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La Grecia sarà il primo Paese al mondo a usare satelliti e AI per segnalare e tracciare gli incendi Il sistema sarà online entro la fine del 2026 al fianco delle squadre di pronto intervento che combattono gli incedi in un Paese che negli ultimi anni ha visto alcune delle stagioni di incendi più devastanti della sua storia recente.
Il Giappone ha deciso che il modo migliore per combattere l’overtourism è far pagare ai turisti il doppio per tutto Dal castello di Himeji ai bus di Kyoto, passando per onsen, musei e tasse di soggiorno, il Paese sta sperimentando ovunque un sistema di doppia tariffazione.
Per puro caso è stato ritrovato il diario di un sopravvissuto a Hiroshima, che adesso diventerà un libro e un film Scritto da Kiyoshi Tanimoto, rimasto per decenni negli archivi dell'università di Yale, adesso il diario diventa un libro e un film intitolati Hiroshima, 8:15.
In Messico c’è un vigilantes che dà la caccia ai ladri di biciclette, li cattura e li attacca con lo scotch ai pali stradali È successo a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco. Il vigilantes è stato ribattezzato da media e cittadini "il Batman messicano".
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera «Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.
I lefebvriani hanno il vizio di farsi scomunicare dalla Chiesa Cattolica per l’ordinazione di vescovi senza il permesso del Papa Era già successa la stessa identica cosa nel 1988, quando Marcel Lefebvre in persona fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Ora, Leone XIV è stato costretto alla stessa decisione.
Tom Verlaine dei Television aveva una collezione di 4 mila vinili e adesso quella collezione è in vendita I vinili del frontman dei Television si potranno acquistare sulla piattaforma Discogs oppure nel negozio di dischi Academy Recors, a Brooklyn.
Quest’anno il Glastonbury non ci sarà perché gli organizzatori vogliono far “riposare” il terreno sul quale si tiene il festival Lo chiamano anno di maggese, ce n'è uno ogni cinque edizioni del festival, serve a far ricrescere l'erba e a far brucare tranquille le mucche.

La guerra mondiale contro le minigonne

07 Febbraio 2014

L’ultima ad aver detto che le gonne troppo corte non sono adatte ad una rappresentante di punta della casa reale britannica è stata la Regina Elisabetta II: la sovrana avrebbe infatti imposto alla giovane – e molto popular – Kate Middleton un look più istituzionale. No a minigonne e abiti corti, sì a gonne lunghe. Kate (che prima di sposare il principe William era una commoner, quindi poco avvezza all’etichetta di corte, ma ha avuto poche cadute di stile) si è guadagnata spesso il favore dei media per aver indossato abiti non troppo pretenziosi, alternando sapientemente pezzi costosi (come il suo abito da sposa, firmato da Sarah Burton per Alexander McQueen) ad abiti low cost, di Zara per esempio: da ora in poi, cominciando dal prossimo viaggio istituzionale dei Duchi di Cambridge in Australia, dunque, niente minigonne per Kate Middleton. Il monito reale sembra aver avuto un impatto diretto sul mercato: il sito Fashionista.com ha pubblicato ieri la notizia che le vendite di gonne e abiti corti su eBay sarebbero scese del 30% a seguito della diffusione della notizia da parte dei media.

La crociata contro le minigonne non riguarda solo Buckingham Palace. Anzi. Non fosse per l’etichetta di corte, la Regina Elisabetta potrebbe non avere nulla in contrario: la patria delle gonne cortissime è stata proprio la Gran Bretagna che ha dato i natali a quella Mary Quant che viene indicata come l’inventrice del capo. E che dalla Regina ha anche ricevuto un riconoscimento ufficiale: è stata infatti insignita dell’Obe, sigla che sta per Officer of the British Emperor.

I paesi in cui si combatte una guerra aspra contro le gambe scoperte sono altri: l’Uganda, per esempio. Il divieto ad indossare la minigonna fa parte di un pacchetto-legge anti-pornografia approvato a dicembre 2013. A proporre questa misura è stato il ministro dell’etica e dell’integrità ugandese Simon Lokodo. Secondo lui «tutte le donne che indossano qualsiasi cosa sopra il ginocchio dovrebbero essere arrestate». Una proposta legislativa simile è stata formulata nel 2012 in Indonesia – al momento pare sia in fase di stallo – Paese fortemente musulmano: «Sapete come sono gli uomini. Un abbigliamento troppo provocatorio li spingerebbe a fare certe cose» aveva detto Marzuki Alle, speaker parlamentare a Jakarta, giustificando la proposta di messa al bando.

Tra i paesi “bacchettoni” più insospettabili anche la Corea del Sud: nonostante Seul venga considerata a tutti gli effetti uno dei fashion hub orientali dal potenziale più alto, una legge approvata a inizio 2013, infatti, prevede una sanzione economica per chi mostra troppo di sè in pubblico. La multa è l’equivalente di 45 dollari americani, ma l’iniziativa ha scatenato commenti e proteste soprattutto sui social network.

Nella foto: le minigonne di Mary Quant

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