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15:59 venerdì 7 agosto 2026
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.

Come cambia il lusso: dietro l’operazione Dior

L’acquisizione miliardaria punta a semplificare la struttura di LVMH, la holding guidata da Bernard Arnault. E a cambiare il volto dell'alta moda.

27 Aprile 2017

Da un po’ di giorni a questa parte si parla molto dell’operazione che porterà il gruppo guidato da Bernard Arnault, principale azionista e Ceo di LVMH, ad acquisire il 100% del marchio Christian Dior, già parzialmente di proprietà della famiglia Arnault dal 1981, quando l’azienda di Monsieur Dior, vicina alla bancarotta, venne simbolicamente rilevata per un franco. Della costosa operazione appena annunciata si sa che avverrà in due step, avrà un valore complessivo di circa 12,5 miliardi di euro e permetterà alla famiglia Arnault di rafforzare la propria posizione di azionista assoluto all’interno di LVMH, passando dal 36% delle azioni al 46%. Come ha spiegato Giulia Crivelli sul Sole, «l’operazione potrebbe essere illustrata usando delle (lussuose) matrioske: LVMH acquisterà la società Christian Dior Couture, controllata al 100% dalla holding Christian Dior SA, per 6,5 miliardi di euro. In parallelo, la holding della famiglia Arnauld, che controlla il 74% di Christian Dior SA, lancerà un’Opa (offerta pubblica di acquisto) sul restante 26% delle azioni disponibili sul mercato». L’obiettivo è quello di “semplificare” le strutture societarie di LVMH (che sta per Louis Vuitton Moët Hennessy) e della stessa Dior, e si concluderà con molta probabilità entro la fine dell’anno. Di fatto, Dior e LVMH diventano una cosa unica, laddove fino a questo momento la stessa maison era rimasta separata dal resto dei marchi della holding.

Christian Dior: Front Row - Paris Fashion Week Haute Couture F/W 2013

Nel riassetto generale, ci finisce dentro anche Hermès, considerando che i termini dell’Opa prevedono 172 euro per ogni azione Christian Dior SA, per un totale di circa 8 miliardi, più 0,192 azioni Hermès International: la parte in contanti e quella in titoli ammontano insieme a 260 euro per ogni azione Dior. Se vi torna in mente una scalata cattivissima a Hermès di qualche anno fa nonché reminiscenze di sentenze all’ultima borsa, ricordate bene: dietro quel tentativo c’era sempre Arnault, il “re del bling” come l’ha chiamato Bloomberg, in lotta con la famiglia Hermès per il controllo del marchio. La “guerra” è iniziata nel 2010 e si è più o meno conclusa nel 2014 dopo ben cinque processi (tre intentati da Hermès e due dallo stesso Arnault): qui trovate una timeline puntuale dei passaggi della battaglia legale mentre oggi gli analisti indicano proprio in Hermès, che rimane indipendente e i cui margini di crescita sono stati fortemente ridimensionati da Exane Bnp Paribas, come lo sconfitto (assieme a Burberry e Michael Kors, che speravano in un intervento di Arnault) dell’intera operazione. Quello che è certo è che il lusso francese, sulla cui struttura a scatole cinesi spesso si è discusso, si ridisegna all’insegna del matrimonio tra industria e finanza, mantenendo i suoi poli storici. Dall’altra parte, infatti, c’è il gruppo Kering guidato da François-Henri Pinault, lo stesso che ha finanziato la gigantesca mostra di Damien Hirst a Venezia e che gioisce degli straordinari risultati del Gucci di Alessandro Michele e Marco Bizzarri. Un trimestre da favola quello appena conclusosi per Pinault e soci: +31,2% dei ricavi consolidati (+ 34% nelle attività legate al lusso) e un fatturato pari a 3,573 miliardi di euro, grazie soprattutto alla perfomance del marchio toscano, ma anche a quella del nuovo Yves Saint Laurent con a capo Anthony Vaccarello e la manager Francesca Bellettini e degli altri brand più di nicchia come Bottega Veneta e Balenciaga.

Christian Dior: Front Row - Paris Fashion Week Haute Couture F/W 2013

Scalate a parte, è importante notare che quel 26% di Dior che oggi viene acquisito è proprio la couture (abbigliamento, accessori, gioielleria e alta moda) inaugurata da Gianfranco Ferré nel 1989, che si va a sommare alla Parfums Christian Dior, il redditizio comparto della cosmesi e della profumeria. Dalla scorsa estate alla direzione creativa del marchio c’è l’italiana Maria Grazia Chiuri, nominata molti mesi dopo l’uscita di scena di Raf Simons, che se n’era andato con grande scalpore nell’ottobre del 2015. Oggi i conti di Dior sono in ottimo stato: se il lavoro di Chiuri finora non ha particolarmente entusiasmato i critici e, almeno in parte, ha finito per deludere le aspettative nei suoi confronti, prima donna alla guida di un marchio tutt’altro che femminista, il mercato le ha dato invece ragione. Le sue prime collezioni sono andate sin da subito molto bene, confermando il trend positivo che ha fatto registrare a Dior un sostanziale raddoppio delle vendite negli ultimi cinque anni, arrivando a toccare i 2 miliardi di euro, con un ebitda (margine operativo lordo) di 418 milioni e un risultato operativo di 270 milioni. L’alta moda, d’altronde, data per spacciata più e più volte, prova a sua volta a ridisegnarsi, almeno a Parigi: sperimentando la collaudata formula del Pitti, la Chambre Syndacale de la Haute Couture ha formalmente invitato alle prossime sfilate di luglio cinque guest designer, fra i quali le sorelle Rodarte e il duo di Proenza Schouler, che per l’occasione abbandoneranno temporaneamente New York. Nessuna notizia da Roma.

Immagini Getty Images
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