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20:46 venerdì 6 marzo 2026
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

La globalizzazione sta finendo?

08 Aprile 2016

Su Quartz è apparso un articolo che analizza un trend socio-economico che sta caratterizzando i nostri tempi, partendo da una notizia di questi giorni: ieri un report di Reuters segnalava che l’Unione europea stava valutando se introdurre l’obbligo di un visto per i cittadini nordamericani che intendono visitare il continente. Per quanto la proposta sia di difficile realizzazione, oltre che intuitivamente controproducente, il sito scrive che la notizia segnala un «contraccolpo negativo molto reale alle dottrine pro-globalizzazione degli ultimi 25 anni».

Di recente il Wall Street Journal aveva sostenuto che le forze che costituiscono il motore primario della globalizzazione – il commercio internazionale in ascesa e la circolazione dei capitali – hanno subito una battuta d’arresto, principalmente per un fattore della globalizzazione che al momento sta dividendo l’opinione pubblica: la circolazione di persone. Tra le promesse del candidato alla Casa Bianca Donald Trump di costruire un muro impenetrabile al confine tra Stati Uniti e Messico e la crisi dei rifugiati in Europa, che in Germania ha costretto Angela Merkel a fare i conti con un calo di voti nelle ultime elezioni statali, le questioni legate all’immigrazione sono diventate la spina nel fianco del sistema globalizzato.

Da una parte il sentimento anti-immigrati, esasperato da atti terroristici come quelli di Parigi e Bruxelles, si basa su questioni non legate agli aspetti economici, come rilevato da diversi studi accademici. Dall’altra a pesare, scrive Quartz, è «l’incapacità della globalizzazione di produrre veri guadagni per la maggior parte della popolazione nelle nazioni ricche». Nel suo recente Global Inequality, l’ex economista della Banca mondiale Branko Milanovic sostiene che per quanto la globalizzazione abbia generato innegabili benefici, la maggior parte di questi ultimi sono ripartiti tra coloro che si trovavano alla base della piramide della distribuzione della ricchezza mondiale (chi ha sconfitto la povertà in Asia, ad esempio) e il famigerato 1% dei super-ricchi. Per gli altri, gli appartenenti a quel variegato insieme definito classe media, negli ultimi decenni ci sono stati «eccezionalmente pochi miglioramenti» nelle condizioni di vita.

quartz

Provando a tirare le fila della questione, Quartz dice che «a meno che la globalizzazione non inizi a restituire benefici reali e riconoscibili agli elettori delle nazioni ricche, la prossima generazione verosimilmente erediterà un mondo con molte più barriere».

Immagine: i vent’anni della caduta del muro di Berlino (Sean Gallup, Getty Images)
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