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La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.
I data server per l’intelligenza artificiale stanno diventando dei veri e propri disastri ambientali Consumano enormi quantità di energia, occupano sempre più suolo, inquinano molto e di lavoro ne danno poco. Eppure, se ne costruiscono sempre di più.
La Francia è diventato il primo Paese al mondo ad approvare l’uso della ketamina per curare le crisi suicidarie L'Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé ha datto la sua approvazione ufficiale: è la prima agenzia del farmaco al mondo a farlo.
Hanno fatto un film sul looksmaxxing e ovviamente è un body horror Prevedibilmente, è stato intitolato Looksmaxxing, è un cortometraggio e se ne può già vedere qualche scena nel trailer pubblicato su Instagram.
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».

K-pop

A un anno da "Gangnam Style", come se la passa la musica sudcoreana, quali sono le sue origini e cosa possiamo aspettarci dai nuovi esponenti del genere?

22 Luglio 2013

Se avete bisogno di un concentrato anni ’90 allora vi converrà guardare questa esibizione dei Seo Taiji & Boys del ’95. Dentro c’è tutto un decennio: i tre membri del gruppo in vestiti oversize, che alternano rap su basi techno e intermezzi industrial muovendosi come una boyband (inspiegabile l’assenza del sassofono di Mauro Repetto). È la perfetta sintesi del periodo storico-musicale in cui il trio è calato, e dentro cerca di collocare tutti i generi che lo caratterizza. Piccolo particolare: sono coreani.

I Seo Taiji sono considerati i precursori del K-Pop così per come lo conosciamo oggi: quel generone musicale nato in Corea del Sud che muta al variare delle influenze stilistiche occidentali e che ha vissuto fortune alterne dentro e fuori i confini nazionali, arrivando al massimo della sua vecchia espansione a coinvolgere il pubblico dei paesi limitrofi, prima di conoscere la ‘gloria’ imperitura di “Gangnam Style”. Non che non esistesse anche prima, una musica leggera coreana: i tre sono i primi a riprendere sfacciatamente lo stile da b-boy americano e fonderlo col pop intero, a portare quel mondo a Seul e a portare un po’ di Seul nel mondo prima di Internet.

In questo senso “Gangnam Style” ne è la più naturale evoluzione, nel parodiare neanche troppo ingenuo dei suoni dell’Ovest che orienta da allora la produzione K-Pop: a distanza di quasi 20 anni il fenomeno conosce nel 2012 la sua più deflagrante esplosione, quella che ha portato uno dei big della scena locale (PSY) a diventare il protagonista del video di YouTube più visto i tutti i tempi (più di un miliardo e 700mila visualizzazioni) con la hit più improbabile della storia del mainstream musicale (finora). Il fenomeno è quindi riuscito a varcare confini prima invalicabili e, a distanza di dodici mesi dal suo “anno zero”, in molti hanno cominciato a stendere i primi consuntivi sullo stato di salute del genere – quando non addirittura a farne benchmark di carattere economico o a essere indicato come personale guilty pleasure da Snoop Dogg in una Ama su Reddit.

A un anno da “Gangnam Style”, appunto, PSY ha portato a casa un altro mezzo miliardo di visualizzazioni col singolo “Gentlemen“, un brano techno-pop senza pretese con un video volutamente pieno di burle e blooper com’è nella natura (una delle tante) della navicella dell’Internet che lo ha spinto nel firmamento della musica pop mondiale, generando una sorta di corrente ascensionale che ha portato con sé, a traino, tutto il mercato locale (non a caso lo si trova spesso in video altrui, come a patrocinare la qualità del prodotto e a certificarne il successo). In questi ultimi mesi l’intero movimento K-Pop ha conosciuto un incremento delle visualizzazioni su YouTube di ben 7 miliardi, tre volte tanto il periodo pre-Gangnam. Il dato più notevole però è che la maggior parte di queste proviene ormai da fuori regione: in sostanza, l’Occidente ha scoperto il pop coreano e continua a cercarne nuovi esemplari. E l’Italia non è affatto immune al contagio.

Testimonianze di passione – quando non di vera e propria devozione – per il K-Pop risalgono almeno al 2010-2011, con tanto di gruppi che su Facebook promuovono iniziative «in onore di una causa» come il cosiddetto Progetto scuole «per allargare la conoscenza del K-Pop al resto d’Italia»: una task force dislocata fra licei e università impegnata nell’opera di persuasione e distribuzione di volantini che strillavano: “Attenzione: il K-Pop sta arrivando in Europa. Preparati all’invasione”. Stando a Wikipedia, i flash mob “Gangnam Style” di Roma e Milano sarebbero stati tra i cinque più partecipati al mondo (quanto se non più di quelli di Seul).

Ma chi sono i protagonisti di questa inattesa campagna di conquista? YouTube ha creato una playlist per aiutarci a capire cos’è e cosa sarà del K-Pop e del mondo dopo PSY. Gruppi e autori come Girls’ Generation, G-Dragon e Hyuna riescono a raggiungere e superare le 50 milioni di visualizzazioni: si tratta di video accomunati dall’appariscente presenza di gingilli dorati e ostentazione del lusso, il bling bling del rap americano e – comunque – l’onnipresente sensazione di guardare un video dalle atmosfere black girato in un negozio di giocattoli con ragazze bellissime (e tutte uguali) che si atteggiano da gangsta, parlano di gelati e portano il logo della Mercedes al collo.

Più che l’innocente imitazione delle pazze mode dell’Occidente sembra però di vedere in questi video la scientifica ricerca di un pattern della musica commerciale “oggi”, da riproporre per richiami in un video di pochi minuti che condensi lo zeitgeist del pop mondiale, esattamente come per i Seo Taiji & Boys di venti anni prima: c’è l’hip hop ma anche una specie di dubstep, la dance-pop alla Will.I.Am e la ballad costruita sugli schemi delle star adolescenziali in stile Disney, persino una versione coreana di M.I.A. – ossia la versione coreana di una tamil che riproduce modelli street occidentali contaminati da rievocazioni mediorientali (via alle contorsioni).

Se da un lato questi fotogrammi non nascondono un evidente sforzo di emulazione del resto della scena mondiale (o perlomeno di come essa giunge in Corea), allo stesso tempo le protagoniste dei video si muovono, ballano e vestono come nei più scontati e modesti sogni erotici dei ragazzi occidentali, con le collegiali dagli occhi a mandorla che guadano ingenue una nuvola di schiuma candida che – ops! – le sporcherà un pochino. Trovando così l’equilibrio giusto fra domanda interna, adeguamento al trend e rispetto dei grandi classici (il porno-soft orientale).

La tendenza alla riproduzione della cultura black, in particolare, giustifica pienamente l’uso del sostantivo “deriva”, a meno che i coreani non abbiano imparato a giocare a basket in strada a torso nudo stando molto attenti a non far finire il pallone sul cofano della Hummer placcata in oro (sospensori ovviamente saltellanti) parcheggiata dietro l’angolo – davanti alla quale le 2NE1 stanno chiaramente rappando su una versione downtempo di un qualsiasi brano di PSY. Ed è una deriva che si trova di recente altrove, in protagonisti come Miley Cyrus e l’improbabile twerking di “We Can’t Stop” (80 milioni di visualizzazioni), una raffigurazione esemplare di questa irrefrenabile e irritante tendenza.

Il meglio e il peggio degli stereotipi pop occidentali, reimpaginati e riproposti da stereotipi orientali in carne e bandana-del-ghetto per un pubblico navigato eppure curioso (in pratica: noi). Un’invasione che sembra quasi imminente e che ormai produce cloni, revisioni e prodotti assemblati  per un pubblico più vasto dei 50 milioni di coreani per i quali venivano pensati: ma quali sono i progetti di conquista di questi produttori della Corea del Sud, di queste prestigiosissime ragazze in tuta Adidas, cappellaccio con visiera e stemma personalizzato simile ai loghi dell’haute couture?

Soprattutto: cosa vogliono da noi? O meglio: e se alla fine, pensando a come il caso “Gangnam Style” è nato e a una platea in continua espansione, fossimo proprio noi a cercare loro? (altro che “Fine della Storia“).

Immagine: PSY canta “Gentleman” allo Stadio Olimpico di Roma, lo scorso aprile (Chung Sung-Jun / Getty Images)

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