Cose che succedono | Esteri

Il ministro degli esteri dell’Ecuador ha detto che ospitare Assange è costato un mare di soldi

L’arresto a sorpresa di Julian Assange, avvenuto ieri a Londra, ha provocato com’era prevedibile reazioni contrastanti, tra chi lo dipinge come un terrorista manipolato dai russi e chi come un paladino del free speech. Inquadrare il personaggio di Assange non è affatto semplice, tant’è che anche sul motivo di questa svolta c’è stata inizialmente molta confusione. Assange è stato infatti arrestato dalla polizia di Londra su richiesta del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, con l’accusa di aver di aver violato la Computer Fraud and Abuse Act (CFAA), e cioè la legge contro gli hacker e le violazioni informatiche approvata dal Congresso degli Stati Uniti nel 1986. In particolare, è sotto investigazione il rapporto che lo lega all’ex militare statunitense e oggi attivista Chelsea Manning, con la quale avrebbe hackerato i sistemi informatici governativi. Come scrive la Cnn, è molto probabile che presto si aggiungeranno altre accuse, ben più pesanti, contro di lui.

Intanto, il Ministro degli esteri ecuadoriano José Valencia ha dichiarato all’Assemblea nazionale dell’Ecuador che ospitare Assange all’interno dell’ambasciata londinese è costato moltissimi soldi. Per essere più specifici, dal 19 giugno 2012, giorno in cui gli è stato offerto rifugio diplomatico, al settembre 2018, l’Ecuador ha speso «più di 5,8 milioni di dollari in spese di sicurezza e circa 400.000 dollari in spese mediche, alimentari, di lavanderia e legali per Assange». Valencia ha poi aggiunto che l’ambasciata ha ridotto il budget per le spese di sicurezza nel 2018, facendole passare 1 milione di dollari l’anno a 600.000. Il Ministro ha anche rivelato altri particolari riguardanti la permanenza di Assange, sottolineando come la sua salute mentale e fisica, dopo sette anni, stesse rapidamente deteriorandosi e che trattenerlo ulteriormente avrebbe potuto peggiorarne le condizioni. Assange viene descritto come irascibile, aggressivo e con abitudini igieniche improprie, avrebbe anche guidato degli scooter e giocato a calcio all’interno dei locali dell’ambasciata, insultato il personale e usato gli altoparlanti alle due di notte.

Non solo: sempre stando alle dichiarazioni di Valencia, Assange avrebbe cercato di bloccare le telecamere di sicurezza e accusato il personale di spiarlo per conto degli Stati Uniti. Avrebbe anche installato delle sue macchine fotografiche non autorizzate e utilizzato un cellulare non registrato, rifiutato la password Wi-Fi che gli era stata fornita e mentito nella sua richiesta di cittadinanza. Ha aggiunto poi Valencia che nonostante lui dicesse di essere tenuto in isolamento, riceveva regolarmente ospiti: amici, parenti, giornalisti e personale di WikiLeaks.

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