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12:00 sabato 10 ottobre 2026
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.

La signora Franca

L'ironia sfrontata è solo uno dei tratti che hanno reso Franca Leosini regina della cronaca nera. Ritratto di un'anticonformista con stile.

04 Febbraio 2016

Elegante, ammaliante, deliziosamente ironica e piena di fascino mediatico. Insomma lei, Franca Leosini, tornata su Rai3 con una nuova edizione di Storie maledette. Lei è la tipica signora della borghesia napoletana dalla chioma leonina, tailleur impeccabile, portamento fiero alla Sofia Loren e sguardo felino. Le biografie la vorrebbero nata nel 1949 sebbene in una delle sue interviste abbia detto civettuola: «Sono più vecchia di qualche anno, ma non ho mai sentito l’urgenza di rettificare».

Un’adolescenza «felicissima e viziata», una laurea in Lettere moderne e un inizio di carriera nel giornalismo dai tratti mitologici con la famosa intervista a Sciascia “Le zie di Sicilia” (uscita per L’Espresso) dove «Leonardo attribuiva alla donna siciliana, vestale silente e cuore pulsante dell’omertà casalinga, la responsabilità morale della cultura mafiosa e a grandi linee, la genesi della mafia stessa (il Fatto quotidiano)». Lì c’era già tutto: un’innata capacità di empatizzare con l’interlocutore e di tirargli fuori i pensieri più reconditi, l’interesse per figure femminili che camminano sul confine tra l’essere donne fragili o streghe malefiche, l’osservazione scientifica di maschi che si tramutano in bestie.

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L’esordio in tv avviene con Telefono giallo, firmando molte delle inchieste del programma condotto da Corrado Augias, che in un’intervista ha detto di lei come di una «alla ricerca di un’affermazione personale, ma non nel senso banale dell’ambizione, nel senso che sentiva di avere delle storie da raccontare». Franca Leosini spicca sulle altre grandi donne protagoniste della cronaca nera in onda sulla terza rete («i volti dolenti di Raitre», come li ha definiti Aldo Grasso); su Federica Sciarelli, «che assorbe il dolore come una spugna» (Donna moderna) e quindi manca della levità leosiniana nel raccontare le sue storie di scomparsi, e su Roberta Petrelluzzi, storica autrice e conduttrice di Un giorno in pretura, di cui spesso si contesta il look e la verve . La Leosini è una ribelle d’altri tempi, un’anticonformista ma con stile, una capace di commentare l’abbandono della direzione di Cosmopolitan così: «Il cervello non lo prostituisco, se devo prostituirmi faccio qualcosa di più divertente». Per questo viene adorata dalla comunità Lgbt, che l’ha eletta nel 2013 icona camp al Muccassassina: «Mi vedono come una persona sensibile, ma di carattere», ha commentato, «e diva, così mi hanno detto».

Sulla sua vita privata, invece, non si sa molto. Vive a Roma, dove c’è la redazione di Storie maledette, vicino a Castel Sant’Angelo, ed è sposata con Massimo Leosini da cui ha avuto due figlie. Una volta  ha raccontato: «A Napoli sono rimaste le mie figlie, due ragazze felici, e un marito del tutto disinteressato al mio lato pubblico. Per lui che io faccia le polpette o le storie maledette non fa differenza».

Le sue interviste le “solfeggia”, memorizzando ritmo e intonazione, come una Mozart della cronaca nera

Dopo la puntata dedicata al giallo di Perugia, la prima dell’edizione veramente social di Storie maledette, la giornalista ha avuto un discreto successo anche sul web, raccogliendo un totale di 18.300 citazioni su Facebook e Twitter mentre andava in onda il riscatto di Guede. Nelle ultime due settimane, Storie maledette si è posizionato al settimo posto fra i programmi più discussi sui social media con un totale di 52.600 post, dopo giganti come C’è posta per te, Masterchef e Uomini e donne (dati Blogmeter). Su Facebook, c’è pure chi ha aperto la pagina “Uccidere il proprio partner solo per essere intervistati da Franca Leosini”. Lei ricambia, concedendo ai fan della pagina di Storie maledette la foto degli appunti dell’ultima intervista della serie, quella a Luca Varani che sfregiò con l’acido Lucia Annibali.

Le sue interviste, la Leosini non solo le scrive ma le “solfeggia”, memorizzando ritmo e intonazione, come una Mozart della cronaca nera. E come si fa a non rimanere ammaliati dinanzi a chi ha fatto della nera un’arte, ridotta oggi a boxino morboso, a «mangime», come direbbe lei, per certi programmi pomeridiani di gossip? Con Storie maledette, la Leosini riscatta le storie e i protagonisti dallo squallore e dai pregiudizi del cattivo giornalismo. Così all’improvviso scopriamo, come se fossimo in una puntata di Making a Murderer, che Rudy Guede non è “l’ivoriano”, come tutti l’hanno sempre chiamato, né un delinquente di strada, ma un cittadino italiano laureato, che parla con un linguaggio forbito.

Storie maledette è un programma citabile dall’inizio alla fine. La chiave di come la Leosini tiri fuori il lato umano di assassini efferati risiede proprio nella sua scrittura raffinata e venata d’ironia. Non le interessa sostituirsi al pm che deve condurre le indagini, non realizza servizi per trovare indizi o prove. Arriva a processo concluso, quando i riflettori dei salotti televisivi si sono già spenti, e irrompe nell’epilogo carcerario, iniziando da lì la sua narrazione. I suoi interlocutori «non sono mai professionisti del crimine», ma persone normali «che a un certo punto della loro vita cadono nel vuoto di una maledetta storia» (dalla sua biografia). Per scrivere una serie ci mette anche otto mesi «studiando tutti gli atti processuali dalla prima all’ultima pagina», e integrando con la lettura della cronaca locale, «piena di particolari e schegge di colore».

L’ingrediente vincente rimane la sua sfrontata ironia, quella che le fa dire cose che nessun altro potrebbe dire. Come ad esempio: «Legare una persona come una salsiccia, cosa ha a che fare con il sesso?» (dall’intervista a Soter Mulè). «Ma chi era Wanna Marchi? Una perfida calcolatrice o un’emerita deficiente?»; «Con queste ragazze aveva approcci gioiosamente sporcaccioni?»; fino alla frase che ha vinto l’Internet: «Su Meredith non c’erano tracce del suo sperma, ma il Dna del dito birichino». Nella redazione romana di Storie maledette è appesa in bella mostra una citazione da Lolita, una frase che il professore Humbert Humbert rivolge alla giuria: «Puoi sempre contare su un assassino per una prosa ornata».

Illustrazione di Filippo Nicolini.
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