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11:53 martedì 29 settembre 2026
Sulla Terra ci sono già talmente tanti data center che Google ha deciso di iniziare a costruirli nello spazio Si inizia con cinque, poi dieci, fino a ottanta. Una volta lassù, il data center resta in orbita fino a sei anni per poi disintegrarsi al rientro sulla Terra.
Margaret Atwood si è così appassionata all’ornitologia che ha donato 1 milione di dollari alla ricerca sugli uccelli Il suo contributo è anche un gesto d'amore nei confronti del compagno di una vita Graeme Gibson, anche lui romanziere e grande appassionato di birdwatching, morto nel 2019.
I registi e i produttori di Naza hanno deciso che il film si potrà vedere in streaming gratuitamente Dopo la distribuzione in sala, il film sarà disponibile per tutti sul sito del Guardian.
I detenuti di Bollate hanno fatto un album trap e rap interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere Si chiama 30 OP, è composto da 13 brani e ed è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.
C’è una mostra dei fashion artists Viktor&Rolf in 10 Corso Como chiamata Spectrum Dal 25 settembre al 22 novembre 2026, la Galleria di 10 Corso Como presenta «Spectrum», la prima personale italiana dedicata a Viktor&Rolf.
Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.
Il fatto che sempre più biblioteche permettano di prendere in prestito gli ebook sta portando a un calo delle vendite delle librerie Una ricerca sostiene che il prestito digitale fa diminuire gli acquisti soprattutto nelle prime settimane dopo l'uscita, quelle in cui si decide il destino commerciale di un libro.
El Niño ha causato delle piogge così intense da far sbocciare migliaia e migliaia di fiori nel deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi del mondo È un fenomeno chiamato "deserto fiorito": 15 ettari di deserto improvvisamente coperti di fiori bianchi, viola e gialli.

Kanye West e le ragazze Pon Pon

L'esordio parigino nella moda dell'artista americano, fra jet-set, endorsement sartoriali e donne ideali

06 Ottobre 2011

Una delle uscite topiche  è un abito effetto mummia creato da bende zippate. A fine show, tra le prime a complimentarsi in backstage, Silvia Venturini Fendi e figlia Delfina Delettrez. Il front row scottava sul suo cuore (molto) più degli sguardi attoniti per le stecche assorbite da una platea durante gli Ema.

Sul perché Kanye West fosse agitato alla presentazione della sua prima collezione donna entrata nel calendario della Paris Fashion Week primavera estate 2012, il motivo è molto chiaro: avremmo scoperto tutti la sua vera predisposizione. Quelle che sono in show, grazie anche a un cast stellare -con l’opening di Anjia Rubik che a Parigi di solito è la signora Balmain- sono le donne che West ama. Nessun eccesso da videoclip per il rapper Re Mida, che a Parigi lascia sfilare alcune delle sue confessioni, come se ammettesse serenamente a un muro di fashion editor (twitter add) che le donne che ama lui non sono quelle esibite in patinati show e video, ma altre, perse in un mix di femminilità non chiare e, spesso, come riporta fedelmente la sua collezione, con le idee confuse su quanto e come sedurre. Ma più che criticarlo la prima sensazione post show è quella di aver scovato l’album del liceo del 34enne miliardario ed essersi sorpresi per  i cerchiolini intorno a un certo tipo di ragazze, non proprio Pon Pon.

Eppure è solo una prima sensazione perché a freddo il debutto di Kanye West è un tripudio di quello che ama nella musica messo in chiave sartoriale, come suggerisce un sibillino (?) Tim Blankes nella sua review su Style.com:  ii ragazzo è bravo e s’impegna, manifestando un chiaro interesse per il lusso. Ma forse non sempre quello che indossa (Kanye) è riproducibile su algide pulzelle. Per esempio quello che vedremmo perfetto in un video di Shakira (o suo),  cioè code di volpe e canotte bianche divinate, il plus con cui Kanye riassume il suo bisogno di safari urbano – trend che non sfugge neppure a Sonia Rykiel (e da 30 anni) .  A New York si è mai vista una volpe? No ma non importa, Re Mida può permettersi di far uscire uno zaino da ranger interamente in pelliccia. Poi il sopravvento lo prende il suo passato da jet set ancora vivo e vegeto e allora la pelle diventa la seconda-pelle delle modelle, skinny neri e scolli profondi su seni non proprio da pin up ma da parisienne annoiate,  cioè le socialite di oggi.  E ancora una volta Kanye si porta l’attualità “da casa” ai riflettori.

Perché nell’immaginario album del college Kanye deve aver cerchiato anche questo: lascive parigine da primi anni del Baron di André e Olivier Zahm; così si spiegano le uscite con cortissimi no shorts e soprattuto pantaloni in cotone spalmato o in lucertola argentata, che sono un bell’omaggio alla quotidianità di Balmain quanto di Isabel Marant (entrambi made in France, un caso?). Quando poi West ci prende gusto, mette in disparte la pseudo timidezza del debutto e ci regala anche un mix tra colori pantone di Balenciaga su nudo a vista di Céline. E in mezzo? Il miracolo dell’abito accessoriato: pelle, tanta, zip, tantissime, scolli, incredibilmente tanti. A questo proposito, a metà strada tra realtà (dei suoi live+video) e sogno (couture) è il tubino iconico con scollo all’ombelico indossato da Eniko Mihalik, la modella il cui décolleté è fissa ispirazione testimoniata da Terry Richardson.

Ecco di che ha bisogno West per debuttare meno teso,  il jet-set. A Parigi si è soliti vedere una prima fila molto mirata, calibrata su uno snobismo ancora bello vivo, in cui i ruoli sono funzionali e le celebs ci sono ma con ragion d’essere. Per Kanye West avere in prima fila le sorelline Olsen ha più che senso (ma sono ancora attrici o più che alto buyer assetate e poi designer perditempo?), ma siccome è un cultore del bel costume (Jay-Z fa lo zarro lui il milord) tra i nomi attesi e presenti sul front c’è anche un ammirato maestro couture come Azzedine Alaïa. Forse per stima e rispetto, ma anche per curiosità visto che il rapper è stato appoggiato psicologicamente e manualmente dal team di maestri del Central Saint Martin.

Alcuni prestiti da Michael Kors (made in USa), rivisitazioni di Calvin Klein testate con la mano pesante, qualche squarcio per un nudo a vista “alla” Ackermann: non è per simpatia che definiremmo tutti questi nomi “ispirazioni” e non plagi (come invece ci verrebbe da sibilare per le ultime uscite di Chloé by neo designer Clare Waight Keller che gridano P-r-a-d-a), ma perché West voleva riassumere le sue donne. E se nel cantarlo può raggiungere picchi di sensualità diretta, qui ci mette più tempo e neanche sempre gli viene. E torna a sedurre come al liceo: meno cool ma con la timidezza che abbatte (anche) qualunque parigina stizzosa.

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