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16:04 mercoledì 28 gennaio 2026
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta l’accusato è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse qualcosa.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.

Lorenzo Cogo

24 anni e già una lunghissima carriera alle spalle. Ritratto di uno chef che ha girato il mondo ma ha trovato la sua casa, El Coq, in provincia di Vicenza.

26 Giugno 2013

(Lorenzo Cogo è uno dei «talenti italiani under 35» che abbiamo selezionato per la cover story del 14esimo numero di Studio, che trovate in edicola e libreria. Qui il sommario completo.)

Nel suo trolley ci sono due camicie da chef bianche e un completo gessato, ma lui indossa una felpa con cappuccio e gel sui capelli. Tutta la sua vita, 25 anni, sta in questi quattro elementi che sfodera con la rapidità di uno che gestisce la cucina di un grande ristorante da almeno altri 25 anni. Lorenzo Cogo è uno dei migliori chef in circolazione, e questo lo si può evincere non solo dal curriculum da brividi, ma anche dalla sicurezza con cui prepara uno shabu shabu di waggy e tartufo e fa quadrare i conti di un ristorante. «Tornassi indietro non so se avrei l’incoscienza di aprire un ristorante da zero, senza niente alle spalle. Sono stato bravo? Diciamo che è stato rischioso e il rischio non era calcolato». El Coq vede la luce l’anno scorso quando Lorenzo ha 24 anni ed è tornato nelle sue zone, a Marano Vicentino, per aprire il suo primo ristorante che è un concentrato di viaggi iniziati quando di anni ne aveva 19 anni, e finiti «perché sono tornato in Italia per rimanerci». Identità Golose celebra la sua rivoluzione che ha il nome di Cucina Istintiva, la stessa che gli fa sciorinare la ricetta del fegato con insalatina leggera mentre si prepara per uno shooting fotografico. Il suo istinto, però, è figlio di una passione cresciuta in casa, quando (con un cognome come Cogo, cuoco in veneto, c’erano poche chance di dedicarsi ad altro) il padre, che gestisce un ristorante, lo mette di fronte alla creazione di piatti ma anche alla gestione di uno staff.

«Ti sembro più saggio della mia età? Diciamo che ho sempre saputo le regole del gioco: mio padre non è mai stato troppo morbido con me». E allora se l’accento veneto rischia di limitare il menu da proporre ecco Lorenzo alla corte di Shannon Bennet al Vue de Mond di Melbourne, per studiare poi i gesti di Heston Blumenthal dello storico The Fat Duck. «Tra gli chef di fama mondiale apprendi a 360° stile e tecniche, vuoi entrare nella filosofia che anima quelle cucine ma allo stesso tempo sei in soggezione per chi le abita. Ti rendi conto che sono ristoranti che funzionano come fabbriche e dove tutto ha una gestione». Il suo El Coq è finito nelle guide grazie anche a una location che unisce interior nordico e gastronomia locale. E dove si avverte l’influenza del Noma di René Redzepi (da cinque anni consecutivi riconosciuto come il miglior ristorante al mondo), dove Lorenzo ha seguito l’ultimo apprendistato prima di aprire il suo gioiello. «Per far funzionare un ristorante innanzitutto serve del personale che sia davvero motivato, che abbia il senso del sacrificio». Il suo sacrificio l’ha costruito passando anni altrove: «sono uno solitario, sto bene da solo; se vuoi raggiungere uno scopo lo fai al 100%. Da solo». Voce ferma e occhi vivissimi, Lorenzo si tiene stretto il suo El Coq sapendo di custodire tra le mani un miracolo per quanto ovunque giri un suo ritratto in cui stringe burbero una gallina. Paura di un passo falso? «Non ho paura che altri mi giudichino, la paura è economica perché temi di perdere clienti», chiosa con fare da imprenditore questo 25enne che ha imparato la precisione nipponica da Seiji Yamamoto e l’estro basco da Victor Arguinzoniz.

Se, come dice, finire in una guida «non è fondamentale, ma quasi, perché la clientela si muove con quelle alla mano», il lato imprenditoriale in questo cuoco dalle mani d’oro sarà la sua salvezza, specie in tempi in cui la cucina sta diventando uno show da pay-tv. «Il punto è che uno chef non guarda mai la tv».

Immagine: fotografia di Alan Chies

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