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22:59 domenica 2 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Lorenzo Cogo

24 anni e già una lunghissima carriera alle spalle. Ritratto di uno chef che ha girato il mondo ma ha trovato la sua casa, El Coq, in provincia di Vicenza.

26 Giugno 2013

(Lorenzo Cogo è uno dei «talenti italiani under 35» che abbiamo selezionato per la cover story del 14esimo numero di Studio, che trovate in edicola e libreria. Qui il sommario completo.)

Nel suo trolley ci sono due camicie da chef bianche e un completo gessato, ma lui indossa una felpa con cappuccio e gel sui capelli. Tutta la sua vita, 25 anni, sta in questi quattro elementi che sfodera con la rapidità di uno che gestisce la cucina di un grande ristorante da almeno altri 25 anni. Lorenzo Cogo è uno dei migliori chef in circolazione, e questo lo si può evincere non solo dal curriculum da brividi, ma anche dalla sicurezza con cui prepara uno shabu shabu di waggy e tartufo e fa quadrare i conti di un ristorante. «Tornassi indietro non so se avrei l’incoscienza di aprire un ristorante da zero, senza niente alle spalle. Sono stato bravo? Diciamo che è stato rischioso e il rischio non era calcolato». El Coq vede la luce l’anno scorso quando Lorenzo ha 24 anni ed è tornato nelle sue zone, a Marano Vicentino, per aprire il suo primo ristorante che è un concentrato di viaggi iniziati quando di anni ne aveva 19 anni, e finiti «perché sono tornato in Italia per rimanerci». Identità Golose celebra la sua rivoluzione che ha il nome di Cucina Istintiva, la stessa che gli fa sciorinare la ricetta del fegato con insalatina leggera mentre si prepara per uno shooting fotografico. Il suo istinto, però, è figlio di una passione cresciuta in casa, quando (con un cognome come Cogo, cuoco in veneto, c’erano poche chance di dedicarsi ad altro) il padre, che gestisce un ristorante, lo mette di fronte alla creazione di piatti ma anche alla gestione di uno staff.

«Ti sembro più saggio della mia età? Diciamo che ho sempre saputo le regole del gioco: mio padre non è mai stato troppo morbido con me». E allora se l’accento veneto rischia di limitare il menu da proporre ecco Lorenzo alla corte di Shannon Bennet al Vue de Mond di Melbourne, per studiare poi i gesti di Heston Blumenthal dello storico The Fat Duck. «Tra gli chef di fama mondiale apprendi a 360° stile e tecniche, vuoi entrare nella filosofia che anima quelle cucine ma allo stesso tempo sei in soggezione per chi le abita. Ti rendi conto che sono ristoranti che funzionano come fabbriche e dove tutto ha una gestione». Il suo El Coq è finito nelle guide grazie anche a una location che unisce interior nordico e gastronomia locale. E dove si avverte l’influenza del Noma di René Redzepi (da cinque anni consecutivi riconosciuto come il miglior ristorante al mondo), dove Lorenzo ha seguito l’ultimo apprendistato prima di aprire il suo gioiello. «Per far funzionare un ristorante innanzitutto serve del personale che sia davvero motivato, che abbia il senso del sacrificio». Il suo sacrificio l’ha costruito passando anni altrove: «sono uno solitario, sto bene da solo; se vuoi raggiungere uno scopo lo fai al 100%. Da solo». Voce ferma e occhi vivissimi, Lorenzo si tiene stretto il suo El Coq sapendo di custodire tra le mani un miracolo per quanto ovunque giri un suo ritratto in cui stringe burbero una gallina. Paura di un passo falso? «Non ho paura che altri mi giudichino, la paura è economica perché temi di perdere clienti», chiosa con fare da imprenditore questo 25enne che ha imparato la precisione nipponica da Seiji Yamamoto e l’estro basco da Victor Arguinzoniz.

Se, come dice, finire in una guida «non è fondamentale, ma quasi, perché la clientela si muove con quelle alla mano», il lato imprenditoriale in questo cuoco dalle mani d’oro sarà la sua salvezza, specie in tempi in cui la cucina sta diventando uno show da pay-tv. «Il punto è che uno chef non guarda mai la tv».

Immagine: fotografia di Alan Chies

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