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07:47 sabato 28 marzo 2026
Il libro fotografico del reunion tour degli Oasis conterrà più di mille foto inedite Si intitola Oasis Live ‘25 Opus, uscirà a maggio e verrà venduto in diverse versioni, la più "ricca" delle quali costerà quasi 1500 euro.
LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Libertà al condizionale

13 Aprile 2011

Adesso parrebbe (il condizionale è d’obbligo) che, dopo lunga aspettativa e preventivi elogi, il romanzone di Franzen non sia esattamente il capolavoro atteso. Almeno non quello atteso alle nostre latitudini (ne davamo conto anche ieri in breve).

Così, dopo che, solo poco tempo fa, a caldo sul “romanzone” ne dissi di brutte (ricredendomi leggermente a lettura ultimata: ora la mia opinione è in attesa di auto-chiarificazione) questa inaspettata pioggia di critiche mi crea un grosso problema di convivenza col mio “bastiancontriarismo”. Che sì – è vero – Freedom abbonda di stereotipi da soap, di finali artificiosi ed è un testo molto freddo (o poco vivo come scriveva Nicola Lagioia su Il Sole 24 Ore) ma d’altra parte riesce in un compito non facile: essere all’altezza del suo titolo che se non sbaglio è Libertà. E a esserlo per un pubblico (in particolare americano) il più vasto possibile, che presumo sia il legittimo scopo di qualunque autore (o almeno di questo autore in particolare).

Utilizzando una serie di tableaux vivant vuoi anche poco credibili (o smaller than life come scriveva l’Atlantic), Franzen sa come si costruisce un libro di quasi 700 pagine in cui sostanzialmente discute tutto il tempo di libertà nell’America dell’ultimo decennio in un modo intelligibile e fondamentalmente godibile anche per il lettore occasionale, letteralmente buttandogli in faccia dei personaggi che nel modo più sfacciato e universalmente comprensibile incarnano dei “modi di vita” del concetto. Fino a inserire – provocatoriamente e ironicamente quanto si vuole – nell’agenda delle libertà in discussione, una libertà inviolabile fin dai geni: quella alla procreazione. Forse sarà semplicistico e deludente questo libro; ma essere in grado di far ragionare – anche a un livello basilare, anche al livello di lettura in cui il romanzo è effettivamente una soap – di “libertà” qualche milione di americani (e di Libertà qualche centinaio di “aventi diritto” sulla stampa mondiale), non sarà forse un’impresa da grande romanziere, ma da romanziere grande sì. Pennelli Cinghiale.

In realtà, aldilà del fatto che il romanzo e il suo autore hanno ricevuto delle critiche anche in patria (la migliore – in una recensione comunque buona – è quella del Washington Post che inizia così: So what is it about Jonathan Franzen and poo?), il problema per gli europei e gli italiani resta lo stesso da decenni. Davanti all’emersione di quel potentissimo modello narrativo che ha reso affascinanti ai nostri occhi anche la descrizione delle briciole d’altri sulla tovaglia d’altri, purché scritta “da dio” da un Grande Americano, non abbiamo saputo escogitare altra risposta che un’ammirazione incondizionata. Un’adunata di braghe calate in cerca di identificazione. Solo un pelo meno risibili del pubblicitario milanese che aspira a essere Don Draper . Abbiamo scavato dentro a dei godibili romanzi di fiction in cerca di risposte a domande che nemmeno ci riguardavano e così non solo abbiamo travisato il Q&A ma ci siamo resi anche meno godibili le letture.

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