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12:15 sabato 7 marzo 2026
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

La fine del Guardian di carta?

Si parla (con smentita) di possibile chiusura dell'edizione cartacea del quotidiano. Aggiornamento del bollettino di guerra

17 Ottobre 2012

Se ne parla sempre tanto (troppo?) e ormai pure da tanto della fine dei giornali di carta come li abbiamo conosciuti.
Ognuno ha il suo punto di vista, molti lo cambiano in corsa, nessuno ha la verità in tasca o la capacità di prevedere il futuro (neanche i cosiddetti esperti: diffidatene, i giornali non sono scienza).
Il dato innegabile sono i conti economici fortemente in rosso dell’industria editoriale. Un segno meno gigantesco (che, a dirla tutta, riguarda tutta l’industria: carta, digitale e supporti vari ed è forse sul modello generale di business che andrebbe fatta una riflessione seria più che sui tagli verticali sui singoli supporti).
Sta di fatto che veri e propri bollettini di guerra si alternano a dati che, se letti nel giusto modo, confortano invece i più ottimisti sulla sopravvivenza di un certo di tipo di informazione cartacea.
La puntata di oggi è un retroscena sul Guardian.
Il direttore  Alan Rusbridger soltanto la settimana scorsa durante un dibattito al festival di Internazionale ha più o meno sostenuto che i tanti soldi che il suo giornale perde sono un investimento sulla ricerca del modello di giornalismo giusto per il futuro.
Ma a quanto scrive in queste ora la media editor del Telegraph, Katherine Rushton, il management del noto quotidiano liberal inglese non la pensa esattamente come il suo direttore e sta considerando seriamente di chiudere, in tempi relativamente stretti, l’edizione cartacea del Guardian, isolando di fatto Rusbridger, per concentrarsi sull’espansione digitale americana del giornale. Che questo eventualmente basti a sistemare le cose è tutto da vedere; che permetta di fare dei tagli sui costi è fuori discussione.
Qui l’articolo del Telegraph.

Aggiornamento: il Guardian smentisce tramite il blog di Greenslade.

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