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02:21 venerdì 6 febbraio 2026
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.
Negli Epstein Files Donald Trump viene citato più volte di Harry Potter nella saga di Harry Potter 38 mila volte, per la precisione. Il conteggio lo ha fatto il New York Times, per dimostrare quanto solido fosse il rapporto tra Trump ed Epstein.
It’s Never Over, il documentario su Jeff Buckley arriverà finalmente anche in Italia, a marzo Soltanto per tre giorni, però: una proiezione-evento per celebrare 60 anni dalla nascita del cantautore di Grace.
Tra le centinaia di giornalisti licenziati improvvisamente dal Washington Post ce n’è una che lo ha scoperto mentre lavorava per il giornale in una zona di guerra La corrispondente Lizzie Johnson ha scoperto di essere rimasta senza lavoro mentre scriveva dal fronte ucraino, al freddo e senza corrente.
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.

Nelle fognature di Google

Il peggior impiego del web: chi di lavoro pulisce il gigante americano dal peggio del peggio.

23 Agosto 2012

Ah, la Silicon Valley, le start up, gli investitori miliardari che ti offrono qualche milione per una buona idea su come allacciarsi le scarpe in modo green. Ah, il paradiso. La California assolata dove tutto va bene, la crisi colpisce lontano e te invece puoi rilassarti, o lamentarti di come il sushi che la tua azienda ordina quotidianamente per i suoi dipendenti sia diventato stantio. Sarà il caldo. Oh guarda, TechCrunch parla ancora bene di noi!

Ci voleva una storia vera, pesante al punto giusto, per riportare la discussione sulle aziende tecnologiche a un livello umano, reale. E allora ecco la storia di un giovane neolaureato assunto a tempo determinato come contractor da – rullo di tamburi – Google. Che sogno, eh? Il colosso mondiale in cui i dipendenti, tra una  riga di codice e l’altra, vanno in palestra o in piscina, oppure si fermano a guardare le nuvole e qualcuno lo fa talmente bene che viene promosso. Questo è come ce lo immaginiamo, come ne abbiamo sentito parlare. E invece non sempre è così, sentite qua.

Questa è la storia di un ragazzo che non sognava la California e il silicio. Cercava un lavoro, un lavoro qualsiasi. Si è invece ritrovato a immergersi nel lato oscuro del web e ora ha raccontato la sua storia BuzzFeed chiedendo di rimanere anonimo. Ma cominciamo dall’inizio: come di certo saprete la rete Internet è il luogo più sporco delle Terra, in grado di attirare e assorbire tutto, anche le cose più detestabili, schifose, ignobili. Ci sono un sacco di incubi che nuotano nel mare del web, e sono un’enorme problema per le aziende come Google che per legge hanno 24 ore di tempo per rimuovere un contenuto pedopornografico dai loro archivi. Ed è proprio il lavoro che il nostro giovane laureato di buone speranze si è ritrovato a fare. Per mesi. «Avevo a che fare – ha raccontato a BuzzFeed – con tutti i prodotti di proprietà di Google. Se qualcuno li utilizzava per caricarvi materiale pedopornografico, io dovevo guardarlo. Qualcosa come 15 mila immagini al giorno. Google Images, Picasa, Orkut, Google search, ecc». Il tutto in un ambiente di lavoro che non assomiglia affatto all’ideale googliano che abbiamo in mente: certo, la mensa aziendale era ottima e i servizi non mancavano ma il nostro era lasciato solo con il lato rimosso della Rete. Gli era stato promesso il posto fisso come ricompensa per il suo lavoro da palombaro nell’osceno: «Per sette, otto, nove mesi ho guardato quel genere di cose pensando di stare bene ma in realtà mi stava trascinando in un angolo molto buio», racconta.

E non era l’unico a sporcarsi le mani. Un suo collega, per esempio, doveva controllare i video più schifosi di Youtube e pare abbia visto prima di chiunque altro tutti i video che al Qaeda caricava sul portale (decapitazioni, morti, minacce), oltre che clip pedopornografiche e altro materiale da eliminare dal sito. C’è chi, racconta l’ex googler, fa il turno di notte nelle pulizie di Youtube: dalle 10 di sera alle 8 di mattina. Perché? Spesso perché gli è stata promesso un posto fisso in un settore migliore – cosa non si fa per un lavoro in tempi di crisi, anche nella Valley dove c’è il sole e la crisi colpisce, sì, ma lontano?

Il contractor ha cominciato così ad accusare problemi. All’inizio l’isolamento e l’impossibilità di condividere con qualcuno il suo lavoro (perché avvicinare i propri cari alla merda?), poi qualcosa di più profondo. Cominciò a parlare con una psicologa interno a Google, che gli consigliò vivamente di continuare l’analisi al di fuori dell’azienda. Un giorno, prima di scomparire dall’azienda come un fantasma a contratto scaduto, la dottoressa gli mostrò delle immagini da interpretare, qualcosa di simile al test di Rorschach, e a una di queste il giovane reagì bruscamente. Disse che gli sembrava fuori di testa («fucked up»), terribile. L’immagine ritraeva un padre che teneva suo figlio per mano.

(Leggi la storia completa su BuzzFeed)

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