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13:02 mercoledì 24 giugno 2026
Per colpa di Sam Altman e OpenAI nessuno vuole distribuire Artificial, il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI Doveva distribuirlo Amazon, che però ha cambiato idea all'ultimo momento. Warner Bros. e Paramount lo hanno già rifiutato. E adesso del film non si sa che ne sarà.
L’Inghilterra sarà anche senza Primo Ministro, ma si è innamorata dell’hot podium guy che sistema il leggio e prova i microfoni prima delle conferenze stampa davanti a Downing Street Tradotto in italiano sarebbe "il bono del podio", unica figura stabile nella politica inglese, tanto che molti sui social lo propongono come Premier.
Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.
Dopo averne licenziati quasi 10 mila, Zuckerberg ha ordinato ai dipendenti di Meta sopravvissuti ai tagli di «ricominciare a divertirsi» Viene da chiedersi: se un dipendente si rifiuta e si presenta a lavoro di cattivo umore, viene licenziato pure lui?
Fatboy Slim ha fatto un dj set improvvisato e gratuito durante una manifestazione contro l’estrema destra a Brighton E ha commentato tutta la giornata così: «Never been more proud of my hometown. More disco, less fascism».
In Albania un milione di persone è sceso in piazza per protestare contro il resort di lusso di Jared Kushner, il genero di Trump I manifestanti, però, non si accontentano più di fermare la costruzione del resort: adesso vogliono le dimissioni di tutti coloro che hanno approvato il progetto.
Loris Messina e Simone Rizzo sono i nuovi Direttori Creativi di Moschino Il loro debutto è fissato per settembre, alla Milano Fashion Week, dove presenteranno la loro prima collezione ufficiale.
Trump sta combinando un grosso, grossissimo guaio con la Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington Ha speso 15 milioni di dollari per rifarla come voleva lui. Ora l'acqua è verde perché invasa dalle alghe e la vernice del fondo si sta staccando.

L’invenzione di New York

Oggi Clay Felker avrebbe compiuto novant’anni. Ritratto di un editor che ha cambiato la storia delle riviste.

02 Ottobre 2015

1288912039Il 2 ottobre del 2015, Clay Felker avrebbe compiuto novant’anni. Era infatti nato nel 1925 a Webster Groves, una cittadina di ventimila anime nel Missouri, citata da un magazine specializzato nella top ten dei posti ideali per una famiglia dove vivere. La sua, di famiglia, ne segnerà vita e carriera: il padre Carl era redattore di Sporting News, la madre curava la parte femminile del giornale locale St. Louis Dispatch.
Sarebbe probabilmente diventato il classico giornalista figlio di giornalisti come ce ne sono tanti, non a caso già direttore del giornalino universitario a Duke, se non avesse incontrato New York. Città dove si realizzò definitivamente negli anni ‘60. Le due direttive spazio-temporali lo porteranno a innamorarsi di un’idea precisa di giornale che finirà per segnare cinquant’anni di racconto della e dalla capitale del mondo per eccellenza.
Erano gli anni delle grandi riviste, istituzioni come Life o Esquire in uscita dai rampanti anni ‘50 e in cerca di evoluzione. Lavorerà a entrambi Felker, ma sempre con l’idea in testa di fare qualcosa che gli sarà possibile realizzare solo mettendosi in proprio. Cosa aveva in testa? New York. Vista da Manhattan, vista dal centro di tutto quello che accadeva: il potere, la celebrità, le luci, i costumi, gli stili di vita; quelle che oggi definiremmo le “cose basse” impaginate a fianco di quelle che oggi definiremmo le “cose alte”. Il classico tipo di distinzioni che a Felker non sarebbe interessata. A lui interessava New York, tuttaa30a13ce4e81d15ff26f51da130772d2.
Non a caso la rivista che fondò insieme a Milton Glaser – l’art director che inventò fra le altre cose il logo I love New York col cuore rosso – si chiamava, si chiama, così: New York. Il magazine più imitato da quando ci sono i magazine, anche se molti che fanno questo mestiere manco lo sanno. Tom Wolfe, la penna che più di altre ne ha interpretato lo spirito, ne ha scritto così: «L’occhio di Clay per gli stili di vita e i gruppi sociali che li creavano, la sua consapevolezza di giornalista nel saper scovare una notizia, cambiarono profondamente i giornali e le riviste d’America e non solo. I cosiddetti “city” magazine spuntarono un po’ dappertutto e fecero del loro meglio per provare a imitare lo stile del New York. I quotidiani crearono sezioni chiamate “Stile”, “Lifestyle”, tutti con lo scopo di provare a catturare quello spirito. Lo stesso New York Times cercò di replicare il New York sfornando una moltitudine di nuovi sfogli con titoli come “Styles”, “City”, “Escapes”, “Arts”, “Dining Out”, “Dining In”, “Circuits”. Ma poi i city magazine, gli inserti dei quotidiani e via dicendo, sono rapidamente degenerati nel racconto degli stili di vita non come li intendeva Max Weber (nuove abitudini di nuovi gruppi sociali) ma più nel senso di Martha Stewart, la giusta batteria da cucina, il party perfetto, il viaggio ideale, i migliori quartieri dove vivere, le migliori tate, i migliori programmi di fitness».
La lezione di Felker è molto semplice: non è ciò di cui stai parlando che fa la differenza, ma come ne stai parlando. L’intelligenza, lo stile, il gusto, il tono di voce. Chi fa i giornali è spesso andato invece in direzione opposta, nella convinzione che nelle vite di chi legge esistano i compartimenti stagni. Risultato: irrilevanza, noia, appiattimento. Il contrario della New York e del New York di Felker.
Così lo ricordava il New York Times il giorno dopo la sua scomparsa nel 2008: «L’otto aprile del 1968 Felker pubblicò il primo numero del New York, con un elegante profilo della città in copertina, e cambiò per sempre le gerarchie del racconto dell’esperienza urbana. Felker aveva capito che qualcosa di nuovo stava succedendo in città, e portò il suo personale senso di fascinazione da outsider per lo status e per il potere. Il magazine da lui creato presentava una nuova palette di interessi, senza grosse distinzioni. I ristoranti erano importanti quanto gli affari o la politica».

Dal numero 25 di Studio, in edicola.
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