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17:53 venerdì 14 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Come cambia il lusso: dietro l’operazione Dior

L’acquisizione miliardaria punta a semplificare la struttura di LVMH, la holding guidata da Bernard Arnault. E a cambiare il volto dell'alta moda.

27 Aprile 2017

Da un po’ di giorni a questa parte si parla molto dell’operazione che porterà il gruppo guidato da Bernard Arnault, principale azionista e Ceo di LVMH, ad acquisire il 100% del marchio Christian Dior, già parzialmente di proprietà della famiglia Arnault dal 1981, quando l’azienda di Monsieur Dior, vicina alla bancarotta, venne simbolicamente rilevata per un franco. Della costosa operazione appena annunciata si sa che avverrà in due step, avrà un valore complessivo di circa 12,5 miliardi di euro e permetterà alla famiglia Arnault di rafforzare la propria posizione di azionista assoluto all’interno di LVMH, passando dal 36% delle azioni al 46%. Come ha spiegato Giulia Crivelli sul Sole, «l’operazione potrebbe essere illustrata usando delle (lussuose) matrioske: LVMH acquisterà la società Christian Dior Couture, controllata al 100% dalla holding Christian Dior SA, per 6,5 miliardi di euro. In parallelo, la holding della famiglia Arnauld, che controlla il 74% di Christian Dior SA, lancerà un’Opa (offerta pubblica di acquisto) sul restante 26% delle azioni disponibili sul mercato». L’obiettivo è quello di “semplificare” le strutture societarie di LVMH (che sta per Louis Vuitton Moët Hennessy) e della stessa Dior, e si concluderà con molta probabilità entro la fine dell’anno. Di fatto, Dior e LVMH diventano una cosa unica, laddove fino a questo momento la stessa maison era rimasta separata dal resto dei marchi della holding.

Christian Dior: Front Row - Paris Fashion Week Haute Couture F/W 2013

Nel riassetto generale, ci finisce dentro anche Hermès, considerando che i termini dell’Opa prevedono 172 euro per ogni azione Christian Dior SA, per un totale di circa 8 miliardi, più 0,192 azioni Hermès International: la parte in contanti e quella in titoli ammontano insieme a 260 euro per ogni azione Dior. Se vi torna in mente una scalata cattivissima a Hermès di qualche anno fa nonché reminiscenze di sentenze all’ultima borsa, ricordate bene: dietro quel tentativo c’era sempre Arnault, il “re del bling” come l’ha chiamato Bloomberg, in lotta con la famiglia Hermès per il controllo del marchio. La “guerra” è iniziata nel 2010 e si è più o meno conclusa nel 2014 dopo ben cinque processi (tre intentati da Hermès e due dallo stesso Arnault): qui trovate una timeline puntuale dei passaggi della battaglia legale mentre oggi gli analisti indicano proprio in Hermès, che rimane indipendente e i cui margini di crescita sono stati fortemente ridimensionati da Exane Bnp Paribas, come lo sconfitto (assieme a Burberry e Michael Kors, che speravano in un intervento di Arnault) dell’intera operazione. Quello che è certo è che il lusso francese, sulla cui struttura a scatole cinesi spesso si è discusso, si ridisegna all’insegna del matrimonio tra industria e finanza, mantenendo i suoi poli storici. Dall’altra parte, infatti, c’è il gruppo Kering guidato da François-Henri Pinault, lo stesso che ha finanziato la gigantesca mostra di Damien Hirst a Venezia e che gioisce degli straordinari risultati del Gucci di Alessandro Michele e Marco Bizzarri. Un trimestre da favola quello appena conclusosi per Pinault e soci: +31,2% dei ricavi consolidati (+ 34% nelle attività legate al lusso) e un fatturato pari a 3,573 miliardi di euro, grazie soprattutto alla perfomance del marchio toscano, ma anche a quella del nuovo Yves Saint Laurent con a capo Anthony Vaccarello e la manager Francesca Bellettini e degli altri brand più di nicchia come Bottega Veneta e Balenciaga.

Christian Dior: Front Row - Paris Fashion Week Haute Couture F/W 2013

Scalate a parte, è importante notare che quel 26% di Dior che oggi viene acquisito è proprio la couture (abbigliamento, accessori, gioielleria e alta moda) inaugurata da Gianfranco Ferré nel 1989, che si va a sommare alla Parfums Christian Dior, il redditizio comparto della cosmesi e della profumeria. Dalla scorsa estate alla direzione creativa del marchio c’è l’italiana Maria Grazia Chiuri, nominata molti mesi dopo l’uscita di scena di Raf Simons, che se n’era andato con grande scalpore nell’ottobre del 2015. Oggi i conti di Dior sono in ottimo stato: se il lavoro di Chiuri finora non ha particolarmente entusiasmato i critici e, almeno in parte, ha finito per deludere le aspettative nei suoi confronti, prima donna alla guida di un marchio tutt’altro che femminista, il mercato le ha dato invece ragione. Le sue prime collezioni sono andate sin da subito molto bene, confermando il trend positivo che ha fatto registrare a Dior un sostanziale raddoppio delle vendite negli ultimi cinque anni, arrivando a toccare i 2 miliardi di euro, con un ebitda (margine operativo lordo) di 418 milioni e un risultato operativo di 270 milioni. L’alta moda, d’altronde, data per spacciata più e più volte, prova a sua volta a ridisegnarsi, almeno a Parigi: sperimentando la collaudata formula del Pitti, la Chambre Syndacale de la Haute Couture ha formalmente invitato alle prossime sfilate di luglio cinque guest designer, fra i quali le sorelle Rodarte e il duo di Proenza Schouler, che per l’occasione abbandoneranno temporaneamente New York. Nessuna notizia da Roma.

Immagini Getty Images
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