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Pur di non danneggiare un antico castello da ristrutturare, in Giappone lo hanno fatto spostare a mano da 1800 volontari Il mastio del castello di Hirosaki pesa 360 tonnellate. Questo non ha affatto scoraggiato i volontari.
C’è una certa confusione attorno all’attore che interpreterà il professore di Difesa dalle Arti Oscure nella serie tv di Harry Potter La parte era stata affidata a Nicholas Hoult, che prima ha accettato e poi ci ha ripensato perché i suoi fan avevano preso malissimo la notizia. Ora il ruolo è passato a Kit Harington, i cui fan si sono fin qui dimostrati indifferenti.
Uniqlo ha lanciato la sua prima collezione di hijab Il lancio è avvenuto il 17 agosto in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine. È la prima collezione di hijab tutta realizzata dal brand, al di fuori di capsule collection e partnership speciali.
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e da Jonathan Glazer, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.

Ma dove vai Angelino?

Cosa farà Berlusconi è chiaro: campagna elettorale permanente. Meno chiaro come si muoverà il suo delfino: rimanere nel Pdl o andarsene? Il tifo della sinistra e i rischi del paese-spezzatino.

31 Ottobre 2013

Roma – Ma dove va Angelino Alfano? La grottesca commedia che stiamo osservando ormai da un mese all’interno del centrodestra ha al centro di tutto un problema legato non tanto a cosa fare un domani Silvio Berlusconi ma a cosa fare il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Angelino, ma dove vai? La storia la conoscete ma forse è utile sintetizzarla brevemente. Il due ottobre, al Senato, il governo ha dimostrato di avere una maggioranza indipendente da Silvio Berlusconi, e le truppe legate al fronte ministeriale del Pdl (ma esiste ancora il Pdl oppure no?) hanno consegnato al governo Letta i numeri giusti per avere la garanzia di andare avanti con l’esperienza delle larghe intese. E dunque, a Palazzo Madama, dove ricordiamo che Berlusconi voleva votare la sfiducia al governo, il risultato è stato chiaro: uno a zero per Alfano, e palla al centro. Il secondo tempo della partita, rivincita vera e propria, è stato quello giocato venerdì scorso durante il famoso ufficio di presidenza del Pdl. Berlusconi ha convocato la riunione per sciogliere il Pdl e trasformarlo il Forza Italia. Alfano, con i ministri e i parlamentari vicini ai ministri, ha detto no, Silvio, non sciogliamo oggi il Pdl, aspettiamo ancora, non è il momento, andiamoci piano. Silvio, invece, non c’è andato piano, ha convocato l’ufficio di presidenza e, di fatto, ha sciolto il partito di cui Alfano è segretario senza avere il consenso del segretario di quel partito. Uno a uno, e palla al centro.

Il terzo tempo di questa partita – che a voler essere generosi costituisce una sorta di congresso mascherato, una sfida tra due anime in competizione tra di loro che proveranno fino all’ultimo a contarsi e a portare il proprio partito (Pdl? Forza Italia?) dalla propria parte – si giocherà l’otto dicembre, in coincidenza con le primarie del Pd, e sarà in quell’occasione che Berlusconi, che molto probabilmente sarà stato già mandato via dal Senato, salirà nuovamente sul predellino e lancerà il nuovo vecchio partito. Cosa farà Berlusconi sembra evidente: un minuto dopo la sua decadenza comincerà a muoversi come fosse in campagna elettorale, cercherà di utilizzare i mesi che gli toccano ai servizi sociali come una straordinaria occasione di redenzione, e tenterà in tutti i modi di rifarsi una verginità, diciamo così, come fustigatore unico delle larghe intese, e provando insomma a non regalare a Renzi un evidente spazio elettorale. La tentazione di Berlusconi, ovviamente, sarà quella di far cadere il governo, ed è possibile che la scalata al Pd di Renzi possa offrire al Cavaliere molti alibi per andare a votare (pensate a cosa potrebbe succedere qualora Renzi dovesse davvero decidere di portare la legge elettorale alla Camera e di votarla e approvarla senza i voti del Pdl).

Quello che invece dovrà decidere il suo futuro, e che oggi obiettivamente si trova in una situazione imbarazzante, si chiama Angelino Alfano. Insomma, dove vai Angelino? I salotti buoni della sinistra, che da sempre hanno un peso importante nel far sentire speciale un possibile rottamatore del Cav., tifano fortissimamente affinché Alfano, con Lupi, Quagliariello e compagnia, rompa con il Caimano e separi le sue truppe da quelle del Demonio di Arcore. I numeri per spacchettare il Pdl (o Forza Italia? Ma come diavolo si chiama?) in teoria ci sarebbero, pensate alla lettera dei 24 senatori del Pdl che la scorsa settimana hanno giurato fedeltà al governo. Il problema è che Alfano sa che per tentare di dar vita a un nuovo centrodestra occorre avere molto tempo a disposizione e considerando che quel tempo a disposizione dovrebbe essere concesso da Renzi è evidente che la strada di Alfano è segnata: la scissione ci sarà non per propria volontà ma solo se sarà Berlusconi a cacciare via il suo vecchio delfino. Il percorso, dunque, sembra segnato, Alfano sembra non avere grandi possibilità di uscire bene da questo pasticcio, i giornaloni di sinistra che improvvisamente aveva rintracciato un segnale di vita del Quid si stanno già mangiando le mani, ma in fondo, il passo indietro di Alfano se fosse confermato dovrebbe essere una buona notizia per tutti coloro che hanno a cuore il bipolarismo.

Perché, suvvia, la storia di Fini, di Monti, di Casini, di Follini, di Mastella, di Rutelli e compagnia ci dimostra che sfidare i giganti del bipolarismo è una sfida suicida, perché i cambiamenti si impongono da dentro i grandi contenitori, e non da fuori. E per questo, oggi, chi ha cuore il bipolarismo deve augurarsi che Alfano e compagnia rimangano con Berlusconi. E qui non si tratta di essere di destra o di sinistra. Si tratta solo di avere le idee chiare su come si può evitare di trasformare l’Italia in un drammatico paese spezzatino. E’ così facile no?

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