Hype ↓
15:35 mercoledì 18 febbraio 2026
In Brasile, il tiktok di un lavoratore arrabbiato ha dato inizio a un movimento per la riduzione della settimana lavorativa Rick Azevedo voleva soltanto sfogarsi sui social per l'ennesima richiesta assurda del suo capo. Ha dato il via a una protesta nazionale e a un processo di riforma.
Thurston Moore dei Sonic Youth ha fatto un nuovo album che ha definito «un requiem per i bambini di Gaza» Il disco s'intitola They Came Like Swallows - Seven Requiems for the Children of Gaza e lo ha realizzato in collaborazione con il musicista, produttore e discografico Bonner Kramer.
Il prezzo dei cetrioli è diventato il principale indicatore della crisi economica in Russia È raddoppiato rispetto a un anno fa, raggiungendo una media al chilo di circa 4 euro. I cittadini russi non la stanno prendendo affatto bene.
La nuova tendenza di ritorno alla vita analogica è pagare dei servizi che ti spediscono della posta via posta Da questa idea nasce “Perch Post”, un gruppo di persone che, in cambio di una piccola quota mensile, ricevono una busta piena di materiale stampato.
Per i 400 anni dalla consacrazione di San Pietro una delle iniziative del Vaticano è ingrandire il bar per i turisti che c’è sulla terrazza della Basilica La metratura del bar verrà raddoppiata, nonostante le polemiche secondo le quali servire panini e gazzose in un luogo così sacro sia quasi peccato.
Una ricerca ha scoperto che negli uffici in cui i dipendenti usano parecchio l’AI non si lavora di meno ma molto di più E la colpa è dei dipendenti, che usano il tempo risparmiato usando l'AI per lavorare a più cose, più di prima.
Su Ebay sono state messe in vendita le foto di 200 greci uccisi dai nazisti nel ’44 e adesso il governo greco sta facendo di tutto per recuperarle La scoperta ha sorpreso lo stesso governo, perché finora si pensava che della strage di Kaisariani non fossero rimaste testimonianze fotografiche.
C’è un video girato sul set di Cime tempestose in cui Margot Robbie balla e canta come Kate Bush nel video di Wuthering Heights L'ha condiviso su Instagram il "dialect coach" del film, William Conacher, per festeggiare il successo al box office.

Da Louis C.K. c’erano proprio tutti

Racconto della prima serata milanese del comico americano ritornato a fare spettacoli dopo le accuse di molestie.

16 Luglio 2019

C’erano proprio tutti ieri sera, guarda il Fabio… e il Lele… c’è pure la Virgi! C’erano tutti come accade a festival e funerali, cit. dal titolo di una raccolta di Natalia Aspesi, con però un’ideale e pericolosa deriva verso i secondi. Parafrasando uno dei tre standupper minori venuti ad aprire lo spettacolo del Grande Comico Americano arrivato in città, quando hai vent’anni il tuo treno fa tutte le fermate: ventuno, ventidue, ventitré, eccetera; dai trenta, diventa quello veloce che va dritto ai quaranta, ai cinquanta, alla morte. C’erano tanti ventenni in sala, il pubblico da festival che lo scrostatissimo Teatro Nuovo non ha visto mai; ma all’occhio saltava l’intellighenzia, se ancora si definisce così, di qualche cruciale anno più vecchia, venuta a ridere e a riconoscersi, a marcare il proprio territorio e a fare atto di presenza pubblica come a un funerale, appunto. Nell’esatto momento in cui sono stati messi in vendita i biglietti per la serata milanese di Louis C.K., è di lui che si parla, sui social s’è visto muoversi l’esercito di scribacchini scarsi, aspiranti battutisti, autori tv in crisi, editor stanchi che fissava per sempre con uno status la sua partecipazione, dunque la sua esistenza. Io ci sarò, noi ci saremo. Quello era l’importante.

Quello di Louis C.K., si diceva, era principalmente un magnifico funerale. Vent’anni fa si celebrava a pochi metri di distanza quello di Gianni Versace (c’erano proprio tutti) e ieri, “simbolicamente” come piace dire agli scribacchini-autori tv-eccetera, quello della libertà di satira. Louie, per gli amici e soprattutto per i fan come sempre un po’ mitomani accorsi da ogni dove per la sua prima data italiana, è stato messo a morte dall’America #MeToo: il comico si masturbava di fronte a varie donne (adulte e, avremmo detto tutti, consenzienti). Noi il funerale glielo facciamo applaudendolo, il nostro compito è fargli capire che oggi è l’Europa la terra delle libertà e delle opportunità, anche se un tour Atene-Milano-Varsavia certamente non paga le cifre a cui era abituato uno che sul palco si lascia scappare: «Una volta facevo i palazzetti». Lui, per tutta risposta, ha parlato proprio a noi, solo a noi che per una sera ci sentivamo il popolo dei giusti e degli eletti, delle pippe dello scandalo: non le aveva menzionate, fanno sapere i più esperti, nello stand-up newyorkese quasi carbonaro tenuto qualche mese fa. Lì era ancora materiale incandescente. Qui si può dire tutto. Come siamo bravi. Com’è bella Milano.

Louis C.K. è il più bravo di tutti. Lo è stato anche ieri sera con le battute sull’Olocausto, e la conferenza stampa di Dio, e la vita sessuale di sua madre, e i gay diventati noiosamente piccoloborghesi. Louis C.K. è il più bravo di tutti per la capacità di smascherare sé stesso, e dunque di smascherarci. Ieri sera erano (eravamo) tutti lì per lui, e pure per qualcos’altro. Soprattutto per qualcos’altro. Per sentirci giusti, si diceva. Per sentirci intelligenti. Per confermare a noi stessi di aver scelto la parte di mondo in cui è bene stare oggi. Si sentivano vari commenti, nella lunga coda per il ritiro dei sospirati biglietti. «C’è tutta la mia bolla di Facebook», faceva uno. «Se mia sorella sapesse che sono qui, non me lo perdonerebbe mai», diceva una ragazza all’amica. Un’altra donna, all’uscita, era venuta probabilmente per dimostrare a tutti che lei non avrebbe voluto esserci: «Ero lì lì per urlargli qualcosa, quando ha fatto le battute sulle molestie». Tutti erano (eravamo) lì per riconoscerci uno status, non più solo virtuale.

«C’è tutta la mia bolla di Facebook», faceva uno

Louis C.K. è il più bravo di tutti. Louis C.K. “simbolicamente” (sono anch’io uno scribacchino scarso) lo sapeva, che eravamo tutti lì per quello. Nello scatenato pezzo sui disabili, diceva esattamente questo. Il tema è quello che ci sta incasinando tutti, ogni giorno di più: le parole che possiamo usare, e quelle vietate. Una volta «retarded» era il termine educato, oltre che scientifico, per indicare un certo tipo di disabilità. Poi, negli anni in cui c’è toccato vivere, s’è deciso che era una parola offensiva. E allora quella parola andava cambiata. L’esempio funziona anche con il nostro «ritardato». Il punto è un altro. La questione riguarda quel termine preciso, ma vale per tutto. Le nostre crociate, le nostre indignazioni, le nostre sostituzioni lessicali: tutto ciò non lo facciamo per i disabili (o chi per loro). Lo facciamo per noi. «It’s for us», diceva Louie ieri sera, smascherandoci tutti.

Vale anche per gli scandali. Per la parte giusta da cui stare. All’inizio dello spettacolo (il momento-pippe, per capirci), Louis C.K. diceva più o meno: io non so niente di quello che è successo a voi, tutti voi sapete quello che è capitato a me. Dopo la relativizzazione delle parole, c’è quella, ancora più importante, delle singole storie. L’azione che, se messa in atto, dovrebbe portarci a distinguere. A capire il peso delle accuse. A valutare secondo i casi della vita, delle vite. Che siano (presunte) molestie o qualsiasi cosa. Tutti sapevamo com’è stato l’ultimo anno di Louie («Mi auguro che il vostro sia andato meglio»), nessuno conosceva davvero le storie del Fabio, e del Lele, e della Virgi. Potevamo solo immaginarle, le vite in platea: il fidanzato della superfemminista che forse a casa sarebbe stato rimproverato per aver riso sguaiatamente sugli orgasmi delle donne; il modesto comico da seconda serata che pensava a come rubare una battuta al più grande di tutti, anzi a farla meglio; lo scribacchino scarso che già immaginava l’attacco del pezzo da scrivere il giorno dopo. La Milano che piace alla gente che piace, ma soprattutto che piace a sé stessa, è entrata compatta all’evento più rilevante del cartellone estivo: come siamo bravi, come siamo belli. È uscita che non si riconosceva più. O forse si riconosceva troppo. Siamo tutti più stupidamente umani di quanto pensiamo. Più complessi, contraddittori, sbagliati. Anche per ricordarci questo tutte le volte, Louis C.K. è il più bravo di tutti.

Articoli Suggeriti
Thurston Moore dei Sonic Youth ha fatto un nuovo album che ha definito «un requiem per i bambini di Gaza»

Il disco s'intitola They Came Like Swallows - Seven Requiems for the Children of Gaza e lo ha realizzato in collaborazione con il musicista, produttore e discografico Bonner Kramer.

Robert Duvall è stato così grande proprio perché non gli importava nulla di essere il protagonista

La sua leggenda era fondata su due "piccole" e memorabili interpretazioni diventate storia del cinema. Ma Duvall, morto il 15 febbraio a 95 anni, è stato molto di più del comprimario perfetto, del consigliere del Padrino e dell'uomo che amava l'odore del napalm al mattino.

Leggi anche ↓
Thurston Moore dei Sonic Youth ha fatto un nuovo album che ha definito «un requiem per i bambini di Gaza»

Il disco s'intitola They Came Like Swallows - Seven Requiems for the Children of Gaza e lo ha realizzato in collaborazione con il musicista, produttore e discografico Bonner Kramer.

Robert Duvall è stato così grande proprio perché non gli importava nulla di essere il protagonista

La sua leggenda era fondata su due "piccole" e memorabili interpretazioni diventate storia del cinema. Ma Duvall, morto il 15 febbraio a 95 anni, è stato molto di più del comprimario perfetto, del consigliere del Padrino e dell'uomo che amava l'odore del napalm al mattino.

Il nuovo trend di ritorno alla vita analogica è pagare dei servizi che ti spediscono della posta via posta

Da questa idea nasce “Perch Post”, un gruppo di persone che, in cambio di una piccola quota mensile, ricevono una busta piena di materiale stampato.

Le puntate del Maurizio Costanzo Show con Carmelo Bene contro tutti sono state trascritte parola per parola in un libro

A trent'anni dalla messa in onda di quelle due puntate del MCS, viene pubblicato «per la prima volta autorizzato, il testo integrale dei dialoghi».

È morto Frederick Wiseman, uno degli inventori del documentario moderno

Premio Oscar alla carriera nel 2016, tra i suoi film più recenti e famosi c'era Ex Libris del 2017, dedicato alla New York Public Library.

L’attore che faceva Buffalo Bill nel Silenzio degli innocenti ha chiesto scusa alle persone trans per la pessima rappresentazione che il film faceva di loro

«Ora ne sappiamo tutti di più, e capisco che ci sono battute nella sceneggiatura e nel film che sono infelici», ha detto.