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01:52 sabato 7 marzo 2026
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

La Silicon Valley e il Sol dell’Avvenire

L’ultimo romanzo di Dave Eggers, The Circle, racconta di una rivoluzione culturale digitale ad opera di masse di internauti entusiasti, giovani, carini e idealisti. Vi ricorda qualcosa?

17 Novembre 2013

Non sono un fan di Dave Eggers. I suoi libri mi sono sempre sembrati un po’ troppo artificiali, compiaciuti. L’ultimo, però, è un caso a parte. The Circle, uscito lo scorso ottobre negli Stati Uniti, è un libro sciatto, scritto di fretta, come se l’autore fosse stato pressato dall’urgenza di trasmettere un messaggio, più che di cesellare una storia per i maestrini delle scuole di scrittura creativa. Per questo, paradossalmente, ha una forza che i precedenti non possedevano. E, come capita ai migliori romanzi, descrive la realtà meglio di cento saggi messi in fila.

È la storia di Mae Holland, una giovane laureata in psicologia che, dopo un infelice interludio in un’azienda della old economy, è finalmente approdata al campus di “Circle”, una specie di super-Google che ha assorbito anche Facebook e Twitter. All’inizio è tutto favoloso: le fontane di Calatrava, le mense gestite da grandi chef, i gadget in anteprima e, soprattutto, la concentrazione di migliaia di enfants prodige, ciascuno dei quali è libero di lavorare su progetti grandiosi, dall’esplorazione sottomarina al conteggio dei granelli di sabbia del Sahara. Poi, inizia a squillare qualche campanello d’allarme. Mae fa il suo lavoro benissimo, ma ha la pretesa di tornarsene a casa subito dopo, ignorando le decine di feste, concerti e dibattiti favolosi che allietano ogni giorno il campus. Risponde alle mail professionali, ma trascura i social network e le mille petizioni, eventi online, gruppi d’interesse. Va in kayak sulla baia senza portarsi dietro neppure uno straccio di iPhone per condividere le foto in rete o twittare la sua emozione. Logicamente, dopo qualche giorno, Mae viene convocata dai coach delle risorse umane: siamo un’azienda fondata sulla socializzazione – le spiegano. «Qui lavorano esseri umani, non macchine»: perciò è essenziale – anzi obbligatorio – partecipare, esprimere le proprie opinioni, condividere le esperienze.

Eggers finisce col costruire una società totalitaria, nella quale la trasparenza è obbligatoria e la privacy un furto. Una specie di rivoluzione culturale permanente, entusiasticamente propagata da masse di internauti giovani, carini e idealisti.

Potrebbe essere l’inizio di una rivolta, tanto più che col passare del tempo le domande dell’azienda diventano sempre più intrusive. E invece no. Mae si adegua. Anzi, diventa una specie di guardia rossa della rivoluzione digitale, fino ad accettare di «diventare trasparente», indossando una videocamera 24 ore su 24, proprio come i politici di tutto il mondo che vengono convinti dall’azienda a farlo, se non vogliono dare l’impressione ai loro elettori di avere qualcosa da nascondere. Perché lo fa? Da un lato perché i vantaggi sono troppi: un sensore sottopelle previene le malattie, l’ubiquità delle videocamere inibisce la possibilità della violenza fisica, la tracciabilità dei gusti e degli acquisti semplifica la vita e moltiplica le comodità. Dall’altro perché, oltre ai benefici materiali, la socializzazione compulsiva le offre l’illusione di contare qualcosa, di lasciare una traccia del proprio passaggio. E poi riduce l’incertezza: se tutti sono trasparenti, misurabili, la vita diventa un po’ più prevedibile, un po’ meno paurosamente ambigua…

Accompagnando questa logica fino alle sue estreme – ma implacabili – conseguenze, Eggers finisce col costruire una società totalitaria, nella quale la trasparenza è obbligatoria e la privacy un furto. Una specie di rivoluzione culturale permanente, entusiasticamente propagata da masse di internauti giovani, carini e idealisti, del tutto inconsapevoli del potere inaudito che stanno concentrando nelle mani dei padroni della rete. “Infocomunismo” lo battezza Eggers, in una visione che celebra le nozze di Huxley e di Orwell. Da una parte, un mondo nuovo che intrappola dolcemente le coscienze attraverso la sicurezza, il comfort e l’edonismo; dall’altra, il potere oppressivo e ben reale di un grande fratello al quale nulla sfugge. Ciò che davvero spaventa, però, è che mentre i suoi predecessori descrivevano mondi lontani, astrattamente possibili ma pur sempre dotati di tecnologie da fantascienza, l’autore racconta una realtà vicinissima alla nostra. I prodotti del Circle – schermi retinali, videocamere satellitari, sensori da impiantare nelle ossa – sono già (quasi) tra noi. Il radioso sol dell’avvenire, per Eggers, è già risorto nell’estremo occidente della Silicon Valley.

Dal numero 17 di Studio, in edicola

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