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In Russia adesso le biografie di Bulgakov vengono vendute con un’etichetta che le definisce propaganda a favore della droga Sorte che però non è toccata solo a lui: l'etichetta verrà apposta anche sui libri di Pelevin, King, Palahniuk, Murakami e Steinbeck
La Cnn ha scoperto una vera e propria “accademia dello stupro” su internet, ma nonostante la denuncia nessuno l’ha chiusa Il sito contiene migliaia di video e foto di violenze, oltre a consigli e tutorial su come eseguirle e nasconderle. Ma, a quanto pare, le autorità non possono chiuderlo a causa di un cavillo.
Massive Attack, Kneecap, Brian Eno, Sigur Rós, Nadine Shah e altri mille artisti hanno chiesto di boicottare l’Eurovision se anche quest’anno a Israele sarà permesso di partecipare Hanno firmato una lettera aperta per boicottare la manifestazione, chiedendo l’esclusione immediata di Israele.
Disney sta realizzando per la comunità sorda nuove versioni delle canzoni dei suoi film in cui i personaggi usano la lingua dei segni Per il momento si tratta di 3 canzoni: Il passo successivo da Frozen II, Oltre l'orizzonte da Moana 2 e Non si parla di Bruno di Encanto, disponibili su Disney+ dal 27 aprile.
La nuova campagna di Valentino è un omaggio al ’68, ma non a quel ’68 La campagna pre-fall 2026 (con protagonista il cantante Sombr) è ispirata a un anno molto particolare e sorprendente della lunga storia del brand.
Il nuovo Presidente ungherese Péter Magyar ha detto che se Netanyahu metterà piede nel suo Paese lo farà arrestare e consegnare alla Corte Penale Internazionale Magyar annulla così la decisione dal suo predecessore Viktor Orbán, che si era sempre rifiutato di eseguire il mandato d'arresto che la Corte Penale Internazionale che pende su Netanyahu.
Più di 200 scrittori francesi hanno abbandonato la casa editrice Grasset per protestare contro le posizioni destrorse del suo proprietario, il miliardario Vincent Bolloré Gli scrittori, 230 per la precisione, hanno anche annunciato che faranno causa all'editore per riprendersi i diritti di tutti i loro libri già pubblicati.
Per combattere la denatalità, in Giappone hanno iniziato a elargire bonus alle persone che si iscrivono alle dating app Tra i casi più recenti c'è quello della prefettura di Kochi, che rimborsa l'abbonamento alle app di incontri per tutti gli utenti residenti nel suo territorio.

Mad Men contemporanei

Perché il paesaggio pubblicitario attuale non è poi così diverso da quello degli anni '60. Con qualche differenza, ovviamente: per esempio, al posto della Tv oggi c'è internet.

04 Aprile 2013

Domenica comincia la sesta stagione di Mad Men e per l’occasione vi proponiamo un articolo dell’anno scorso (27 marzo 2012), uscito poco dopo l’inizio della quinta stagione dello show. Qui trovate tutti gli altri articoli di Studio su Don Draper & Co.

Ormai ogni singolo tasto della vostra tastiera sa che domenica è iniziata negli States (network tv AMC) la quinta stagione di Mad Men, la serie tv che piace alla gente che piace sulle vicissitudini professionali e personali di pubblicitari newyorkesi degli anni 60.

Ma qui non loderemo ancora una volta la ricostruzione accurata dello stile e degli arredi del tempo, né elencheremo la marea di citazioni, parodie e mash-up che si sono susseguiti in queste settimane sulla rete come countdown dopo 17 mesi di assenza, né tanto meno andremo a contare le sigarette fumate o i bourbon tracannati dai protagonisti.

Quello che invece vorrei provare a fare, è spiegare come e perché i fatti narrati nella serie ideata di Matthew Weiner hanno più di un punto in comune con la situazione odierna nel campo pubblicitario e della comunicazione in generale.

Il paesaggio è decisamente diverso, ovvio. Allora – siamo nel 1965 negli USA – c’era l’esplosione dei consumi di massa, nuovi stili di vita, nuovi status symbol, nuovi tabù, insomma i primi passi verso il mondo moderno. Oggi invece ci troviamo di fronte a uno scenario di recessione globale, di scarso ottimismo e di consumi in picchiata.

Però in fondo qualcosa in comune c’è.

Intanto la quarta stagione è finita con la novella agenzia pubblicitaria Sterling Cooper Draper Pryce, nata dalle ceneri della Sterling Cooper, a rischio fallimento, con i soci che devono mettere mano alle proprie tasche per sopravvivere sul mercato, grossi clienti che scappano verso altre agenzie e dipendenti licenziati. Una situazione piuttosto vicina alla realtà di questi anni.

Ma dietro le storie di segretarie che diventano strategiche copywriter e altre che sposano il capo, clienti poco audaci e fallimenti di prodotti c’è una vera e propria rivoluzione, ovvero la televisione: un medium che sta crescendo a velocità pazzesca e che sta rapidamente sostituendosi alla stampa sia come fonte di informazione sia come canale trainante per indirizzare i consumi. Don Draper con la sua agenzia di mad men, tra le mille difficoltà, prova ad aiutare i clienti a dominare questo medium entusiasmante e sexy e a spiegare, persino a loro stessi, il caos che li circonda.

Tutto questo non sembra poi così diverso rispetto ai massicci cambiamenti che deve affrontare chi fa business oggi, con il digitale, le tecnologie mobile e i vari social network che impongono un nuovo approccio e, dall’altra parte, una schiera di pazzi (e anche pazze, stavolta) che cercano di capirci qualcosa per sé stessi e per i propri clienti.

Come segnalato da queste pagine, l’ultimo numero di Newsweek versione Tina Brown ha dedicato al “ritorno in ufficio” di Mad Men non una semplice storia di copertina, ma un intero numero, grafica e pagine pubblicitarie comprese, tutto in stile 1965: nell’articolo di copertina vengono passati infatti in rassegna i nuovi Don Draper, quelli che sanno come far funzionare la pubblicità sul web, trasformandola in contenuto non da skippare, ma utilizzando sapientemente YouTube, Twitter e Facebook, coinvolgendo le persone, trasformandole da target a media. Come l’australiano David Droga della Droga5 (che per l’Unicef ha trasformato l’acqua potabile in un brand, creato la geniale partnership tra Jay Z e il motore di ricerca Bing e convinto gli anziani ebrei della Florida a votare Obama), Mark Fitzloff e Susan Hoffman della Wieden+Kennedy (che passano dal viralissimo Old Spice al tradizionale Clint Eastwood per Chrysler), ma anche non pubblicitari classici come Robert Wong, a capo del Creative Lab di Google. Creativi che ormai sono lontani dal vecchio concetto di campagna pubblicitaria e che provano invece a costruire nuove narrazioni di cui volutamente non detengono il pieno controllo, ma dove saranno le persone ad aggiungere o togliere pezzi e trasformarle in qualcosa di più grande.

Nella seconda stagione Don Draper, il direttore creativo dell’agenzia, in un momento di chiaroveggenza sul perché le persone comprano afferma: «YOU are the product. You feeling something. That’s what sells». Ed è quello che in fondo sta succedendo sui social network nello scenario attuale: siamo noi il prodotto che stiamo vendendo.

Come scrivono anche Sean Moffitt e Mike Dover nel loro recente “Wikibrands – Reinventa il business nell’era della partecipazione” (FrancoAngeli), l’infatuazione dei personaggi di Mad Men per la televisione equivale alla nostra dipendenza da Facebook e dagli altri social network. Il loro bisogno di comprendere la psiche collettiva dei consumatori, di appropriarsene e ritrasmetterla per televisione, è il nostro bisogno attuale di raggiungere un engagement con le persone a un livello più intimo e personale e di vendere i frutti di questo scambio attraverso i media digitali.

La situazione è complessa e non di facile risoluzione: negli anni ’60 di fronte alla novità sconosciuta i grossi clienti preferivano passare alle più sicure grandi agenzie già allora monolitiche e conservatrici, le stesse che – per andare sul sicuro – oggi dichiarano per mezzo dei loro grandi capi che “La tv convince più di Facebook” .

Immagine: una fotografia promozionale della sesta stagione di Mad Men (© Amc)

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