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13:02 venerdì 14 agosto 2026
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Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
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Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
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Jonathan Franzen ha fatto uno spot per Peta in cui se la prende di nuovo coi gatti

22 Marzo 2023

Qual è il maggior contributo di Jonathan Franzen alla storia della letteratura? Stando a Jonathan Franzen stesso, il fatto che moltissime persone, leggendo i suoi romanzi, hanno imparato che i gatti vanno tenuti chiusi in casa. Un messaggio che lo scrittore ha deciso di ribadire anche in uno spot per l’associazione americana Peta (People for Ethical Treatment of Animals) in cui spiega che i gatti vanno tenuti in casa perché sono «il pericolo numero uno» per gli animali preferiti di Franzen: gli uccelli (in un bellissimo pezzo del Guardian, lo scrittore aveva raccontato la sua passione per il birdwatching, spiegando che «le due cose che amo di più al mondo sono i romanzi e gli uccelli»). Se lasciati liberi di scorrazzare, i gatti arrivano a uccidere «tipo, tre o quattro uccelli al giorno», spiega nello spot Peta lo scrittore, per qualche motivo collegato in videochiamata dalla cucina di casa sua. Franzen poi si produce anche in un piuttosto goffo tentativo di smentire la sua fama di odiatore di gatti: vanno tenuti in casa, dice, perché se lasciati liberi rischiano di essere aggrediti da altri animali – i procioni, per esempio – e lui non può accettare l’idea di un mondo in cui ai lati delle strade si ammassino cadaveri di uccelli e pure di gatti.

Lo sforzo è apprezzabile, ma per molti resta difficile credere che Franzen sia sincero quando esprime la sua preoccupazioni per le sorti dei gatti. Parliamo pur sempre di uno scrittore che in un’intervista al Guardian del 2010 in cui discuteva dei temi toccati nel suo ultimo romanzo, Libertà, diceva che in esso non c’era traccia di attivismo politico di alcun tipo, tranne che in un brevissimo pezzo proprio alla fine del romanzo: «Una parte del libro in cui presento al lettore un gatto domestico, un cacciatore, che viene lasciato libero di girare all’esterno e passa il tempo a uccidere usignoli». Libertà è, appunto, il romanzo che i gattari di tutto il mondo portano sempre come prova per dimostrare l’odio anti-felino di Franzen: solo un odiatore di gatti avrebbe potuto immaginare un personaggio come Walter Berglund, il protagonista di Libertà, un uomo che «non aveva mai amato i gatti. Li considerava i sociopatici del regno animale, una specie addomesticata come male necessario per il controllo dei roditori e in seguito idolatrata, cosí come succede in quei paesi infelici che idolatrano il proprio esercito, che onorano le uniformi degli assassini come la gente che accarezza il bel pelo dei gatti perdonando loro le zanne e gli artigli. Nel muso di un gatto non aveva mai visto altro che affettata indifferenza ed egoismo; bastava stuzzicarlo con un topo giocattolo per capire cosa gli stesse davvero a cuore».

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