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14:08 martedì 30 giugno 2026
Quella per trovare l’ombra, quella per cercare le fontanelle, quella per lamentarsi del caldo e tutte le app di cui abbiamo scoperto di avere un disperato bisogno per colpa dell’ondata di caldo E si chiamano rispettivamente shademaps.app, fontanelle.org e troppocaldo.it. Difficilmente potremo farne a meno nel futuro.
La Filmoteca Española, la Cineteca Nazionale italiana, la Cinémathèque Française e il Filmmuseum di Monaco lavoreranno assieme per ricostruire il leggendario Don Chisciotte di Orson Welles Un'"alleanza" per compiere un'impresa considerata impossibile: portare finalmente a termine il sogno che Welles inseguì per tutta la vita.
Mamdani è riuscito a bloccare per almeno un anno l’aumento dell’affitto di quasi metà delle case di New York «Una vittoria storica per gli inquilini di New York», così il sindaco ha commentato la decisione, ufficializzata dal voto del Rent Guidelines Board.
Dua Lipa ha aperto in Portogallo una biblioteca tutta dedicata a libri censurati o vietati Si chiama Manifesto Library e raccoglie cento libri, divisi in quattro sezioni: potere, controllo, voce e memoria.
Senza il “contributo” degli esseri umani l’ondata di caldo in Europa ci sarebbe stata lo stesso ma la temperatura sarebbe stata di almeno 3,5 gradi più bassa Lo dimostra una ricerca del World Weather Attribution, che ha analizzato i dati climatici di 854 città in 30 Paesi europei.
Per la prima volta nella sua storia Prada ha scelto un ambassador palestinese, il musicista Saint Levant Ovviamente, sui social è arrivata subito la polemica, accesa da un dettaglio nell'outfit dell'artista alla Fashion Week di Milano.
Gli influencer non potranno vedere L’Odissea in anteprima perché il distributore del film teme che le loro recensioni (anche e soprattutto quelle positive) lo danneggino A quanto pare, le recensioni degli influencer sono state un problema per Disclosure Day e Universal non vuole ripetere l'errore.
Senza neanche accorgersene, l’Italia ha compiuto uno dei più grandi sforzi di riforestazione di sempre ed è diventata ufficialmente una “nazione forestale” Per la prima volta dal Medioevo, sul territorio ci sono più foreste che campi agricoli, dice l'Unione nazionale comuni comunità enti montani.

Il documentario sulla più grande truffa letteraria di sempre

21 Luglio 2016

Author: The JT LeRoy Story è un documentario del regista Jeff Feuerzeig che uscirà in Gran Bretagna la settimana prossima. Racconta la storia di JT LeRoy, che è anche uno dei casi letterari più discussi e incredibili degli ultimi decenni: agli inizi dei Duemila l’autore americano, un ragazzo poco più che ventenne, aveva pubblicato Sarah e Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, due bestseller che attingevano a piene mani dal suo passato di abusi sessuali, inganni, droga, crimine e problemi in famiglia. Dal secondo Asia Argento ha tratto il suo omonimo film del 2004, presentato a Cannes in quello stesso anno.

Con la Argento, come con dozzine di altri personaggi dello spettacolo di caratura mondiale – da Madonna a Nancy Sinatra, da Winona Ryder a Lou Reed – “JT” aveva sviluppato rapporti intimi e corrispondenze private frequenti e continuative: «Gli voglio davvero bene, è un amico», diceva la stessa figlia del regista dell’horror nel 2005 parlando di uno dei volti più ambiti del panorama culturale di quegli anni. Eppure, nessuno sapeva veramente chi fosse JT (acronimo di “Jeremiah Terminator”, un nome evidentemente fittizio): certo, era lì di fronte a loro, con la sua lunga parrucca bionda, i suoi immancabili occhiali da sole e la sua timidezza ai limiti del patologico, ma non c’era una persona che lo conoscesse davvero.

Greenwich International Film Festival

Tra le altre cose, il celebrato autore (in quegli anni così famoso da essere tradotto in diversi Paesi) partecipava a letture e presentazioni con una certa Emily Frasier, una donna più attempata che vestiva in maniera eccentrica. Due inchieste uscite sul New York magazine e sul New York Times all’inizio del 2006 sono infine giunte alla verità: JT LeRoy, quello pubblico, era in realtà Savannah Knoop, una ragazza venticinquenne. Savannah a sua volta era sorella di Geoff, il compagno di una donna ebrea newyorkese di nome Laura Albert. La Albert, figlia di due insegnanti di Brooklyn, a fine anni Novanta si era trasferita a San Francisco coltivando il suo sogno di diventare una musicista, finendo però a lavorare in un linea di telefoni erotici.

Laura Albert, che da piccola aveva avuto un’infanzia difficoltosa fatta di violenze sessuali e disfunzioni alimentari, in quegli anni aveva sviluppato l’abitudine di chiamare i numeri di protezione dei minori con la voce tremante di un ragazzino, spesso cambiata in una gamma di personalità diverse, ognuna con la sua storia. Il grande autore JT LeRoy era nato così, su consiglio di un terapista che non aveva mai visto la persona a cui stava dando consulto psicologico: scrivi la tua esperienza, gli aveva detto.

Asia Argento e JT LeRoy

Da allora, quello dell’autore timido e introverso con l’accento della Virginia era diventato un brand: film, libri, presentazioni, comparsate e tutto ciò che si può immaginare. Un articolo apparso sul Guardian per l’uscita di Author: The JT LeRoy Story ripercorre le tappe principali del grande inganno portato avanti fino al 2006 da Geoff Knoop, sua sorella Savannah e Laura Albert, la vera autrice che «si nascondeva rimanendo bene in vista». Nel pezzo c’è anche molta aneddotica, come quella volta che l’attore Michael Pitt, amico di Gus Van Sant (che voleva girare un adattamento di Sarah), era finito a baciarsi in un parcheggio con “JT”, cioè Savannah, fortunatamente per quest’ultima senza scoprire la verità.

Nel documentario in uscita viene presentata la versione di Laura Albert, che di questa esperienza dice: «Ho scritto la storia di Jeremy e l’ho pubblicata come fiction, e chi ha avuto interesse a leggerlo ha avuto fra le mani un vero libro. Dalla rivelazione, ho preso contatti con sempre più persone che hanno capito il bisogno di nascondermi che percepivo, come avere qualcun altro ha liberato la mia voce». Il pezzo del Guardian che riprende la storia arriva a un interrogativo fondamentale: «C’è differenza tra la fiction “onesta” e quella “disonesta”?».

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