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19:17 venerdì 3 luglio 2026
I produttori del film di Il mio anno di riposo e oblio hanno dovuto trovare una nuova regista perché Yorgos Lanthimos è stanco e non vuole più girarlo L'adattamento del romanzo di Ottessa Moshfegh sarà diretto da Rose Glass, la regista di Saint Maud e Love Lies Bleeding.
Per l’80esimo compleanno di Syd Barret uscirà un doppio album celebrativo in cui suoneranno anche David Gilmour e Nick Mason dei Pink Floyd Uscirà il il 9 ottobre e si intitolerà Clowns And Jugglers: The Songs Of Syd Barrett, parte di una grande festa in programma a Cambridge, la sua città natale.
In Cisgiordania è stato costruito un “archivio indistruttibile” per conservare, proteggere e tramandare in tutto il mondo la storia della Palestina È un progetto del Museo Palestinese di Birzeit: dentro ci sono mezzo milione di foto, documenti, diari, mappe, filmati e lettere, scaricabili da chiunque ed esponibili ovunque.
C’è un sito che usa le opere di Rothko per le previsioni del tempo Basta digitare il nome di una località qualsiasi del mondo perché un apposito algoritmo selezioni il dipinto dell’artista che meglio corrisponde alla luce e alla temperatura di quel momento.
In Cina è in vendita il primo robot per il supporto emotivo Si chiama U1, ha 88 motori per far sembrare reali i suoi movimenti, AI per imparare a conoscerti ed è progettato per diventare un compagno di vita.
A Hollywood sono convinti di aver già trovato (tra Reddit e YouTube, ovviamente) il prossimo Backrooms e il prossimo Obsession Due fenomeni internettiani come Siren Head e The Mandela Catalogue diventeranno film, confermando che YouTube è ormai per Hollywood un vivaio di registi
Un prete ortodosso greco ha fatto un album doom metal e Pitchfork gli ha dato un voto più alto di quelli dati ad Aphex Twin e Daft Punk Lui si chiama padre Dionysios Tabakis e l'album si intitola Paradise Metal. Voto su Pitchfork: 7.6, più di Discovery e Drukqs.
Una ricerca scientifica ha dimostrato che «nessun bambino sotto i due anni dovrebbe trascorrere regolarmente del tempo davanti allo schermo» È il dato, abbastanza inequivocabile, che emerge da una raccolta di 120 studi sulla questione in cui sono stati coinvolti 424 mila bambini.

La chioma compatta di Luigi Zanda e il centrismo tendenza sampietrino di Barbara Palombelli

Appunti per probabili e improbabili futuri Presidenti della Repubblica in ordine sparso, visto che se ne parla. Prima parte di un appuntamento fisso da qui alla fine del 2014. La nuova serie di Michele Masneri.

02 Dicembre 2014

Visto che se ne parla, iniziamo da oggi e fino alla fine dell’anno le quirinarie masneriane, schede e appunti su probabili e meno probabili aspiranti futuri Presidenti della Repubblica ad opera della penna di Michele Masneri, columnist di questo giornale. Dichiarazione: è un classico totonomi, quello che tutti fanno dicendo di non fare per carità, e come tale, nonostante si cerchi spesso di far credere il contrario, si nutre nulla di fatti e molto di fantasia. E allora tanto vale non darsi regole: outsider, quote rosa, quote pop, papabili, per nulla papabili. Verranno presentati a coppie, rigorosamente senza un criterio. Un divertissement, va da sé.

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LUIGI ZANDA
 
Uomo d’ordine. Luigi Enrico Zanda Loy, capogruppo Pd al rottamando Senato della Repubblica, settantadue anni, figlio di Efisio Zanda Loy, detto «il gelido», già prefetto di Nuoro e Genova, poi celebre capo della Polizia negli anni Settanta. Zanda figlio, detto invece «il cernia», per la chioma compatta, si laurea in legge e poi approda all’ufficio legale dell’Iri (per i più piccini, conglomerata pubblica che faceva politiche economiche, panettoni e automobili di Stato). Poi braccio destro di Francesco Cossiga al ministero degli Interni e poi a Palazzo Chigi durante il rapimento Moro (mentre Romano Prodi, secondo l’abusata leggenda, faceva le sedute spiritiche). Appartenente alla più misteriosa delle aristocrazie italiche, quella sarda, se avesse una gobba, avrebbe una scatola nera di tutto rispetto. Invece è molto diritto e distinto. Fa baciamani perfetti.

Ottimi rapporti con quel che resta dei salotti romani e col capitalismo più pensoso e progressista (è stato consigliere d’amministrazione e vicepresidente del gruppo Espresso, è stato l’unico politico a presenziare agli ottant’anni di Carlo De Benedetti, di cui è amico, nella deep Langa). Ottimi rapporti anche con Francesco Rutelli, che lo incaricò a presidente e ad della macchina del Giubileo. Ferocemente antiberlusconiano – è stato uno dei principali fautori del voto palese per la decadenza del Cav – è però renziano ante litteram, con una proposta di legge per la valutazione dei dipendenti pubblici, e recentemente si è schierato a favore dell’introduzione della responsabilità civile dei giudici.
Al bar del Senato mangia sobriamente al bancone, spesso piattini molto sobri di crescenza. Fino a pochi mesi fa abitante del romano rione Monti, poi trasferitosi al più normcore Corso Vittorio Emanuele. Ha una Panda come il sindaco Marino: ma non prende multe.

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BARBARA PALOMBELLI
 
Centrista, tendenza sampietrino. Sulla sua rubrica del Foglio (l’Osservatrice romana) si scaglia contro le pratiche segregazioniste del sindaco Marino, reo di deportare le auto fuori dal centro storico evocando antenati illustri scappati dal Tridente con le prime feroci pedonalizzazioni. Rivorrebbe la prima repubblica, piazza Navona con le auto, e forse anche il Papa re. Ha cominciato all’Europeo diretto da Mario Pirani, poi al Giornale, Panorama, Corriere e Repubblica. È stata licenziata da Domenica In dopo un articolo antipatizzante su Mastella. Cita spesso i suoi antenati, tra cui dei papi. Quando Rutelli era sindaco, le espropriò alcune terre di famiglia sull’Appia Antica. «Quando parlo con lei di Francesco Rutelli non so mai se sto parlando con la moglie o con la notista politica che da trent’anni conosce come le sue tasche il palazzo romano» scrive Bruno Vespa nel suo Donne di cuori. Come coi Clinton, si avrebbero «due presidenti al posto di uno». Ne soffrirebbe naturalmente Capalbio, a cui lo spostamento della coppia presidenziale alla tenuta di Castelporziano toglierebbe una delle presenze fisse dell’Ultima Spiaggia (lei in costume due pezzi e cappello ad ampie falde, lui in slippino sottile).

Ha detto a Claudio Sabelli Fioretti: «Facendo la giornalista sono entrata al Quirinale un miliardo e mezzo di volte. E se Dio vuole preferisco andare al cinema o a Trastevere. Quando mi dai un paio di jeans, una camicetta, un pezzo di pizza al taglio e un po’ di sole in una piazza di Roma, mi basta e mi avanza». Però già nel 2006 prese due voti per l’elezione al Quirinale (al terzo scrutinio). Ha un suo lato irregolare. Se «la politica italiana è la prosecuzione dei licei romani con altri mezzi» (copyright Andrea Minuz), lei ha fatto lo scientifico Righi, e non il classico Tasso («perché c’erano più maschi»). Dice: «Della destra mi piace la fiducia negli italiani. Una cosa che la sinistra sembra aver dimenticato»; e «mi piacciono i cattivi. Mi piaceva Craxi». È cavaliere al merito della Repubblica (su iniziativa di Francesco Cossiga). Da non sottovalutare la competenza giuridica assente in altre candidate, derivante dalla conduzione di Forum. Ha un alleato in Roberto D’Agostino («Sono affetto da palombellismo. È la mia ideologia politica, il cinismo romano – perché escludere, quando si può aggiungere? – l’andreottismo letta-letta, tra destra e sinistra, meglio il centro-tavola, la convinzione che qualsiasi problema si può risolvere attovagliati al Bolognese»). Ha quattro figli. Il primo scrive su Dagospia. Ha scritto che Renzi sembra Mariotto Segni. Purtroppo ha le Hogan.

Nell’immagine, un affresco di Palazzo Madama che ritrae il senato romano

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