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23:58 sabato 18 aprile 2026
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

La seconda rivoluzione di Airbnb

L'azienda di San Francisco presenta a Los Angeles i suoi nuovi progetti: non solo case, ma tutto quel che ci ruota intorno. Ecco la nuova agenzia di viaggi globale.

18 Novembre 2016

Los Angeles. Benvenuti nel nuovo mondo dei viaggi. La sfida è ambiziosa, a viso aperto e dichiarata: Airbnb si allarga e va all’assalto di tutto quello che gira attorno alle case in affitto, che restano il core dell’azienda di San Francisco e che intanto sono diventate circa tre milioni distribuite in praticamente tutto il mondo, 191 Paesi per la precisione. Ma che non bastano a definire un’esperienza di viaggio, che è molto di più, ha sostenuto Brian Chesky, Ceo dell’azienda, ieri dal palco dell’Orpheum Theatre, downtown Los Angeles, divisa d’ordinanza della Silicon Valley che ce l’ha fatta, t-shirt nera, denim neri, sneakers, espressione piena di chi ha lavorato due anni per rivelare al mondo quello che sta per rilevare.

Cosa? Che se la case non bastano più, le parole magiche per definire tutto il resto e inglobarlo nel mondo Airbnb diventano tre: i viaggi e ciò che li compongono, le esperienze e i posti. Se aprite oggi l’app, infatti, trovate un menù, al solito molto ben disegnato (dell’importanza del design per Airbnb abbiamo parlato a lungo qualche tempo fa con Joe Gebbia, altro fondatore del marchio, l’intervista qui), che affianca sostanzialmente tre mondi: case, esperienze, posti. In sostanza, il tentativo definitivo di rottamare quel che resta del settore dei viaggi organizzati e andare incontro a una domanda diffusa di fai da te di alto livello e di ricerca di autenticità che sono alla base delle motivazioni di milioni di nuovi viaggiatori globali, il cui motto è: se vado a Los Angeles (una città per tutte, visto che al lancio si assiste da qui), non voglio fare il turista. Voglio essere parte di un luogo, di una comunità, voglio evitare i ristoranti segnalati in quantità industriale e recensiti da chissà chi, voglio fare una cosa che i turisti (che sono sempre gli altri) non faranno mai. E oltre: voglio essere io a dire agli amici dove andare a bere, che museo laterale ma fondamentale visitare. Le nuove esperienze di Airbnb vorranno essere questo: il surf a Santa Monica con la comunità di surfisti dell’area; il sud Africa di Nelson Mandela raccontato dalla sua guardia carceraria, il tartufo ricercato con chi ne sa per davvero.

fl007_t0266_giulio_benuzzi_the_truffle_hunter Pronte a questo ci sono già dodici città, fra cui Firenze, e altre cinquanta arrivano nel 2017, ma l’obiettivo è il mondo, l’ambizione è creare l’agenzia di viaggi globale per chi non vuole fare il turista, appunto. Emerge chiara una visione, che muove tutto il progetto: al centro ci sono le persone. I consigli sono i vostri, noi vi aiutiamo a entrare in contatto e a selezionarli sembra voler dire Chesky, che ancora una volta ribadisce come per il tipo di attività di Airbnb condivisione e fiducia nel prossimo restino elementi chiave. È il mondo di oggi, bellezza: la fine, o la messa da parte, di una logica top-down, imposta dall’alto; niente autorità riconosciuta, niente percorsi guidati da lassù, niente liste di dieci ristoranti preconfezionate.

Attorno a questa cornice ideale e funzionale, ci sono ovviamente gli obiettivi di business: Airbnb sa cosa si muove a livello economico attorno ai milioni di ospiti che dormono quotidianamente nelle case della piattaforma, e sa anche quanto sia importante ridare qualcosa indietro alle comunità locali oltre che ai singoli individui. Airbnb sembra voler dire alle città in giro per il mondo: ti portiamo i migliori visitatori possibili però il tuo sightseeing bus, quello scoperto, rosso con le scrittone gialle uguale in tutto il mondo, non basta più per trattenerli e farli tornare, per farli sentire a casa, (altra formula magica, “sentirsi a casa”); aiutaci a raccontarti per quello che sei nei tuoi aspetti migliori, abbiamo da guadagnarci tutti. I visual usati, non a caso, ricordano i poster delle agenzie di viaggio vintage, quelli splendidamente disegnati e che facevano sognare, quelli che rendevano le città più belle di come sono, quelli che idealizzavano l’idea stessa di viaggio (li disegnano ovviamente una batteria scelta di artisti locali).

A tutto questo, si affianca la continua ricerca del miglioramento del servizio offerto: non più solo la casa, ad esempio, ma la possibilità di ordinare la spesa prima di arrivarci, di affittare il mezzo di trasporto più giusto e tailor made per le esigenze di ciascuno. E poi un piede, previsto a breve, anche nella florida industria delle prenotazioni: voli, ristoranti, eccetera. Tutto con quel fare di chi non ti impone le cose ma ti rimette al centro, ti guida alla riconquista del tuo tempo di qualità. Il “nudge”, la spinta gentile, la chiamano quelli che se ne intendono. La nuova Airbnb promette di essere tutto questo. Un’idea antica, che però forse non era mai stata raccontata così. E questo, come sapete, di questi tempi può fare la differenza.

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