Cronaca ↓
12:40 venerdì 2 gennaio 2026
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.
La crisi climatica sta portando alla velocissima formazione del primo deserto del Brasile La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
L’episodio di Stranger Things in cui Will fa coming out è diventato quello peggio recensito di tutta la serie E da solo ha abbassato la valutazione di tutta la quinta stagione, nettamente la meno apprezzata dal pubblico, almeno fino a questo punto.
Il progetto europeo di rilanciare i treni notturni sta andando malissimo Uno dei capisaldi del Green Deal europeo sulla mobilità, la rinascita dei treni notturni, si è arenato tra burocrazia infinita e alti costi.
Un’azienda in Svezia dà ai suoi lavoratori un bonus in busta paga da spendere in attività con gli amici per combattere la solitudine Il progetto, che per ora è solo un'iniziativa privata, prevede un’ora al mese di ferie e un bonus di 100 euro per incentivare la socialità.

La nebbia e il boom

Luigi Ghirri, ma anche Tondelli, Prodi e gli altri. Dissertazioni sull'Emilia e i suoi figli, da una mostra del grande fotografo.

25 Aprile 2013

C’è stato un tempo in cui l’Emilia e la provincia italiana erano piena di promesse. A Scandiano, paese di svincolo tra Reggio e Modena, terra di distretti di piastrelle (ormai decotti) e parmigiani reggiani, nascevano non solo Luigi Ghirri, massimo fotografo di atmosfere e architetture cui ieri il romano Maxxi ha inaugurato una grande mostra, ma anche Pier Vittorio Tondelli e Romano Prodi. Mentre Ghirri operava da flâneur non tanto flaubertiano ma piuttosto salgariano compiendo “giri di massimo tre chilometri da casa”, fotografando naturalisticamente e programmaticamente un’Emilia immobile, nebbiosa, filtrata, lattiginosa, fuori si aggiravano gli anni Ottanta: Tondelli raccontava in Altri Libertini (1980) il vitalismo di corse a perdifiato con cinquecento truccate tra la via Emilia e il West e i tossici e le serate al Marabù di Reggio, e Vasco Rossi poco lontano a Zocca cantava “Sensazioni sensazioni sensazioni, sempre più forti. Non importa se la vita sarà breve, vogliamo godere! godere! godere!”.

A Parma, poco distante, Calisto Tanzi metteva su il suo Gioiellino con aerei privati per politici condiscendenti e la nostra futura Enron nostrana, facendosi poi fotografare con la Ferrari F40 in una già storica copertina di Capital sotto il ponte di Brooklyn. Romano Prodi era a capo dell’Iri, quando si facevano panettoni e auto di stato e qualcuno poteva permettersi però entrambi; e si eleggevano presidenti della Repubblica. Pietro Barilla sempre a Parma inventava l’epos della pasta italiana aspirazionale con Mercedes 560 che salivano su curve sinuose di ville senesi con sottofondo di Vangelis e non di Montepaschi.

Negli stessi anni fatali Ghirri invece si aggirava tra paesi di nome Rubiera, Campogalliano (importante svincolo industriale), Sassuolo, Formigine, Pomponesco, spigendosi a fotografare soggetti minimi: cipressi modenesi, botteghe modenesi con le loro insegne e le loro serrande, aperte e chiuse; persiane e tettoie di eternit a Marina di Ravenna; campetti di calcio; un Albergo Bersagliere di Boretto: anche molti interni, borghesi. Un biedermeier padano con il ritratto della madonna su letti da campagna, gemelli, e l’impianto della luce a treccia e la sua peretta (come nella Casa Cervi a Reggio Emilia). Tutto filtrato, dalla nebbia, da vetri smerigliati, foschia, riflessi di vetrine (non lontano, a Fontanellato, Paola Gonzaga in altri secoli si divertiva a spiare tra gli affreschi forse alchemici di Parmigianino cosa succedeva nella piazza). Anche una pompa di benzina, desolata: forse del tutto simile a quella in cui il giovane Bersani spendeva la sua giovinezza. Più a largo raggio, a Bologna, lo studio di Giorgio Morandi, le bottiglie di Giorgio Morandi; molti letti. Come quello minimalista e militare nello studio di Aldo Rossi, architetto che gli piaceva, autore del cimitero iconico di Modena. Ma anche le architetture, da camera: la tomba Brion di Carlo Scarpa, le case popolari di portoghesi a Trevigliano.

Quando Ghirri si imbatte in soggetti monumentali scatta subito il “foto-smontaggio”: la Sapienza piacentiniana di Roma è una moto parcheggiata sulle strisce deserte davanti alla città di travertino (dove oggi stanno accampati gli zingari). Il Colosseo è impallato da una siepe e da vasi di fiori. Capri viene fuori in scorci che sembra un po’ De Chirico e un po’ un lago italiano minore, magari d’Iseo. Poi molti giardini, sgarrupati, con rovine, a Rovereto, Ferrara, Formigine, Reggio Emilia, Versailles. C’è anche New York, con carcasse di auto vecchie e poca poesia; e invece un baretto di Porto Recanati che sembra Hopper. E un altro bar di Rimini a forma di macchina fotografica tipo Oldenburg. E c’è la villa brianzola di Macherio, vista di sguincio da un balconcino barocchetto dove forse oggi si aggirerà Veronica Lario forte della buonuscita. Ma poi si ritorna all’Emilia, al centro del Paese: San Polo d’Enza, Soragna, Castelfranco. Paesaggi composti, malinconici, solitari ma non tristi. C’è anche qualche circo abbandonato: ma non è condanna pasoliniana del benessere. È più una nostalgia istantanea: la periferia gentile emiliana rimaneva lì, sullo sfondo, con casoni e chiese nel nulla, e canali diritti e regge di provincia. Fuori, in città, c’era il boom, e ci speravamo tutti.

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