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Quanto dovrebbe essere lungo il libro “perfetto”?

James Tozer, l’analista di dati dell’Economist, ha realizzato un grafico molto interessante (e anche molto bello: merito del visual data journalist Matt McLean) che raccoglie il punteggio conferito a 737 libri classificati come “letteratura classica” su Goodreads.com, un aggregatore di recensioni con 80 milioni di membri. L’idea, scrive lo stesso Tozer, è nata dal desiderio di confutare (o confermare) un’affermazione del romanziere britannico E.M. Forster: «I lettori tendono a elogiare eccessivamente i libri lunghi per convincere gli altri e se stessi di non avere perso tempo».

Il grafico realizzato da Matt McLean per l’Economist

Il grafico sembra assolutamente d’accordo con Forster: i volumi da 100 a 200 pagine hanno ottenuto, in media, una votazione di 3,87 su 5, mentre quelli con più di 1.000 pagine hanno ottenuto una media di 4,19. Secondo Tozer, il fenomeno descritto da Forster, è solo una possibile spiegazione. A suo avviso, bisogna considerare anche “l’entusiasmo dei sopravvissuti”: chi ama un libro così tanto da riuscire a finirlo anche se è composto da centinaia e centinaia di pagine è sicuramente più incline a lasciare una recensione. La terza spiegazione è di carattere meramente cumulativo: una porzione di libri più lunghi di 1.000 pagine sono antologie e tendono quindi a essere giudicati in base al loro valore complessivo. «Shakespeare ha affermato che la brevità è l’anima dell’arguzia», nota Tozer, «ma le raccolte delle sue opere ottengono un punteggio complessivo di 4,49, rispetto a una media di soli 3,8 per i singoli titoli».

I dati mostrano anche una preferenza per i racconti moderni rispetto agli antichi, con alcune eccezioni, tra le quali L’arte della guerra di Sun Tzu, Le mille e una notteColloqui con sé stesso di Marco Aurelio. Un dato piacevolmente sorprendente: la letteratura russa è tra le più votate. «Dopo mesi passati a soffrire sulle pagine di Anna Karenina o Delitto e castigo», osserva Tozer, «lasciare una buona valutazione è una ricompensa sia per l’autore che per il lettore».

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