Hype ↓
16:31 giovedì 8 gennaio 2026
I fan di Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.
Durante un raid a Minneapolis gli agenti dell’Ice hanno ucciso una donna che stava scappando e il sindaco ha detto che è meglio per loro se ora «si tolgono dalle palle» «Sparite. Non vi vogliamo qui», ha detto Jacob Frey dopo l'omicidio della 37enne Renee Nicole Macklin Good.
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.

L’ultima notte di Tenco

Ricordare oggi la serata in cui fu eliminato Luigi Tenco nel 1967. Le sensazioni nel ripercorrere, a piedi, la strada fatta da lui prima di togliersi la vita nella camera 219 dell'hotel Savoia.

22 Febbraio 2014

Sanremo – Era un giovedì, ma il regolamento era diverso rispetto ad ora, e i cantanti venivano eliminati nel corso delle serate, non come adesso che alla finale ci arrivano tutti. Era un giovedì e il Festival lo presentava Mike Bongiorno da dentro il Casinò, perché sino a oltre la metà degli anni Settanta lo facevano lì. E c’erano ancora le giurie demoscopiche, sparse in tutta Italia, per cui i risultati arrivavano via via: quel giovedí a un certo punto Mike prese il foglio e lesse: «Ciao Amore Ciao» eliminata. Le tragedie sono tragedie ma hanno dettagli e virgole come le cose normali. Della notte in cui Luigi Tenco si sparò, il 27 gennaio 1967, dopo aver appreso dell’esclusione della canzone con cui si era presentato insieme alla sua compagna Dalida, si conosce ed è stato scritto molto. Però la presenza ridimensiona le distanze, essere al Festival conferisce alla storia una luce diversa, ovviamente più intensa.

Appena sentì Bongiorno sancire l’esclusione, Tenco prese Dalida per mano e decise di lasciare il Casinò, scese in strada, prese la sua GT sport e guidò sino in Piazza Bresca, che è appena sotto l’Ariston, all’epoca solo uno dei cinema teatri di Sanremo. Rifare la stessa strada, lo stesso percorso, vedere molte delle cose che vide un ragazzo stravolto di 29 anni in una delle notti nere della storia della musica italiana: questo è quello che si può pensare, anche a distanza di quasi mezzo secolo, dopo che anche Marco Mengoni lo ha ricordato su di un palco che proprio non riesce – e forse non vuole e non deve – dimenticarlo, con la sua arte e la sua tragedia.

te

All’epoca Via Matteotti era carrabile, mentre ora no, è pedonale, e invasa da stand radiofonici, coppie d’età, signore con tacchi troppo alti, signori in cappotti doppiopetto demodé. Il ristorante dove mangiarono con Dalida e una comitiva allargata di amici si chiamava Nostromo ed era in una piazzetta ben tenuta vicino al porto. Oggi il Nostromo non c’è piú, o meglio: si chiama Tre Scalini, è un buon ristorante, in carta ovviamente specialità di pesce, Sardenaira (la focaccia con le acciughe tipica di qui), buoni vini, prezzi da località turistica ma non impossibili. Guardare questa piazzetta oggi ovviamente rende l’idea solo in parte: i camerieri anche dei locali vicini con il gel e la cresta, i gruppi di under 30 chiassosi con i motorini (magari con pochi anni meno di quanti ne aveva Luigi allora) portano a mondi lontani ma di sicuro comunque non alla voragine che poteva avere dentro un giovane uomo che con ogni probabilità quella sera, a quell’ora, aveva già deciso di spegnere tutto.

Perché il fatto – a tratti – incredibile e incomprensibile è che da quel ristorante Tenco se ne andò da solo, scusandosi, dicendo di preferire un po’ di tranquillità dopo quel verdetto per lui ingiusto. Così salì in macchina e andò in senso opposto verso il Casinò, lo superò, proseguì per Via Roma, Corso Imperatrice, il mare sulla sinistra, a un passo, dall’altra parte i bar aperti tutta la notte, le luci, le vetrine.

Fermandosi non è difficile immaginare la macchina di Tenco a velocità elevata superare diversi alberghi

Ma è imboccando Via Nuvoloni, dove si trova la splendida chiesa russo ortodossa in ricercatissimo stile bizantino, costruita per desiderio dell’imperatrice madre Maria Feodorovna vedova di Alessandro III e madre di Nicola II, che – improvvisamente – anche in una sera di febbraio di 47 anni dopo, tutto si ferma. La via non è molto frequentata, non ci sono marciapiedi, scende qualche macchina ogni tanto. Ai lati mervigliose ville liberty, che portano alla superiore Via degli Inglesi, che si chiama così proprio perché a inizio ‘900 vi soggiornarono e abitarono numerose famiglie britanniche, che costruirono le ville e i giardini con le statue che resistono – spesso splendide – ancora oggi.

La strada sale a tornanti e fermandosi non è difficile immaginare la macchina di Tenco a velocità elevata superare diversi alberghi e fermarsi nel piazzale davanti all’ingresso del Savoia. L’hotel – imponente nella sua facciata a tre ali – adesso è chiuso per restauri ed è obbligatorio quindi fermarsi davanti al cancello. Di più: solo una parte verrà dedicata all’attività alberghiera, l’altra sarà frazionata e destinata a residence. È sera, la strada è poco illuminata, ma non è difficile pensare a una facciata di un hotel a fine anni ’60 di Sanremo, immaginarsela illuminata, con le porte girevoli, i tappeti, il concierge. È forse più difficile immaginare, stando fuori dal cancello, quale fosse la stanza (che però era in una depandance), la 219, dove prima Dalida (che provò a sollevarlo e poi si mise a gridare «assassini, assassini») e – pochi istanti dopo – Lucio Dalla lo trovarono, morto, in mezzo al sangue. Si pensa, quel biglietto: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita..».

Si guarda il cancello, l’hotel nel buio, non c’è un rumore, ma basta riprendere dalla tasca l’iPhone e tornano Fabio Fazio e il Festival 2014. C’è Gino Paoli che canta: Bindi, “Il cielo in una stanza” e anche Tenco: «Vedra Vedrai/Non son finito sai/Non so bene come e quando/Ma vedrai che cambierà».

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.