Hype ↓
23:17 venerdì 27 marzo 2026
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.
LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Lucio Corsi non assomiglia a nessuno

Con il disco Cosa faremo da grandi? il giovane cantautore toscano continua a dimostrare di avere coraggio e personalità.

24 Gennaio 2020

A scrivere di cantanti si finisce sempre a fare paragoni con altri cantanti, e anche per l’ultimo album di Lucio Corsi, Cosa faremo da grandi?, le cose non cambiano, se leggiamo le recensioni e le opinioni, tutte piuttosto positive se non entusiastiche, in giro. D’altra parte nell’orizzonte dei modelli di Corsi, che ha 26 anni, si vedono chiaramente i nomi di alcuni tra i più importanti cantautori italiani, e quindi l’esercizio del paragone è molto perdonabile. Con questo disco però è importante fare anche l’operazione opposta, cioè dire a cosa non assomiglia, e perché, per questo motivo, Lucio Corsi è piuttosto prezioso.

Lucio ha 26 anni, è nato a Grosseto, è un nome di cui si sente parlare già da qualche anno, cioè da quando ne aveva 23, forse 22, con due Ep ma soprattutto il disco-concept Bestiario musicale, una canzone per ogni animale, in totale otto, tutti appartenenti alla fauna toscana e maremmana, fatta di campagna e pinete e spiagge. Sono tutti trattati nello stesso modo in cui Corsi tratta la realtà, in forma di fiaba o gioco di fantasia, facendo parlare chi normalmente non dovrebbe farlo, rendendo un po’ umane cose che umane non sono, disegnando quadri con parole semplici ma precise, «cantano in mutande i cori di cicale, che lasciano i vestiti sulle reti del mare», «ho saputo che ieri un vaso s’è buttato dal terrazzo».

Ci sono diverse cose che animano la poetica di Lucio Corsi, anche in Cosa faremo da grandi?, che non è più un disco tematico ed è più difficile, rischioso e maturo. Guarda la realtà con uno sguardo infantile, per iniziare, «oggi mi metto l’orologio che è una macchina del tempo», trasformando le immagini in disegni, così che le Alpi che vede dal treno mentre risale dalla Toscana verso Milano diventano davvero, per parlare di nostalgia, le lame aguzze che disegnano i bambini sui fogli, «mi tagliano la gola queste armi bianche, le punte delle Alpi», e le decine di gallerie in cui ci si infila e da cui si fuoriesce per un attimo attraversando la riviera di Levante sono «le bocche spalancate delle montagne in Liguria», che masticano e sputano i vagoni. In un’altra canzone vuole scavare una buca per andare dall’altra parte del mondo, che è una cosa che ogni bambino fantastica di fare: «Inizierò a scavare in terra col sole dritto a mezzogiorno, così che i raggi come braccia mi spingeranno verso il fondo». Nel talking blues “Senza titolo” dice «a volte l’immaginazione stanca, ma è stancante chi non la usa», che è un po’ una dichiarazione programmatica.

Dal singolo “Freccia bianca”

Il 23 gennaio su The Atlantic è uscito un articolo di George Packer chiamato “The enemies of writing”, in cui si parla di giornalismo, di politica, certamente, ma sempre di scrittura, e uno dei nemici più agguerriti della scrittura, che siano romanzi (che pure vengono pubblicati) o canzoni è la paura: la vergogna, il ridicolo, dice Packer. Su un piano completamente diverso da quello del giornalismo politico, Corsi è originale e coraggioso in tutto quello che fa, dalla musica al suo bagaglio estetico, quella faccia da alieno con gli occhi distanti e i capelli lunghissimi, i vestiti sgargianti degli anni Settanta, la sfilata per Gucci Cruise 2018 vestito di una maglia di cristalli brillanti, ancora Gucci in tutti gli outfit dei video, brillanti, esagerati, fantastici. Ha la voce che scandisce chiare le parole come De André e il tono scanzonato con le impennate e discese del De Gregori di metà anni Settanta, di “Buffalo Bill”, “Ultimo discorso registrato”, “Ninetto e la colonia”, ma anche Piero Ciampi, Gianni Rodari, Ivan Graziani, e un certo portamento più moderno di Father John Misty.

Il coraggio di Lucio Corsi è quello di inventare un mondo con ogni canzone, di rendere l’ascolto un’esperienza in cui si srotola lentamente una storia, immagini impossibili da anticipare perché originali, e in questo ha molto a che fare con l’elemento fondamentale della letteratura enunciato da Nabokov, la storia del ragazzino che grida “Al lupo!” ma il lupo non c’è. Qualcosa di molto diverso dalle canzoni ripiegate su sé stesse, fatte per un pubblico che non vede l’ora di riconoscersi, dall’esercizio banale di cantare la realtà vestita di un po’ di ironia, il Frosinone in Serie A e altre cose simili.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite

Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.

Mio fratello è un vichingo è il film perfetto per tre tipi di persone: i cultori della black comedy, gli appassionati di drammi familiari e gli innamorati di Mads Mikkelsen

Il nuovo film di Anders Thomas Jensen è un oggetto stranissimo che riesce allo stesso tempo a far ridere e essere inquietante, trattando con leggerezza temi come identità e memoria. Ne abbiamo parlato con lui e con la sua musa, Mads Mikkelsen.

Oggi ci vuole coraggio per parlare di speranza e RAYE ne ha avuto abbastanza da farci un disco intero

This Music May Contain Hope è l'album con cui l'artista compie il suo coming of age parlando di dolore, crescita, guarigione, della salvezza che ognuno ha il dovere di perseguire. Appena uscito, ha già suscitato l'entusiasmo della critica.

Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh

La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.

Nei momenti di crisi non c’è niente di più curativo che rileggere e riguardare Jane Austen

Perché ogni volta che annunciano un nuovo adattamento di uno dei sei romanzi dell’autrice inglese è certo che lo guarderemo, anche se sarà molto simile ai precedenti e racconterà una storia letta e riletta.

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia permetteranno al pubblico di seguire dal vivo tutto il restauro della “Pala di San Giobbe” di Bellini

Lo scopo dell'iniziativa è quello di mantenere visibile l'opera per i due anni necessari al restauro, facendo scoprire al pubblico come funziona questo delicatissimo processo.