Hype ↓
20:13 martedì 19 maggio 2026
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.

Diventare John David Washington

L'attore di Tenet è protagonista, insieme a Zendaya, di Malcolm & Marie, su Netflix dal 5 febbraio. E qui riflette sul mestiere di attore e su come si costruisce la carriera di un "figlio di".

02 Febbraio 2021

Prima di essere un attore, John David Washington – nato a Los Angeles, classe 1984 – è stato uno sportivo: ha giocato a football, è arrivato a livelli altissimi, e poi si è infortunato. La sua vita è cambiata quando un tendine ha ceduto. Ha sentito prima lo strappo e poi il dolore, e ha immediatamente capito: è finita. In quel momento, è diventato un attore. Come ha raccontato spesso, era il suo sogno più grande. Ma c’era suo padre, Denzel, e c’era sua madre, Pauletta. Il cinema è sempre stato importante, per lui. Ha fatto parte della sua quotidianità. A sette anni, ha recitato in Malcolm X di Spike Lee: un ruolo piccolo, di pochi minuti; è uno dei bambini che urlano «Io sono Malcolm X!». 

Quando ha cominciato a recitare seriamente, John David l’ha fatto in segreto. Senza dire niente ai suoi genitori o alla sua famiglia. Ha lavorato duramente, e ha lavorato a lungo. E negli ultimi anni, dopo BlacKkKlansman (2018) e Tenet (2020), sta raccogliendo i primi frutti del successo. In Malcolm & Marie di Sam Levinson, disponibile su Netflix dal 5 febbraio, cambia ancora una volta registro. «Adoro questo tipo di storie, e adoro soprattutto i film scritti bene, che riescono a unire i generi, che fanno funzionare le parole. Volevo lavorare con Sam da molto tempo, e sono un grandissimo fan di Zendaya. Avevo paura di non poter lavorare più, dopo la pandemia. Questo è un film universale, che parla a tutti. Discutere, litigare, amarsi, perdersi: sono cose che possono succedere a chiunque. Malcolm & Marie non parla solo di un regista di colore e del modo in cui la critica lo accoglie; parla anche di quello che c’è dietro le quinte, della vita privata, dei continui conflitti con cui bisogna confrontarsi». 

Quello di Levinson è un film piccolo, compatto, costretto nella dimensione di una casa – come in Parasite, l’architettura gioca un ruolo fondamentale; e i piani e le inquadrature si alternano alle pareti, ai corridoi, alle scale. In Malcolm & Marie una villa enorme – per la cronaca: la casa è una casa vera; si chiama Caterpillar House e si trova in California, a Carmel – diventa gigantesca, infinita, stupenda. Il bianco e nero della fotografia di Marcell Rév mette in risalto angoli e spazi; e mette in risalto i protagonisti. 

John David Washington e Zendaya in “Malcolm & Marie”. Foto di Dominic Miller/Netflix © 2021

«Le persone non vogliono sentirsi catalogate, confinate in un riquadro preciso; non vogliono essere solo una cosa», dice John David. E un po’, forse, parla di sé stesso. «Se amano il loro lavoro, sono anche il loro lavoro. Faccio questo mestiere proprio perché mi piace poter essere più cose, poter interpretare più ruoli: una spia internazionale, un narcisista, un regista. Un giorno, forse, lavorerò anche in un cartoon». Il ruolo di Malcolm è, confessa, «un ruolo estremamente difficile. Perché è pieno di parole, di dialoghi, di monologhi. Ma questo è anche uno dei suoi punti di forza. Molte delle cose che ho dovuto dire sono cose vere, cose che conosco. In un certo senso, è stato più facile memorizzarle perché ci credevo». Streaming e cinema possono convivere, continua. «E c’è sicuramente una soluzione per questa rivalità. Facciamo tutti la stessa cosa: raccontiamo storie. Ed è importante, il nostro lavoro». 

Quando affronta il suo passato, John David non si nasconde. «Ci sono alcune cose che ho fatto quando giocavo a football di cui non sono particolarmente fiero. Ci penso spesso. Sono ricordi dolorosi. Ma allo stesso tempo sono grato di aver vissuto quelle esperienze: mi hanno reso l’uomo che sono oggi. Come attore, provo a partecipare ai progetti migliori. Forse, tra dieci anni, ci sarà un film di cui non sarò particolarmente felice. Ora come ora, però, sono soddisfatto». 

A un certo punto, nel film, Malcolm dice: “Nessuno di noi è orgoglioso di quello che ha fatto all’inizio della sua carriera”. «Ed è estremamente vero», commenta John David. «Secondo me, intende dire che non possiamo disperarci per quello che siamo e per quello che siamo stati; dobbiamo andare oltre, dobbiamo andare avanti. Chi lavora in questa industria è estremamente privilegiato. Perché è un privilegio poter interpretare un ruolo, dirigere un film, e raccontare una storia. Se ami qualcosa, devi fare di tutto per preservarla; e mentre ci provi, devi fare di tutto anche per preservare te stesso, quello che sei». 

Alla fine, il film di Levinson pone una domanda piuttosto chiara, e cioè: “Che cosa siamo disposti a fare per amore?”. «Non abbiamo bisogno di certe cose, di certi rapporti, di certi problemi; ma li vogliamo, e visto che li vogliamo dobbiamo essere pronti a tutto: dobbiamo essere consapevoli». E consapevoli, soprattutto, di chi siamo. «Anche quando giocavo a football, la stampa parlava di me come del figlio di Denzel Washington. E ogni cosa che facevo – ogni metro che guadagnavo, ogni punto che segnavo – era merito suo, in qualche modo. Sarò sempre suo figlio. Lo so, l’ho capito: e va bene così. Quando ero più giovane, volevo dimostrare il mio valore. Non solo ai giornalisti o all’industria, ma a tutti. Ora sono libero. Perché faccio quello che amo e sono quello che voglio essere».

In Malcolm & Marie si parla anche di critica e, in particolare, di critica cinematografica. «Una cosa non è buona solo se è politica, se analizza il sistema e la sua crisi; non è buona solo se ha un messaggio profondo. Una cosa può essere buona anche se racconta la vita di ogni giorno, se si affida ai suoi attori, se funziona. Come dice Malcolm, parliamo di autenticità perché non sappiamo più riconoscere il valore delle cose». Resta un’unica certezza: «Puoi fare bene il tuo lavoro, essere un genio nel tuo campo, senza doverti comportare come uno stronzo».

Articoli Suggeriti
Kolchoz di Emmanuel Carrére, non è mai troppo tardi per conoscere e perdonare i propri genitori

Il nuovo libro di Carrére inizia con la morte della madre. Da lì, lo scrittore parte per un viaggio all'indietro nel tempo, nel Novecento, fino alle origini della sua famiglia, tra Russia e Georgia, alla ricerca di verità e pace.

Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell

E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.