certa sfortuna circolano però già dall’aprile dell’anno scorso, quando il Vicepresidente statunitense divenne l’ultima figura pubblica ad avere un colloquio con Papa Francesco, morto poco dopo la visita del VP statunitense. Insomma, per i commentatori bontemponi esiste un “effetto Vance” che si rivela letale per la sopravvivenza politica delle cause che sostiene. E talvolta per la letterale sopravvivenza delle figure pubbliche con cui ha incontri formali e informali, pubblici e privati.
L'inchiesta l'ha firmata il giornalista premio Pulitzer Nicholas Kristof e il giornale ha definito tutto ciò che racconta come «ampiamente verificato».
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