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09:22 venerdì 7 agosto 2026
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

La storia ha una parte giusta?

Unioni civili, politica estera e trappole retoriche. È vero che i cambiamenti si possono frenare, ma non fermare?

24 Febbraio 2016

C’è un’idea, un’impressione, che non riesco a togliermi dalla testa in questi giorni: forse l’Italia è semplicemente dal lato sbagliato della storia. Lo stesso modo di pensare che adesso mi spinge a non capacitarmi dell’arenamento (momentaneo) della legge sulle unioni civili, qualche settimana prima mi aveva portato a non seguire con particolare trasporto il dibattito intorno alla sua approvazione: se non sarà questa volta, pensavo, sarà la prossima, l’Italia è l’ultimo Paese dell’Europa occidentale senza una legge e prima o poi quest’anomalia anacronistica si sanerà, perché quella è la direzione in cui sta andando la storia. Dunque perché preoccuparsi?

Dopotutto, mi dicevo, la Francia ha abolito la pena di morte negli anni Ottanta, quando s’è ritrovata unica nazione nell’Europa occidentale ad averla, perché non c’era altra scelta. Alla fine degli anni Quaranta molti Paesi, Italia inclusa, hanno dato il voto alle donne perché era la sola strada percorribile: l’esigeva la storia. Insomma ci sono cambiamenti che avvengono perché devono avvenire per forza quando i tempi sono maturi, e i diritti gay non fanno eccezione: i cambiamenti si possono frenare, ma non fermare.

La verità è che sono caduta in una trappola retorica, e non sono la sola. L’idea che esistano una parte giusta e una parte sbagliata, e che quella giusta coincida con i diritti civili, l’uguaglianza – ovvero con tutte quelle cose che piacciono alla gente che (si) piace – insomma l’idea che la storia abbia una direzione è un’idea che sta ritrovando una sua popolarità nel gergo della sinistra progressista. Non sto parlando di politologi che discutono della visione della storia secondo Hegel o Marx (quello, certo, è un altro tema), ma di dibattito più spicciolo, mediatico: l’amministrazione di Barack Obama, per esempio, ha ripetutamente utilizzato espressioni come «the right side of history» e «the wrong side of history», specie in politica estera e questioni di diritti civili: quando firma un documento a favore dei lavoratori lgbt, il presidente è «dalla parte giusta della storia», invece Putin e Assad sono «dalla parte sbagliata della storia».

Quello di Assad, in effetti, è un esempio interessante. Quando, a pochi mesi dalle rivoluzioni in Egitto e in Tunisia, cominciarono le contestazioni in Siria del marzo del 2011, in molti erano convinti che il Medio Oriente stesse andando verso un periodo di democrazia. Dunque, quando scelse di reprimere i primi disordini nel sangue anziché andare in contro alle richieste dei manifestanti, dava l’impressione di opporsi a un cambiamento inevitabile. Senza tirare in ballo prospettive storiche di lungo termine, l’impressione generale era che nel breve-medio termine le Primavere arabe fossero destinate a vincere e che dunque Assad si trovasse dalla parte sbagliata, rispetto all’aria che tirava se non proprio della storia. Naturalmente, era una percezione sbagliata. A cinque anni di distanza, le Primavere arabe sembrano fallite ovunque fuorché in Tunisia, il dittatore siriano sta ancora al suo posto e, stando agli ultimi aggiornamenti, è ipotizzabile che ci resti ancora per un po’. Assad sarà anche dalla “parte sbagliata”, ma questo non vuol dire che stia dalla parte perdente.

Tutt’un altro paio di maniche, però, è l’essere convinti di avere il tempo dalla propria parte

La politica recente, internazionale e non, è piena di passi avanti che sembravano inevitabili e che poi non si sono concretizzati, di passi indietro che sembravano improponibili e che poi si sono verificati. In Paesi come l’Iran e l’Afghanistan, dove un tempo le donne giravano a capo scoperto, almeno nelle grandi città, è stato imposto il velo islamico. L’Irlanda, che pure ha approvato le nozze gay con un referendum, continua, senza grandi segni di cedimento, a restare l’unica Nazione occidentale dove l’aborto è illegale. La Spagna è andata molto vicina a diventare la seconda.

Alcuni rimproverano, e non del tutto a torto, la sinistra progressista di essere un po’ troppo compiaciuta nella sua percezione di essere dalla parte giusta. Eppure la stessa cosa si potrebbe dire di qualsiasi altra parte politica: dalla destra, ai cattolici, passando dalla sinistra più “vetero”, chi difende una posizione non è forse sempre convinto di essere dalla parte giusta e che gli altri siano da quella sbagliata? Tutt’un altro paio di maniche, però, è l’essere convinti di avere il tempo dalla propria parte. Come qualche tempo fa ha fatto notare Ben Yagoda, il docente alla scuola di giornalismo alla università del Delaware che tiene un blog dedicato alla lingua su Slate, la formula della “parte giusta della storia” nel campo di Obama trasmette un senso di sicurezza e d’impazienza: è l’atteggiamento che ti puoi permettere quando il tempo è dalla tua parte e puoi dire ai tuoi nemici «la tua sconfitta è inevitabile, dunque diamoci una mossa».

Nelle immagini: un momento del Pride di Roma nel 2014 (Tiziana Fabi/Afp/Getty); la manifestazione a favore del ddl Cirinnà a Milano, nel 2016 (Giuseppe Cacace/Afp/Getty Images)
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