Polemiche ↓
16:51 venerdì 10 aprile 2026
Sabina Guzzanti ha pubblicato su YouTube il suo documentario sul centro sociale Spin Time di Roma Il film è uscito nel 2021, ma Guzzanti lo ha pubblicato adesso online perché vuole «far conoscere questa realtà prima che sia troppo tardi», cioè prima che arrivi lo sgombero.
Nei suoi primi 100 giorni da sindaco di New York, Mamdani ha fatto una cosa meglio di tutti i suoi predecessori: aggiustare le buche per strada Il sindaco ha appena sigillato la centomillesima buca della sua amministrazione, un traguardo raggiunto nei cento giorni dall'insediamento. E di cui va molto fiero.
I Nine Inch Nails hanno annunciato un nuovo album che uscirà tra neanche una settimana Si intitola Nine Inch Noize, uscirà il 17 aprile ed è l'ufficializzazione del trio Trent Reznor, Atticus Ross e Alexander Ridha, in arte Boys Noize.
Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.
Una ricercatrice è riuscita a completare la prima mappa dei nervi del clitoride E grazie a questa mappa si è scoperto che le informazioni che avevamo sul clitoride non solo erano pochissime ma in molti casi anche sbagliate.
Il governo pakistano si è inventato due giorni di festa nazionale per svuotare Islamabad ed evitare disordini durante il negoziato tra Usa e Iran La capitale al momento è deserta: per strada non c'è quasi nessuno, ci sono poliziotti e soldati ovunque, in attesa dell'arrivo delle delegazioni di Usa e Iran.
Per la prima volta in dieci anni non c’è neanche un film italiano in corsa per la Palma d’oro al Festival di Cannes Le ultime speranze riguardavano il nuovo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte. Che però, a quanto pare, non è ancora finito.
La tregua tra Usa e Iran prevederebbe un pedaggio di 2 milioni di dollari per ogni nave che passa per lo Stretto di Hormuz. Prima della guerra non c’era nessun pedaggio Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.

La geografia delle armi negli Usa

23 Luglio 2012

Dopo la strage di Aurora, monta ancora una volta il dibattito sulla diffusione delle armi negli Stati Uniti D’America – un classico, purtroppo. Tra i vari pro e contro, la sezione Cities dell’Atlantic ha pubblicato in questi giorni uno studio di Richard Florida originariamente realizzato in seguito alla sparatorio di Tucson, Arizona, del 2011.

Florida è co-fondatore e Editor at large di Atlantic Cities, nonché uno dei più important studiosi di urbanistica del mondo. I dati analizzati nel suo articolo sono stati redatti nel 2008 da Zara Matheson, ricercatrice del Martin Prosperity Insitute, e pur essendo riferiti al 2008 sono un’ottima cartina tornasole per capire qualcosa della contestata diffusione di pistole e affini negli Usa, e smontare qualche pregiudizio.

La mappa della Federazione, divisa per stati, evidenzia con una diversità di tonalità il numero di morti dovuti ad armi da fuoco ogni 100.000 abitanti. Si tratta di colpi accidentali, legittima difesa, crimini e omicidi, ma anche suicidi. La media degli Stati Uniti è di 10,3 morti ogni 100.000 individui, la stessa del Colorado. Lo stato più “sicuro” sono le Hawaii, con 3,1. Il fanalino di coda della graduatoria è invece l’Alaska, che sfiora i 21 morti. New York e New Jersey si attestano su un buon livello, con 5, ma anche in Louisiana e Mississipi si arriva a numeri che superano i 15.

Il grafico seguente invece mostra le correlazioni statistiche tra le morti da arma da fuoco e una gamma di profili psicologici, economici, sociali e politici.

Florida sottolinea come il disagio mentale non sia, nonostante il luogo comune, affatto associato con la violenza. Non ci sono, dice, elementi che fanno associare nemmeno un alto numero di persone affette da nevrosi con quella che chiama “gun violence”, e lo stesso discorso vale per il dato riguardante l’utilizzo di droghe.

I fattori di incidenza maggiori sono altri: la povertà in primis, seguita da un’economia dominata da lavori che necessitano una classe operaia. Anche l’elettorato incide, e nonostante sia da prendere con le pinze (non costituisce in alcun modo un assioma) il dato che distingue le morti negli stati “repubblicani” e in quelli “democratici” è significativo: un livello di +66 per i “rossi” e -66 per i “blu”.

(via The Atlantic Cities)

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