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Fatboy Slim ha fatto un dj set improvvisato e gratuito durante una manifestazione contro l’estrema destra a Brighton E ha commentato tutta la giornata così: «Never been more proud of my hometown. More disco, less fascism».
In Albania un milione di persone è sceso in piazza per protestare contro il resort di lusso di Jared Kushner, il genero di Trump I manifestanti, però, non si accontentano più di fermare la costruzione del resort: adesso vogliono le dimissioni di tutti coloro che hanno approvato il progetto.
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Lo smartworking riduce la socialità e rovina la salute mentale, secondo una delle più grandi ricerche di sempre sul lavoro da casa Quasi 600 mila lavoratori hanno preso parte alla ricerca e i risultati sono stati abbastanza incontrovertibili.

Jonathan Franzen ha fatto uno spot per Peta in cui se la prende di nuovo coi gatti

22 Marzo 2023

Qual è il maggior contributo di Jonathan Franzen alla storia della letteratura? Stando a Jonathan Franzen stesso, il fatto che moltissime persone, leggendo i suoi romanzi, hanno imparato che i gatti vanno tenuti chiusi in casa. Un messaggio che lo scrittore ha deciso di ribadire anche in uno spot per l’associazione americana Peta (People for Ethical Treatment of Animals) in cui spiega che i gatti vanno tenuti in casa perché sono «il pericolo numero uno» per gli animali preferiti di Franzen: gli uccelli (in un bellissimo pezzo del Guardian, lo scrittore aveva raccontato la sua passione per il birdwatching, spiegando che «le due cose che amo di più al mondo sono i romanzi e gli uccelli»). Se lasciati liberi di scorrazzare, i gatti arrivano a uccidere «tipo, tre o quattro uccelli al giorno», spiega nello spot Peta lo scrittore, per qualche motivo collegato in videochiamata dalla cucina di casa sua. Franzen poi si produce anche in un piuttosto goffo tentativo di smentire la sua fama di odiatore di gatti: vanno tenuti in casa, dice, perché se lasciati liberi rischiano di essere aggrediti da altri animali – i procioni, per esempio – e lui non può accettare l’idea di un mondo in cui ai lati delle strade si ammassino cadaveri di uccelli e pure di gatti.

Lo sforzo è apprezzabile, ma per molti resta difficile credere che Franzen sia sincero quando esprime la sua preoccupazioni per le sorti dei gatti. Parliamo pur sempre di uno scrittore che in un’intervista al Guardian del 2010 in cui discuteva dei temi toccati nel suo ultimo romanzo, Libertà, diceva che in esso non c’era traccia di attivismo politico di alcun tipo, tranne che in un brevissimo pezzo proprio alla fine del romanzo: «Una parte del libro in cui presento al lettore un gatto domestico, un cacciatore, che viene lasciato libero di girare all’esterno e passa il tempo a uccidere usignoli». Libertà è, appunto, il romanzo che i gattari di tutto il mondo portano sempre come prova per dimostrare l’odio anti-felino di Franzen: solo un odiatore di gatti avrebbe potuto immaginare un personaggio come Walter Berglund, il protagonista di Libertà, un uomo che «non aveva mai amato i gatti. Li considerava i sociopatici del regno animale, una specie addomesticata come male necessario per il controllo dei roditori e in seguito idolatrata, cosí come succede in quei paesi infelici che idolatrano il proprio esercito, che onorano le uniformi degli assassini come la gente che accarezza il bel pelo dei gatti perdonando loro le zanne e gli artigli. Nel muso di un gatto non aveva mai visto altro che affettata indifferenza ed egoismo; bastava stuzzicarlo con un topo giocattolo per capire cosa gli stesse davvero a cuore».

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