Hype ↓
23:14 lunedì 30 marzo 2026
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.
Mentre tutti i giornali licenziano, il New York Times ha raggiunto il record di giornalisti assunti: 2300 È una crescita del 50 per cento in dieci anni, che si somma ai 13 milioni di abbonati in tutto il mondo e a un fatturato di quasi un miliardo di dollari.
Il momento più surreale della visita a Roma di Robert Pattinson e Zendaya è stato indubbiamente la foto al Campidoglio con il sindaco Gualtieri Il sindaco è riuscito a rubare la scena anche a due stelle di Hollywood, a conferma del naturale carisma con cui si conduce sempre in tutte le uscite social.
KitKat ha confermato che il furto di un camion con 12 tonnellate di KitKat avvenuto in Italia è una notizia vera, è successo davvero Mentre parliamo, c'è qualcuno, da qualche parte in Europa, che sta nascondendo 413.793 barrette di KitKat a forma di macchina da Formula 1.
Fred Again ha messo su YouTube tutto il (già leggendario) concerto in cui ha suonato assieme a Thomas Bangalter dei Daft Punk La versione integrale del concerto dell’Alexandra Palace di Londra dura due ore e ha già accumulato più 820 mila visualizzazioni su YouTube.
Trump ha detto in maniera molto chiara ed esplicita che vorrebbe prendersi il petrolio iraniano Ma ha anche aggiunto che ci sono degli «scemi» negli Stati Uniti che glielo stanno impedendo. Non ha chiarito chi siano questi scemi, però.
Il reboot cancellato di Buffy si è rivelato uno dei peggiori disastri della storia della tv La cancellazione della serie reboot è una sconfitta per tutti: Disney, la regista Chloé Zhao, Sarah Michelle Gellar, e soprattutto i fan.
Stando alla ricostruzione della Questura di Roma, il “controllo” a Ilaria Salis prima della manifestazione No Kings è stato fatto perché nessuno aveva capito che si trattava di quella Ilaria Salis Il controllo all'europarlamentare è durato circa un'ora, tanto è stato necessario perché gli agenti si accorgessero di chi avevano davanti.

Libertà al condizionale

13 Aprile 2011

Adesso parrebbe (il condizionale è d’obbligo) che, dopo lunga aspettativa e preventivi elogi, il romanzone di Franzen non sia esattamente il capolavoro atteso. Almeno non quello atteso alle nostre latitudini (ne davamo conto anche ieri in breve).

Così, dopo che, solo poco tempo fa, a caldo sul “romanzone” ne dissi di brutte (ricredendomi leggermente a lettura ultimata: ora la mia opinione è in attesa di auto-chiarificazione) questa inaspettata pioggia di critiche mi crea un grosso problema di convivenza col mio “bastiancontriarismo”. Che sì – è vero – Freedom abbonda di stereotipi da soap, di finali artificiosi ed è un testo molto freddo (o poco vivo come scriveva Nicola Lagioia su Il Sole 24 Ore) ma d’altra parte riesce in un compito non facile: essere all’altezza del suo titolo che se non sbaglio è Libertà. E a esserlo per un pubblico (in particolare americano) il più vasto possibile, che presumo sia il legittimo scopo di qualunque autore (o almeno di questo autore in particolare).

Utilizzando una serie di tableaux vivant vuoi anche poco credibili (o smaller than life come scriveva l’Atlantic), Franzen sa come si costruisce un libro di quasi 700 pagine in cui sostanzialmente discute tutto il tempo di libertà nell’America dell’ultimo decennio in un modo intelligibile e fondamentalmente godibile anche per il lettore occasionale, letteralmente buttandogli in faccia dei personaggi che nel modo più sfacciato e universalmente comprensibile incarnano dei “modi di vita” del concetto. Fino a inserire – provocatoriamente e ironicamente quanto si vuole – nell’agenda delle libertà in discussione, una libertà inviolabile fin dai geni: quella alla procreazione. Forse sarà semplicistico e deludente questo libro; ma essere in grado di far ragionare – anche a un livello basilare, anche al livello di lettura in cui il romanzo è effettivamente una soap – di “libertà” qualche milione di americani (e di Libertà qualche centinaio di “aventi diritto” sulla stampa mondiale), non sarà forse un’impresa da grande romanziere, ma da romanziere grande sì. Pennelli Cinghiale.

In realtà, aldilà del fatto che il romanzo e il suo autore hanno ricevuto delle critiche anche in patria (la migliore – in una recensione comunque buona – è quella del Washington Post che inizia così: So what is it about Jonathan Franzen and poo?), il problema per gli europei e gli italiani resta lo stesso da decenni. Davanti all’emersione di quel potentissimo modello narrativo che ha reso affascinanti ai nostri occhi anche la descrizione delle briciole d’altri sulla tovaglia d’altri, purché scritta “da dio” da un Grande Americano, non abbiamo saputo escogitare altra risposta che un’ammirazione incondizionata. Un’adunata di braghe calate in cerca di identificazione. Solo un pelo meno risibili del pubblicitario milanese che aspira a essere Don Draper . Abbiamo scavato dentro a dei godibili romanzi di fiction in cerca di risposte a domande che nemmeno ci riguardavano e così non solo abbiamo travisato il Q&A ma ci siamo resi anche meno godibili le letture.

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