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12:14 lunedì 23 febbraio 2026
Trump avrebbe chiamato una tv per lamentarsi della Corte Suprema usando uno pseudonimo che però tutti sanno essere un suo pseudonimo In passato ha usato così tante volte l'alias John Barron che c'è una pagina Wikipedia dedicata, con tutte le dichiarazioni e interviste fatte con questo falso nome.
Un donatore anonimo ha dato al Comune di Osaka 20 kili di lingotti d’oro con la condizione che vengano usati esclusivamente per sistemare i fatiscenti tubi dell’acqua della città I lingotti valgono circa tre milioni e mezzo di euro, esattamente la cifra di cui il Comune aveva bisogno per completare le ristrutturazioni.
Per festeggiare il centenario della sua nascita, ad aprile uscirà un album inedito di John Coltrane Si tratta dei leggendari Tiberi Tapes, registrati tra il 1961 e il 1965, finora rimasti inediti e custoditi in una collezione privata.
Il video di Robert Kennedy Jr. e Kid Rock che prima fanno palestra, poi vanno in sauna, infine bevono del latte ha lasciato interdetti persino i trumpiani Nelle loro intenzioni, il video voleva essere un invito ad adottare uno stile di vita sano. A giudicare dalle reazioni, il messaggio non è passato granché.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha fatto una cover dei Massive Attack per la colonna sonora del film di Peaky Blinders E non solo: per il film, che uscirà nelle sale il 3 marzo e sarà su Netflix a partire dal 20, ha scritto anche due canzoni inedite.
Il primo film di Joachim Trier si trova su YouTube ed è un video di lui da ragazzo che fa skate con gli amici A 16 anni il regista di The Worst Person in the World e di Sentimental Value era un quasi professionista dello skate.
Abbiamo tutti il cuore spezzato per la storia di Punch, il cucciolo di macaco abbandonato da sua madre e scacciato dal suo branco Lui e il suo orango peluche sono diventati gli animali più famosi e amati di internet, con milioni di persone che negli ultimi giorni hanno condiviso l'hashtag #HangInTherePunch.
La paura di essere sostituiti dall’AI è ufficialmente una malattia e adesso ha anche un nome, “disfunzione da sostituzione dell’AI” I sintomi possono essere ansia, insonnia, paranoia, perdita di identità e possono manifestarsi anche in assenza di altri disturbi psichiatrici.

L’ultima notte di Tenco

Ricordare oggi la serata in cui fu eliminato Luigi Tenco nel 1967. Le sensazioni nel ripercorrere, a piedi, la strada fatta da lui prima di togliersi la vita nella camera 219 dell'hotel Savoia.

22 Febbraio 2014

Sanremo – Era un giovedì, ma il regolamento era diverso rispetto ad ora, e i cantanti venivano eliminati nel corso delle serate, non come adesso che alla finale ci arrivano tutti. Era un giovedì e il Festival lo presentava Mike Bongiorno da dentro il Casinò, perché sino a oltre la metà degli anni Settanta lo facevano lì. E c’erano ancora le giurie demoscopiche, sparse in tutta Italia, per cui i risultati arrivavano via via: quel giovedí a un certo punto Mike prese il foglio e lesse: «Ciao Amore Ciao» eliminata. Le tragedie sono tragedie ma hanno dettagli e virgole come le cose normali. Della notte in cui Luigi Tenco si sparò, il 27 gennaio 1967, dopo aver appreso dell’esclusione della canzone con cui si era presentato insieme alla sua compagna Dalida, si conosce ed è stato scritto molto. Però la presenza ridimensiona le distanze, essere al Festival conferisce alla storia una luce diversa, ovviamente più intensa.

Appena sentì Bongiorno sancire l’esclusione, Tenco prese Dalida per mano e decise di lasciare il Casinò, scese in strada, prese la sua GT sport e guidò sino in Piazza Bresca, che è appena sotto l’Ariston, all’epoca solo uno dei cinema teatri di Sanremo. Rifare la stessa strada, lo stesso percorso, vedere molte delle cose che vide un ragazzo stravolto di 29 anni in una delle notti nere della storia della musica italiana: questo è quello che si può pensare, anche a distanza di quasi mezzo secolo, dopo che anche Marco Mengoni lo ha ricordato su di un palco che proprio non riesce – e forse non vuole e non deve – dimenticarlo, con la sua arte e la sua tragedia.

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All’epoca Via Matteotti era carrabile, mentre ora no, è pedonale, e invasa da stand radiofonici, coppie d’età, signore con tacchi troppo alti, signori in cappotti doppiopetto demodé. Il ristorante dove mangiarono con Dalida e una comitiva allargata di amici si chiamava Nostromo ed era in una piazzetta ben tenuta vicino al porto. Oggi il Nostromo non c’è piú, o meglio: si chiama Tre Scalini, è un buon ristorante, in carta ovviamente specialità di pesce, Sardenaira (la focaccia con le acciughe tipica di qui), buoni vini, prezzi da località turistica ma non impossibili. Guardare questa piazzetta oggi ovviamente rende l’idea solo in parte: i camerieri anche dei locali vicini con il gel e la cresta, i gruppi di under 30 chiassosi con i motorini (magari con pochi anni meno di quanti ne aveva Luigi allora) portano a mondi lontani ma di sicuro comunque non alla voragine che poteva avere dentro un giovane uomo che con ogni probabilità quella sera, a quell’ora, aveva già deciso di spegnere tutto.

Perché il fatto – a tratti – incredibile e incomprensibile è che da quel ristorante Tenco se ne andò da solo, scusandosi, dicendo di preferire un po’ di tranquillità dopo quel verdetto per lui ingiusto. Così salì in macchina e andò in senso opposto verso il Casinò, lo superò, proseguì per Via Roma, Corso Imperatrice, il mare sulla sinistra, a un passo, dall’altra parte i bar aperti tutta la notte, le luci, le vetrine.

Fermandosi non è difficile immaginare la macchina di Tenco a velocità elevata superare diversi alberghi

Ma è imboccando Via Nuvoloni, dove si trova la splendida chiesa russo ortodossa in ricercatissimo stile bizantino, costruita per desiderio dell’imperatrice madre Maria Feodorovna vedova di Alessandro III e madre di Nicola II, che – improvvisamente – anche in una sera di febbraio di 47 anni dopo, tutto si ferma. La via non è molto frequentata, non ci sono marciapiedi, scende qualche macchina ogni tanto. Ai lati mervigliose ville liberty, che portano alla superiore Via degli Inglesi, che si chiama così proprio perché a inizio ‘900 vi soggiornarono e abitarono numerose famiglie britanniche, che costruirono le ville e i giardini con le statue che resistono – spesso splendide – ancora oggi.

La strada sale a tornanti e fermandosi non è difficile immaginare la macchina di Tenco a velocità elevata superare diversi alberghi e fermarsi nel piazzale davanti all’ingresso del Savoia. L’hotel – imponente nella sua facciata a tre ali – adesso è chiuso per restauri ed è obbligatorio quindi fermarsi davanti al cancello. Di più: solo una parte verrà dedicata all’attività alberghiera, l’altra sarà frazionata e destinata a residence. È sera, la strada è poco illuminata, ma non è difficile pensare a una facciata di un hotel a fine anni ’60 di Sanremo, immaginarsela illuminata, con le porte girevoli, i tappeti, il concierge. È forse più difficile immaginare, stando fuori dal cancello, quale fosse la stanza (che però era in una depandance), la 219, dove prima Dalida (che provò a sollevarlo e poi si mise a gridare «assassini, assassini») e – pochi istanti dopo – Lucio Dalla lo trovarono, morto, in mezzo al sangue. Si pensa, quel biglietto: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita..».

Si guarda il cancello, l’hotel nel buio, non c’è un rumore, ma basta riprendere dalla tasca l’iPhone e tornano Fabio Fazio e il Festival 2014. C’è Gino Paoli che canta: Bindi, “Il cielo in una stanza” e anche Tenco: «Vedra Vedrai/Non son finito sai/Non so bene come e quando/Ma vedrai che cambierà».

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