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Una delle nuove differenze tra ricchi e poveri è il green divide, cioè la possibilità e facilità di accedere a zone verdi Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata su Nature Communications: meno del 15 per cento dei cittadini europei ha un accesso adeguato al verde. Nella situazione peggiore, ovviamente, ci sono i cittadini più poveri.
Al caso della “famiglia nel bosco” adesso si è aggiunto anche un film prima svelato e poi smentito nel giro di 24 ore I giornali hanno riportato di un accordo quasi fatto con Netflix. Accordo che è stato poi smentito dall'avvocata della famiglia e dalla stessa Netflix.
Un tizio ha registrato più di 10mila concerti di band leggendarie quando ancora non erano famose e ora sta mettendo tutta la sua collezione su Internet, disponibile gratuitamente per tutti Lui si chiama Aadam Jacobs, ha collezionato migliaia di bootleg di (tra gli altri) Nirvana, R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth e Björk. E adesso li metterà tutti online.
In realtà, quella tra Usa e Vaticano è una crisi diplomatica che prosegue da settimane e che va molto oltre gli insulti di Trump al Papa L'ultimo, delirante attacco di Trump a Papa Leone XIV è solo il capitolo finale di una crisi che va avanti da tempo, tra minacce velate e inviti ignorati.
La foto di Silvia Salis che gongola per il successo del dj set di Charlotte de Witte a Genova è diventata il meme del momento Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".
Su internet c’è una teoria secondo la quale Orbán ha perso le elezioni perché poco prima aveva incontrato JD Vance e JD Vance porta sfortuna È stato l'ultimo a incontrare Papa Francesco prima che morisse. Era lì mentre naufragava la trattativa tra Usa e Iran. Ed era stato anche in Ungheria a fare un comizio per Orbán. Sono tre indizi, cioè una prova.
Il presidente del Nepal Balen Shah, che è un ex rapper, ha scelto come suo Ministro degli Interni Sudan Gurung, che è un ex dj E il suo primo provvedimento è stato ordinare l'arresto del suo predecessore, liberato solo dopo 12 giorni di prigione e interrogatori.
Per la prima volta Kill Bill 1 e 2 tornano al cinema ma stavolta come un unico film lungo 281 minuti, senza tagli e con tante scene inedite Questa nuova versione si intitola Kill Bill: The Whole Bloody Affair e arriverà al cinema per una settimana soltanto, dal 28 maggio al 3 giugno.

La dignità e lo stipendio

Editoriale — Il caso Cassano e la rescissione dal Parma. Del perché pagare gli stipendi sia un dovere, che siano poche centinaia di euro o centinaia di migliaia.

27 Gennaio 2015

Fermiamoci al momento prima della rescissione del contratto tra Antonio Cassano e il Parma. Perché il dopo, con il calciomercato, con le ipotesi e con le suggestioni, ha fatto perdere i contatti con l’importanza della storia, con il suo valore simbolico.

Cassano è andato in panchina nella partita Parma-Cesena, non per scelta dell’allenatore, ma per imposizione della società, perché avrebbe oltraggiato e offeso il club chiedendo chiarimenti per i sette mesi di stipendi non pagati dal club. Qualcuno dice abbia cominciato la procedura di messa in mora. E per questo punito con l’esclusione dai titolari. Escluso per aver difeso un diritto suo e del resto della squadra. Perché da giocatore più importante parlava a nome di tutti. La risposta è stata indignata: il club, pur colpevole di non pagare gli stipendi, si è sentito vittima.
Conviene capirsi su chi ha ragione e chi ha torno, in questa storia. Se un club mi ingaggia a una certa cifra, qualsiasi essa sia, poi deve pagare. I giocatori sono lavoratori, sono professionisti. Strapagati in Serie A quindi per questo viziati. Sulla retorica della ricchezza dei calciatori s’è letto troppo, è una storiella che non convince più, perché i club non sono vittime, ma complici.

Si fa leva sull’invidia sociale, sulla facile indignazione popolare contro il ricco che in quanto ricco è stronzo.

Cassano era il giocatore più pagato del Parma e il sistema messo in piedi nelle scorse settimane è sembrato quello del “proprio tu? Ingrato”. Come a dire: guadagni 2.5 milioni a stagione, se resti 7 mesi senza stipendio non ti succede nulla, sei sempre un miliardario. Si fa leva sull’invidia sociale, sulla facile indignazione popolare contro il ricco che in quanto ricco è stronzo. È successo altre volte, succederà ancora fino a quando i club di calcio non saranno gestiti come aziende vere. Perché conviene ricordare, restando al caso Cassano, che il giocatore guadagnava quella cifra dopo una trattativa con il Parma. Se un club pensa che un calciatore valga meno semplicemente non deve offrire di più, se c’è un’altra società che gli dà quei soldi, il calciatore sceglierà quell’altra squadra. Se nessuno riterrà quell’ingaggio adeguato, il giocatore abbasserà le sue richieste. È banalmente mercato, è domanda/offerta. Ma nel momento in cui si stabilisce un ingaggio, allora si paga. Punto.

Anche perché un club riceve denari in quantità che neanche si potrebbe immaginare solo in virtù del fatto che partecipa a un grande show. La quota di diritti Tv ricevuta è un dono per il quale i club non dicono mai grazie abbastanza. Ricevono vagonate di milioni, ma ne spendono di più con operazioni scellerate, comprano giocatori che non possono permettersi poi se non hanno più soldi non li pagano. Allora scatta il ricatto morale: non ti pago e non lamentarti perché hai talmente tanti soldi che puoi stare senza stipendio. Se ti lamenti, ti sputtano.

Il problema sta a monte: bisogna finirla con club che vivono al di sopra delle loro possibilità, in A come in B o in Lega Pro.

Ovviamente il tifoso che vive con mille euro al mese s’indigna con il giocatore che rivendica il suo contratto da mille euro al minuto per giocare a pallone. Provate a leggere sui social network i giudizi su Cassano che rescinde: sembra lui il traditore. È l’inversione della realtà. Lo sleale è chi non paga, chi non rispetta i patti. Ma il problema sta a monte. Bisogna finirla con club che vivono al di sopra delle loro possibilità, in A come in B o in Lega Pro. Perché il caso Cassano è uno dei tanti. Clamoroso, ma purtroppo comune. Nella vecchia Serie C i club che non pagano sono decine e lì gli stipendi sono di poche migliaia di euro al mese. Ma il calciatore è privilegiato, no? È giovane, noto, ha donne, regali, va in Tv. Nel grande club come nel piccolo è un reuccio. Un reuccio creato proprio da chi poi però non gli paga lo stipendio: ti convinco a venire qui promettendoti denaro e poi se non ce l’ho non ti pago e ti faccio passare per la sanguisuga che vuole distruggere il club per egoismo, perché la ricchezza non basta mai.

Pagare lo stipendio, per quanto alto, è un atto di dignità. Non per il calciatore, per il club. È rispetto nei confronti dei tifosi che hanno fatto l’abbonamento e/o pagano il biglietto per vedere quei calciatori che hai abbindolato promettendogli ingaggi che non puoi onorare. Sette mesi di arretrati sono una vergogna, da qualunque punto lo si veda. E i giocatori sono vittime: se mettono in mora la società esercitano un diritto e basta. Se se ne vanno, rinunciando peraltro a una barca di soldi, sono dei signori.

Nell’immagine, Cassano al Tardini nel novembre 2014. Getty

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