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21:08 mercoledì 20 maggio 2026
L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è dovuta anche al fatto che i primi contagiati risultavano negativi perché sono stati testati per la variante di Ebola sbagliata I sanitari hanno sottoposto tutti al test per rilevare la variante Zaire. Si è poi scoperto che le infezioni erano dovute a quella Bundibugyo.
Sally Rooney pubblicherà Intermezzo in Israele con un editore filopalestinese che si oppone all’occupazione e all’apartheid Negli ultimi 5 anni la scrittrice aveva rifiutato di essere tradotta e pubblicata in Israele, una scelta fatta per sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).
La NATO è preoccupata che se la guerra in Iran dovesse continuare si ritroverà senza armi e munizioni perché gli Stati Uniti ne stanno usando troppe Finora gli Usa hanno speso 29 miliardi di dollari per una guerra di cui non si vede la fine e ancora non è chiaro lo scopo.
C’è una gran polemica nel mondo letterario perché la Premio Nobel Olga Tokarczuk ha detto di aver usato l’AI durante la stesura del suo nuovo libro Cosa che in realtà non ha mai detto, come si è affretta a spiegare lei stessa in un comunicato stampa in cui precisa che l'AI non scriverà mai al posto suo.
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».

La quasi impossibile impresa di leggere Finnegans Wake

17 Ottobre 2013

Da quando venne pubblicato, nel 1939, Finnegans Wake (“La veglia per Finnegan”), l’ultima opera di James Joyce, è stata considerata uno dei testi più complessi di sempre, per il suo linguaggio polisemico formato dalla combinazione di 60-70 lingue e il celebre stream of consciousness portato qui al suo estremo. Non per altro, Joyce ci mise 15 anni a terminarlo (dal 1923 al 1938).

Leggerlo non è un’impresa più semplice, e fin dai primi anni seguiti alla sua pubblicazione, diversi gruppi di lettura si sono cimentati nell’ardua impresa. Questi coraggiosi da tempo scambiano le testimonianze delle loro esperienze su una sezione ad hoc del sito FinnegansWake.org. Qui un gruppo ha scritto: «Leggiamo un passaggio a voce alta, lo discutiamo finché non ne possiamo più e poi passiamo al seguente. E lo facciamo dal 2009».

Nel 2010, invece, un gruppo di Boston festeggiò la fine della lettura bevendo alcol e ripetendo in coro la prima e l’ultima frase del poema. Ma gli effetti collaterali dell’esegesi dell’opera non finiscono qui: un gruppo di Los Angeles si incontrava in uno spazio di vendita di libri usati ogni domenica sera, verso le 23, e leggeva dalle 20 alle 40 pagine per sessione. Con le parole di un appartenente al gruppo: «Non lo definirei esattamente speed-reading; ci riunivamo formando un cerchio, chiudevamo le porte e leggevamo a voce alta… avevamo deciso di sperimentare con la nostra lettura, senza prendere il libro troppo sul serio e lasciando che fosse l’esperienza di leggerlo a condizionarci».

Le cose sfuggirono un po’ di mano, se, come racconta lo stesso membro, «durante una lettura, per qualche ragione, ci alzammo quasi simultaneamente tutti in piedi e iniziammo a camminare nella libreria in fila indiana, su e giù per gli scaffali, fin quando la pagina o il paragrafo erano terminati». È l’unico gruppo ad aver completato la lettura dell’opera in “appena” sette mesi.

 
(via)
 

Nell’immagine: la statua di James Joyce a Trieste.

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