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Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.

È arrivato il film sui Lego (serve aggiungere altro?)

Il nostro coraggioso corrispondente l'ha guardato in anteprima accompagnato da un allegro gruppetto di bambini. Lui è (forse) diventato zio dell'anno; tutti sono impazziti per The Lego Movie.

26 Febbraio 2014

Bisogna provare tutto nella vita. Almeno una volta. Ed è esattamente con questo spirito che la settima scorsa mi sono imbarcato in una delle missioni impossibili più impossibili della mia vita. Vi racconto com’è andata: mi arriva l’invito all’anteprima stampa del film The Lego Movie da parte di Studio Sottocorno. Ovviamente sono felicissimo: i registi e sceneggiatori Phil Lord e Christopher Miller, sono gli stessi di un mio culto personale, il sottovalutatissimo Piovono Polpette. Gli articoli che si leggono in giro parlano di un capolavoro annunciato, e soprattutto c’è un cast di voci assolutamente incredibile: Chris Pratt, Elizabeth Banks, Will Ferrell, Will Artnett, Alison Brie, Nick Offerman, Charlie Day, Liam Neeson, Morgan Freeman, Jonah Hill, Channing Tatum, Cobie Smulders e molti altri ancora. Tutti i miei eroi della televisione e del cinema statunitense in un colpo solo: un vero e proprio sogno. Felice come un bambino il giorno di Natale, incrocio le dita e chiamo l’ufficio stampa, chiedendo se la proiezione sarà in lingua originale. Mi rispondono di no, il film è già stato doppiato anche perché solitamente proiezioni stampa del genere sono destinate anche ai bambini. «Ah», rispondo io, «interessante. Posso portare quindi un bambino?». Dall’altra parte della cornetta, dopo un secondo di silenzio, mi dicono: «Certo! Anzi, vedrai che sarà bellissimo!».

La mia fidanzata ha due sorelle. Ognuna di queste ha due figli, rispettivamente un maschio e una femmina. Vanno dai dodici anni del più grande, ai cinque del più piccolo. In mezzo ci sono le due bambine, che hanno nove e dieci anni. I bambini in questione, dopo più di due anni di frequentazione, ogni tanto mi chiamano “zio”. Quando succede, reagisco come una madre dopo la discussione di laurea del figlio o dopo il matrimonio: divento paonazzo dall’emozione, abbraccio tutti con un trasporto assolutamente immotivato, comincio a piangere sommessamente fino a poi esplodere in rumorosi singhiozzi. Vado pazzo per i bambini in genere, mi diverto molto a passare del tempo con loro e quelli in questione sono belli, bravi e simpatici. Da quando li conosco ho avuto anche modo di condividere con loro anche qualche esperienza cinematografica. Siamo stati tutti insieme a vedere Ralph SpaccatuttoMonster University Frozen. Ho fatto vedere ai due più grandi, per la prima volta in vita loro, colme se fosse un importante Rito di Passaggio, la Sacra Trilogia di Guerre Stellari. Addirittura ne ho coinvolti due per girare un piccolo cortometraggio. So che tutti e quattro sono ovviamente appassionati di LEGO, per cui chiedo a Studio Sottocorno se posso portarli tutti con me. Mi rispondono che non c’è alcun problema, anzi, sono felici di ospitarli. Io anche, perché penso che diventerò il loro zio preferito di sempre. Ma ancora non sapevo. Ancora non potevo immaginare quello a cui sarei andato incontro.

La tratta a piedi dal parcheggio al cinema è durata più o meno come tutte le parti a piedi de Il Signore degli Anelli

Per tutta la settimana precedente la proiezione del film, ogni giorno ricevevo una telefonata da una delle due mamme. In realtà a chiamarmi era il più piccolo dei quattro nipoti che mi chiedeva  quanti giorni mancavano al film. Tutti i giorni, almeno una volta al giorno. Vi ricordate quando eravate piccoli ed eravate costretti a fare un lungo viaggio in macchina? Dopo un po’ cominciavate a chiedere a vostro padre, con una frequenza che oscillava dai due ai cinque secondi: “Siamo arrivati? Quanto manca? Eh? Siamo arrivati?”. Ecco, una cosa del genere, ma diluito in sette giorni. Arriviamo al giorno fatidico e io sono preparatissimo: indosso la faccia del migliore zio del pianeta e passo a prendere, sempre insieme alla mia ragazza, i primi due. La mamma ha dato loro anche un po’ di soldi per prendere i pop corn; il più piccolo me li mostra come se si trattasse di un inestimabile tesoro. Due minuti dopo però, grazie a un difficilissimo numero di prestidigitazione, li ha già persi tra i sedili della macchina. Raccolgo gli altri due e ci siamo: durante il tragitto – calcolato tra i sette e i nove minuti – una delle due bambine ha cominciato a  sentirsi male e ha dovuto mettere la testa fuori dal finestrino, respirando come Darth Vader. Nel frattempo gli altri hanno litigato per una serie di motivi, che vanno da “questo è il mio posto!” a: “ma tu scherzi? Molto meglio la Nintendo!” ad un volume di voce che potremmo definire “Volume Krakatoa”. Riesco comunque a trovare un parcheggio quasi legale, che non mi garantisca una multa sicura al 150% ma allo stesso tempo vicino al Cinema, visto che l’altra bambina – non quella che è stata male nei sette minuti di viaggio in automobile – ha male alla caviglia sinistra e zoppica vistosamente. La tratta a piedi dal parcheggio al cinema è durata più o meno come tutte le parti a piedi de Il Signore degli Anelli.

Prima di entrare si materializza un ragazzo, evidentemente un emissario di Satana. Il suo compito infatti è quello di regalare ai bambini una busta gigante piena di caramelle, mossa che alza ancora di più il livello di zuccheri nel sangue dei pargoli

Arrivati al cinema i bambini cominciano a dare segni di un’eccitazione quasi febbrile: ci sono degli omini di LEGO alti quasi quanto loro e soprattutto una grande locandina che ritrae tutti i protagonisti del film mentre sono seduti al cinema. Al posto del volto di uno di questi omini c’è un buco, fatto apposta per far mettere il volto dei bambini. In questo modo è possibile fargli una serie di scatti che trasformano l’ingresso del cinema in una specie di studio fotografico durante la settimana della moda a Milano. Dopo praticamente aver esaurito lo spazio libero sul mio smartphone a furia di fotografie, vado al bar dove, tra pop corn, bibite e schifezze varie, spendo l’equivalente del Pil indonesiano. Tra omini del LEGO, locandine interattive e dolciumi i bambini sono già strafatti di endorfina. Riesco a intercettare le loro orbite mentre corrono velocissimi nel foyer del cinema ed entriamo in sala. Prima di entrare si materializza un ragazzo che, anche se sorride gentile, è evidentemente un emissario di Satana. Il suo compito infatti è quello di regalare ai bambini una busta gigante piena di caramelle, mossa che alza ancora di più il livello di zuccheri nel sangue dei pargoli. Una volta entrati in sala ci sediamo e scopro una grande verità: i bambini non sono in grado di togliersi le giacche da soli. In sala ci sono più o meno 25 gradi, loro indossano sciarpe, cappelli, guanti e giacche ma, come se nulla fosse, sono già seduti e sudati. In più, dagli altoparlanti esce in loop la colonna sonora del film: una canzone intitolata “È Meraviglioso” che vi linko qui nella versione originale (“Everything is AWESOME!!!”), in modo che possiate ascoltata anche voi mentre leggete quanto segue e visualizzare, per la prima volta in vita vostra, le fiamme dell’Inferno. Poi, finalmente, si sono spente le luci in sala.

The Lego Movie è un film bellissimo. Da tempo, forse dai momenti più alti della Pixar, non mi divertivo così tanto di fronte a una pellicola d’animazione. La storia è quella di Emmet Brickowoski, un semplice operaio che vive in un bellissimo mondo dove tutto è perfetto e dove ognuno vive grazie alle regole, che in realtà altro non sono che le istruzioni che tutti noi trovavamo (e i bambini di oggi ancora trovano) nelle confezioni di mattoncini che ci compravano i nostri genitori. Tutto nel mondo di Emmett è meraviglioso, esattamente come dice quella canzone che abbiamo appena ascoltato per venti minuti di seguito. Però c’è qualcosa dietro: tutto è evidentemente finto, troppo bello, quasi sinistro. Infatti Emmett un giorno fa qualcosa di diverso dal solito e scopre di essere l’Eletto. Esatto, l’Eletto! Lui, che fino a un secondo prima era la persona più normale del mondo, in realtà è colui che detiene il Pezzo Grosso, uno strano mattoncino che non sembra essere uguale agli altri e che, come dice la profezia, sarà utile per sconfiggere il perfido Lord Business. Per fare questo si unisce a un gruppo di ribelli, guidati dalla bella Wild Style e soprattutto da quelli che sono conosciuti come i Mastri Costruttori, persone che tramite Visioni, riescono ad entrare in contatto con un mondo altro che va al di là delle regole/istruzioni. I Mastri Costruttori usano i pezzi della LEGO per costruire tutto quello che riescono a immaginare, senza alcun limite creativo. Impossibile dire di più per non rovinarvi la visione del film (che è vivamente consigliati a tutti voi), ma il suo valore  non sta solo nella pur ricca narrazione.

C’è Batman e gran parte dell’universo della DC Comics, ci sono le Tartarughe Ninja, il Dream Team di basket del 1992, il Millenium Falcon e il cast di Guerre Stellari, Abramo Lincoln, William Shakespeare e molti altri ancora

Raramente mi è capitato di vedere al cinema un film dal ritmo così elevato, capace di scarti narrativi improvvisi ed incredibilmente fantasiosi, quando non addirittura folli. Nulla da dire poi anche sull’apparato tecnico del film, che utilizza l’animazione digitale 3D per ricreare la spigolosità tipica e quell’effetto stop motion che i mattoncini della LEGO si portano appresso: date un’occhiata al trailer per vedere come viene reso l’oceano o le nuvole per farvi un’idea. Ma forse il pregio maggiore del film è proprio il suo rapporto con il materiale di partenza: i famosi mattoncini. Non c’è solo quel bellissimo elogio alla creatività, alla fantasia e alla libertà raccontato dai Mastri Costruttori che si fanno beffe dei libretti delle istruzioni, ma c’è molto di più. I due registi Phil Lord e Christopher Miller hanno scritto una storia insieme a Dan Hageman e Kevin Hageman capace di giocare con il pop come pochi altri prima di loro. Per chi ha una certa età, già la Lego si porta appresso un bagaglio emozionale e nostalgico non da poco, ma il tutto viene portato all’ennesima potenza nel momento in cui gran parte di protagonisti del film sono personaggi della LEGO tratti da altri film, importanti saghe o dalla Storia. C’è Batman e gran parte dell’universo della DC Comics, ci sono le Tartarughe Ninja, il Dream Team di basket del 1992, il Millenium Falcon e il cast di Guerre Stellari, Abramo Lincoln, William Shakespeare e molti altri ancora. Tutti, fortemente caratterizzati per essere immediatamente riconoscibili, convivono in uno stesso Universo narrativo dove le regole sono le stesse che erano alla base dell’attività più importante della nostra vita: il gioco. Tutto può succedere: in ogni momento, epoca, luogo o istante. Sul piatto, ancora una volta, ci sono i grandi temi che stanno caratterizzando parte della produzione hollywoodiana mainstream dell’ultimo decennio – la nostalgia e la rielaborazione degli elementi pop che sono alla base del nostro immaginario – ma qui l’alchimia è semplicemente perfetta.

Si riaccendono le luci in sala e mi volto immediatamente a guardare le facce dei quattro nipoti che, fatta eccezione per una fugace visita ai bagni, una volta che si sono spente le luci sono stati completamente rapiti dal film. Hanno ancora indosso gli enormi occhiali 3D e sorridono tutti mentre guardano i bellissimi titoli di coda. Il più grande dice agli altri di aspettare perché: “Nei film della Pixar c’è sempre una sorpresa finale! Magari c’è anche qui!”. Non c’è, ma loro sono contenti lo stesso. Usciamo e la LEGO Italia insieme alla Warner Bros. ha organizzato una piccola festa con ettolitri di bibitine gasate, paninietti al latte rotondi, fette di torta al cioccolato mastodontiche e soprattutto tutti i bellissimi nuovi set della Lego ispirati al film. Non solo: per tutti i bambini presenti c’è in omaggio una maglietta – per i maschi con Emmett, mentre per le ragazze con Wild Style – e addirittura una scatola piuttosto grande piena di magnifici mattoncini. I bambini sono ormai in uno stato di eccitazione che rasenta la trance: saltellano disperati per le sala a una velocità che rischia di superare quella con cui l’occhio umano solitamente registra le immagini. Io e la mia ragazza abbiamo tutte le mani e le braccia occupate dai regali e soprattutto dalle giacche dei nipotini; non riusciamo a muoverci, siamo immobilizzati, con la stessa faccia provata di chi ha appena finito la prima lezione di spin in palestra dopo le vacanze di Natale. Ringraziamo come se fossero i nostri migliori amici di una vita gli organizzatori della serata e ritorniamo alla macchina. Appena chiudo le portiere riparte quel bellissimo rumore di fondo a volume krakatoa: i nipoti stanno già giocando con le loro scatole di LEGO, si agitano, si spingono, si rubano i mattonicini dalle mani. Sono incredibilmente contento e penso che forse dovrei andare in solaio a vedere se ho ancora quella borsa di tela di jeans piena di milioni di pezzi. Prima di lasciarlo a sua madre il più grande di tutti mi ha abbracciato e mi ha detto: “Bellissimo, il film! E poi ha un finale totalmente inaspettato!”. Meglio di così non poteva andare.

Nell’immagine, una scena di The Lego Movie

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