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16:39 martedì 24 marzo 2026
Il nuovo progetto di Hayao Miyazaki sono dei diorami che riproducono alla perfezione scene di film dello Studio Ghibli Il regista sta lavorando a 31 "scatole magiche", basate su altrettante sue illustrazioni, che verranno esposte a luglio al Ghibli Park, in Giappone.
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.
Paul Thomas Anderson avrebbe riscritto la sceneggiatura del nuovo film di Scorsese per fare un favore a DiCaprio, e non è la prima volta che succede Era già successo con Killers of the Flower Moon, adesso la storia si ripete con il nuovo film di Scorsese, What Happens at Night. Sempre su richiesta (insistente) di Leo.
Dopo Bad Bunny e John Galliano, Zara fa la tripletta lanciando una collezione fatta assieme a Willy Chavarria La collezione si chiama Vatísimo e celebra le origini ispaniche del designer, con un video dove la protagonista è la top model degli anni '90 Christy Turlington.
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.
Le elezioni in Slovenia sono state così combattute che è dovuto scendere in campo pure Slavoj Žižek, con un video molto Slavoj Žižek in cui invitava ad andare a votare «Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.
Nonostante la domanda continui ad aumentare, il prezzo dell’Ozempic e dei farmaci simili sta scendendo moltissimo La scadenza dei brevetti e la competizione tra aziende farmaceutiche sta facendo crollare i prezzi, a partire dagli Stati Uniti.

L’invenzione di New York

Oggi Clay Felker avrebbe compiuto novant’anni. Ritratto di un editor che ha cambiato la storia delle riviste.

02 Ottobre 2015

1288912039Il 2 ottobre del 2015, Clay Felker avrebbe compiuto novant’anni. Era infatti nato nel 1925 a Webster Groves, una cittadina di ventimila anime nel Missouri, citata da un magazine specializzato nella top ten dei posti ideali per una famiglia dove vivere. La sua, di famiglia, ne segnerà vita e carriera: il padre Carl era redattore di Sporting News, la madre curava la parte femminile del giornale locale St. Louis Dispatch.
Sarebbe probabilmente diventato il classico giornalista figlio di giornalisti come ce ne sono tanti, non a caso già direttore del giornalino universitario a Duke, se non avesse incontrato New York. Città dove si realizzò definitivamente negli anni ‘60. Le due direttive spazio-temporali lo porteranno a innamorarsi di un’idea precisa di giornale che finirà per segnare cinquant’anni di racconto della e dalla capitale del mondo per eccellenza.
Erano gli anni delle grandi riviste, istituzioni come Life o Esquire in uscita dai rampanti anni ‘50 e in cerca di evoluzione. Lavorerà a entrambi Felker, ma sempre con l’idea in testa di fare qualcosa che gli sarà possibile realizzare solo mettendosi in proprio. Cosa aveva in testa? New York. Vista da Manhattan, vista dal centro di tutto quello che accadeva: il potere, la celebrità, le luci, i costumi, gli stili di vita; quelle che oggi definiremmo le “cose basse” impaginate a fianco di quelle che oggi definiremmo le “cose alte”. Il classico tipo di distinzioni che a Felker non sarebbe interessata. A lui interessava New York, tuttaa30a13ce4e81d15ff26f51da130772d2.
Non a caso la rivista che fondò insieme a Milton Glaser – l’art director che inventò fra le altre cose il logo I love New York col cuore rosso – si chiamava, si chiama, così: New York. Il magazine più imitato da quando ci sono i magazine, anche se molti che fanno questo mestiere manco lo sanno. Tom Wolfe, la penna che più di altre ne ha interpretato lo spirito, ne ha scritto così: «L’occhio di Clay per gli stili di vita e i gruppi sociali che li creavano, la sua consapevolezza di giornalista nel saper scovare una notizia, cambiarono profondamente i giornali e le riviste d’America e non solo. I cosiddetti “city” magazine spuntarono un po’ dappertutto e fecero del loro meglio per provare a imitare lo stile del New York. I quotidiani crearono sezioni chiamate “Stile”, “Lifestyle”, tutti con lo scopo di provare a catturare quello spirito. Lo stesso New York Times cercò di replicare il New York sfornando una moltitudine di nuovi sfogli con titoli come “Styles”, “City”, “Escapes”, “Arts”, “Dining Out”, “Dining In”, “Circuits”. Ma poi i city magazine, gli inserti dei quotidiani e via dicendo, sono rapidamente degenerati nel racconto degli stili di vita non come li intendeva Max Weber (nuove abitudini di nuovi gruppi sociali) ma più nel senso di Martha Stewart, la giusta batteria da cucina, il party perfetto, il viaggio ideale, i migliori quartieri dove vivere, le migliori tate, i migliori programmi di fitness».
La lezione di Felker è molto semplice: non è ciò di cui stai parlando che fa la differenza, ma come ne stai parlando. L’intelligenza, lo stile, il gusto, il tono di voce. Chi fa i giornali è spesso andato invece in direzione opposta, nella convinzione che nelle vite di chi legge esistano i compartimenti stagni. Risultato: irrilevanza, noia, appiattimento. Il contrario della New York e del New York di Felker.
Così lo ricordava il New York Times il giorno dopo la sua scomparsa nel 2008: «L’otto aprile del 1968 Felker pubblicò il primo numero del New York, con un elegante profilo della città in copertina, e cambiò per sempre le gerarchie del racconto dell’esperienza urbana. Felker aveva capito che qualcosa di nuovo stava succedendo in città, e portò il suo personale senso di fascinazione da outsider per lo status e per il potere. Il magazine da lui creato presentava una nuova palette di interessi, senza grosse distinzioni. I ristoranti erano importanti quanto gli affari o la politica».

Dal numero 25 di Studio, in edicola.
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