Hype ↓
02:56 martedì 18 agosto 2026
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

Non ci sono più i cattivi di una volta?

Da Euphoria a Big Little Lies passando per You: come cambia lo stereotipo del maschio violento nelle serie tv.

01 Agosto 2019

Uno studio riportato recentemente da Variety rileva che sempre più donne lavorano oggi nel mondo del cinema indipendente in ruoli di prim’ordine, ma anche che la strada per la parità è ancora lunga. Anche in tv abbiamo visto negli ultimi anni una presenza femminile sempre maggiore, un trend che, come riportava Deadline, è significativo almeno dal 2017. Si è parlato molto, poi, di come quest’allargamento e diversificazione dei ruoli si sia tradotto in nuove prospettive, personaggi e storie. E in effetti è vero: basta guardare a prodotti televisivi come Pose, Insecure, Killing Eve, Fleabag o Russian Doll per ritrovarci dentro protagoniste che prima non avremmo visto sul piccolo schermo o che sarebbero state raccontate in maniera decisamente diversa. Oppure basta pensare all’evoluzione della più vecchia Orange Is The New Black, che si è appena conclusa e che per molti critici ha contribuito a segnare un cambio di passo nella rappresentazione femminile e queer all’interno della serie tv. Ampliando i confini di quello che una volta era il teen drama, inoltre, molte autrici stanno lavorando per riscrivere i classici stereotipi del genere, come dimostrano i fortunati casi di Skam, scritto in Norvegia da Julie Andem e poi diventato un fenomeno internazionale (anche in Italia), Sex Education, creata da Laurie Nunn, e Derry Girls, ideato da Lisa McGee. In questi show, le ragazze e i ragazzi sono diversi da quelle cui i telefilm adolescenziali (non tutti, a dir la verità) ci avevano abituato. Le femmine, soprattutto, sono più libere, più cattive, più complesse: ma come sono, altrove, le loro controparti maschili?

Senza pretesa di fare statistiche, è curioso oggi guardare ai maschi attraverso il filtro della serialità televisiva, soprattutto se si parla di personaggi cattivi o moralmente dubbi. Perché molto sembra cambiato da quando abbiamo iniziato a parlare di età dell’oro della televisione, quando cioè tutti gli show più di successo avevano per protagonisti quasi esclusivamente uomini, spesso omicidi, traditori, assassini, eppure umani: I Soprano, Mad Men, The Wire, Breaking Bad, House Of Cards. Ma c’erano personaggi femminili bellissimi in quelle serie, si obietterà: ed è vero, c’erano personaggi bellissimi, sia uomini che donne, perché erano serie scritte egregiamente, punto. Il #MeToo ha giustamente concentrato l’attenzione su un certo tipo di mascolinità, quella del maschio abusante, e la tv cerca oggi di raccontarla come può, ma spesso i “nuovi” cattivi seriali mancano di complessità psicologica. Si prenda ad esempio Joe, il protagonista di You su Netflix interpretato da Penn Badgley, che come ha scritto qui su Studio Letizia Muratori è una sorta di novello american psycho ma «colto, cavaliere e tutore, con un retaggio di invidia sociale che lo sprona, entra e esce dagli appartamenti senza forzare serrature, perché siamo in una favola e non bisogna farsi tante domande». Quanto è ridicolo Joe, che è uno stalker ma anche un po’ romantico? E quanto è ancora più ridicolo il modo in cui la serie parla di stalking, costretta com’è dalla necessità della “denuncia sociale” e l’effetto-glamour dell’avere Dan di Gossip Girl come protagonista?

Se Joe è l’assassino mellifluo che You non riesce a raccontare, Nate Jacobs, uno dei protagonisti di Euphoria, è invece il male incarnato, tutto quello che ci potrebbe essere di sbagliato in un adolescente-maschio-bianco. Nella serie Hbo che ha fatto dell’essere (o del considerarsi) estrema il proprio marchio di fabbrica, Nate, interpretato dal bello ma non altrettanto bravo Jacob Elordi, è il poster boy del ragazzo americano popolare, muscoloso, arrogante, che considera la vita una guerra. Ha scoperto che suo padre si filma mentre fa sesso con giovani transessuali, e ha ritenuto questo bastasse per trasformarsi nella versione più orrorifica del genitore: Euphoria ce lo descrive come manipolatore, vendicativo, violento. Il che potrebbe funzionare, perché ce ne sono nella realtà di uomini così, ma la serie sembra fallire proprio quando costringe Nate dentro uno stereotipo talmente forzato da apparire grottesco. Vuole farci capire che Nate è ripugnante ma anche che ha dei sentimenti, eppure il risultato è tutt’altro che convincente. Lo ha scritto anche Allie Pape su Vulture che lo show creato da Sam Lavinson, che funziona bene sotto altri punti di vista, rischia di impantanarsi in vuoti cliché e il personaggio di Nate, per ora, si candida a essere il suo problema maggiore.

Va un po’ meglio, ma solo un po’, con Perry Wright di Big Little Lies, anche lui incarnazione da manuale del marito picchiatore, soprattutto perché Alexander Skarsgård è un attore di un altro livello. Ma il suo personaggio resta accennato, sfocato con sfondo oceano come piace a Jean-Marc Vallèe, e neanche Meryl Streep nella seconda stagione (che interpreta sua madre) riesce nell’impresa di dirci qualcosa di più su di lui. Forse perché su questo tipo di uomini c’è poco da capire, potrebbe azzardare qualcuno, oppure perché (per fortuna) il pubblico è oggi avido di altre rappresentazioni, oppure perché questa cosa qui di raccontare la mascolinità che abbiamo brandizzato come “tossica”, che ci interessa solo quando ci serve per definire cosa vorremmo cancellare dalla società, ancora non ci viene bene. Secondo una buffa legge del contrappasso, quella specifica prospettiva maschile sembra perciò oggi prigioniera di figure retoriche troppo semplicistiche, didascaliche, senza sfumature. C’è ancora tanto lavoro da fare, insomma. Magari con calma, come Don Draper insegna, mentre ci appassioniamo ad altre storie, mentre per chi cerca gli psicopatici veri ci sono sempre Mindhunter e Barry.

Articoli Suggeriti
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen

, questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.

La Lista Nera che ha cambiato la storia di Hollywood, degli Stati Uniti e del mondo. In peggio

Raccontata in una retrospettiva al Festival di Locarno appena conclusosi, la Lista Nera che quasi distrusse il cinema americano 80 anni fa spiega moltissimo del nostro presente. E, forse, del futuro che ci aspetta.